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Geopolitica e Politicavenerdì 19 giugno 2026

L’UE si spacca sul dialogo con Mosca: Costa rivendica il canale, Merz e Macron lo frenano

Il presidente del Consiglio europeo conferma i contatti con il Cremlino, ma l’iniziativa scatena uno scontro tra i leader sulla rappresentanza dell’Unione nei futuri negoziati.

La conferma, giunta il 19 giugno dallo stesso António Costa, che il suo ufficio ha avviato «brevi contatti diplomatici» con il Cremlino ha innescato una frattura profonda all’interno del Consiglio europeo. Secondo fonti diplomatiche di Bruxelles, il presidente del Consiglio ha difeso l’iniziativa come un atto preparatorio indispensabile: l’Unione, ha sostenuto, non può dipendere esclusivamente da altri per interpretare i messaggi russi e deve essere in grado di trasmettere direttamente a Mosca le proprie posizioni. Costa ha escluso qualsiasi ruolo di mediazione — «solo l’Ucraina può negoziare per l’Ucraina» — e ha descritto i contatti come privi di scambi negoziali, limitati a un livello tecnico-diplomatico. La mossa, tuttavia, è stata percepita da una parte dei governi come un’iniziativa non coordinata, che ha costretto Costa a fornire spiegazioni durante una sessione notturna del vertice.

La reazione più netta è venuta dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal presidente francese Emmanuel Macron, che secondo quanto emerso da più fonti diplomatiche hanno giudicato l’apertura del canale «un affronto» e «poco professionale», proprio perché non concordata con gli Stati membri. Nell’ottica di Parigi e Berlino, il formato appropriato per preparare un eventuale dialogo con la Russia è il gruppo E3 — Francia, Germania e Regno Unito — che già opera su richiesta esplicita di Kiev e che, a detta di Merz, riunisce i principali contributori militari al sostegno dell’Ucraina. I paesi baltici, la Danimarca e i Paesi Bassi hanno espresso riserve analoghe, sottolineando che al momento non vi sono segnali credibili di disponibilità russa a negoziare seriamente. Sul fronte opposto, Spagna, Irlanda, Italia e Austria hanno invece appoggiato Costa, ritenendo che il presidente del Consiglio europeo, in virtù dei trattati, sia il rappresentante naturale degli interessi dell’Unione e che disporre di un canale diretto con Mosca sia una precauzione legittima, non un passo verso trattative premature.

Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia è aperta al dialogo con le forze europee disposte a riprendere i contatti, ma ha respinto con durezza l’idea che si possa negoziare «da una posizione di forza e partendo dalla debolezza della Russia», definendola «l’errore più grande». Secondo Mosca, un approccio del genere — che attribuisce a incompetenza o disinformazione di parte dei leader europei — non porterà a risultati. La portavoce del ministero degli Esteri Marija Zacharova ha ironizzato sull’iniziativa di Costa, osservando che l’Unione dispone già di ambasciatori a Mosca. Il presidente Putin, ha ricordato Peskov, è pronto a colloqui purché siano privi di «prediche» e ultimatum, e ha indicato nell’ex cancelliere Gerhard Schröder un possibile interlocutore, ipotesi però respinta in ambito europeo.

La vicenda mette a nudo una questione istituzionale e politica che l’Unione non ha ancora risolto: chi parlerà a nome dell’Europa quando si apriranno negoziati sulla guerra in Ucraina. Mentre gli Stati Uniti, secondo analisti di Bruxelles, hanno rallentato la loro spinta diplomatica, l’UE cerca di ritagliarsi un ruolo, ma senza un mandato univoco. Il formato E3, allargato a Polonia e Italia in un prossimo incontro a Berlino, compete con la legittimità istituzionale del presidente del Consiglio europeo. Al momento, il dossier resta in una fase di stallo procedurale: nessuna decisione è stata presa sulla designazione di un rappresentante, e i leader hanno convenuto che è «troppo presto» per stabilire chi siederà al tavolo. Il Consiglio ha preso atto che non esistono ancora «segnali credibili» di una reale volontà russa di impegnarsi in negoziati, ma il lavoro preparatorio sui canali di comunicazione proseguirà, con l’obiettivo di non farsi trovare impreparati qualora le condizioni mutassero.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il Cremlino si dice pronto al dialogo con l'Europa, ma respinge qualsiasi ultimatum e critica l'approccio europeo basato sulla forza, definendolo un grave errore frutto di incompetenza o disinformazione. La logica del buon senso impone contatti per affrontare le numerose questioni complesse, ma Mosca non accetterà lezioni morali.

Stampa europea continentale
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L'iniziativa del presidente del Consiglio europeo Costa di aprire un canale diplomatico con Mosca ha scatenato forti tensioni con leader come Macron e Merz, contrari a un passo che anticipa il consenso dell'UE. La lotta per un ruolo nei futuri negoziati sull'Ucraina infiamma il vertice, mentre Costa rivendica l'autonomia dell'Europa nell'interpretare i messaggi russi.

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venerdì 19 giugno 2026

L’UE si spacca sul dialogo con Mosca: Costa rivendica il canale, Merz e Macron lo frenano

Il presidente del Consiglio europeo conferma i contatti con il Cremlino, ma l’iniziativa scatena uno scontro tra i leader sulla rappresentanza dell’Unione nei futuri negoziati.

La conferma, giunta il 19 giugno dallo stesso António Costa, che il suo ufficio ha avviato «brevi contatti diplomatici» con il Cremlino ha innescato una frattura profonda all’interno del Consiglio europeo. Secondo fonti diplomatiche di Bruxelles, il presidente del Consiglio ha difeso l’iniziativa come un atto preparatorio indispensabile: l’Unione, ha sostenuto, non può dipendere esclusivamente da altri per interpretare i messaggi russi e deve essere in grado di trasmettere direttamente a Mosca le proprie posizioni. Costa ha escluso qualsiasi ruolo di mediazione — «solo l’Ucraina può negoziare per l’Ucraina» — e ha descritto i contatti come privi di scambi negoziali, limitati a un livello tecnico-diplomatico. La mossa, tuttavia, è stata percepita da una parte dei governi come un’iniziativa non coordinata, che ha costretto Costa a fornire spiegazioni durante una sessione notturna del vertice.

La reazione più netta è venuta dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal presidente francese Emmanuel Macron, che secondo quanto emerso da più fonti diplomatiche hanno giudicato l’apertura del canale «un affronto» e «poco professionale», proprio perché non concordata con gli Stati membri. Nell’ottica di Parigi e Berlino, il formato appropriato per preparare un eventuale dialogo con la Russia è il gruppo E3 — Francia, Germania e Regno Unito — che già opera su richiesta esplicita di Kiev e che, a detta di Merz, riunisce i principali contributori militari al sostegno dell’Ucraina. I paesi baltici, la Danimarca e i Paesi Bassi hanno espresso riserve analoghe, sottolineando che al momento non vi sono segnali credibili di disponibilità russa a negoziare seriamente. Sul fronte opposto, Spagna, Irlanda, Italia e Austria hanno invece appoggiato Costa, ritenendo che il presidente del Consiglio europeo, in virtù dei trattati, sia il rappresentante naturale degli interessi dell’Unione e che disporre di un canale diretto con Mosca sia una precauzione legittima, non un passo verso trattative premature.

Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia è aperta al dialogo con le forze europee disposte a riprendere i contatti, ma ha respinto con durezza l’idea che si possa negoziare «da una posizione di forza e partendo dalla debolezza della Russia», definendola «l’errore più grande». Secondo Mosca, un approccio del genere — che attribuisce a incompetenza o disinformazione di parte dei leader europei — non porterà a risultati. La portavoce del ministero degli Esteri Marija Zacharova ha ironizzato sull’iniziativa di Costa, osservando che l’Unione dispone già di ambasciatori a Mosca. Il presidente Putin, ha ricordato Peskov, è pronto a colloqui purché siano privi di «prediche» e ultimatum, e ha indicato nell’ex cancelliere Gerhard Schröder un possibile interlocutore, ipotesi però respinta in ambito europeo.

La vicenda mette a nudo una questione istituzionale e politica che l’Unione non ha ancora risolto: chi parlerà a nome dell’Europa quando si apriranno negoziati sulla guerra in Ucraina. Mentre gli Stati Uniti, secondo analisti di Bruxelles, hanno rallentato la loro spinta diplomatica, l’UE cerca di ritagliarsi un ruolo, ma senza un mandato univoco. Il formato E3, allargato a Polonia e Italia in un prossimo incontro a Berlino, compete con la legittimità istituzionale del presidente del Consiglio europeo. Al momento, il dossier resta in una fase di stallo procedurale: nessuna decisione è stata presa sulla designazione di un rappresentante, e i leader hanno convenuto che è «troppo presto» per stabilire chi siederà al tavolo. Il Consiglio ha preso atto che non esistono ancora «segnali credibili» di una reale volontà russa di impegnarsi in negoziati, ma il lavoro preparatorio sui canali di comunicazione proseguirà, con l’obiettivo di non farsi trovare impreparati qualora le condizioni mutassero.

Divergenza delle fonti

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23%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Critico87%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

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Stampa russa e CSI
scetticismopragmatismoironia

Il Cremlino si dice pronto al dialogo con l'Europa, ma respinge qualsiasi ultimatum e critica l'approccio europeo basato sulla forza, definendolo un grave errore frutto di incompetenza o disinformazione. La logica del buon senso impone contatti per affrontare le numerose questioni complesse, ma Mosca non accetterà lezioni morali.

Stampa europea continentale
allarmeurgenzascetticismo

L'iniziativa del presidente del Consiglio europeo Costa di aprire un canale diplomatico con Mosca ha scatenato forti tensioni con leader come Macron e Merz, contrari a un passo che anticipa il consenso dell'UE. La lotta per un ruolo nei futuri negoziati sull'Ucraina infiamma il vertice, mentre Costa rivendica l'autonomia dell'Europa nell'interpretare i messaggi russi.

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