
L’Iran minaccia di chiudere Hormuz: lo scontro con Israele congela l’intesa con gli Usa
Teheran accusa Washington di non aver fermato gli attacchi di Israele in Libano, violando la prima clausola del memorandum d’intesa; il passaggio strategico sarebbe bloccato, ma il Centcom smentisce.
Sabato il comando operativo centrale iraniano «Khatam al‑Anbiya» e la Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz a ogni tipo di navigazione. La misura – descritta come «primo passo di ritorsione» – è motivata da quelle che Teheran definisce «violazioni continue» della tregua in Libano da parte di Israele e dal mancato rispetto, da parte americana, del primo punto del memorandum d’intesa che imponeva un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti. Mentre la Marina delle guardie rivoluzionarie diffondeva un avviso ai naviganti intimando di non avvicinarsi allo stretto, il Comando centrale americano (Centcom) dichiarava il passaggio regolarmente aperto: in giornata, secondo il Pentagono, 55 navi mercantili avrebbero trasportato oltre 17 milioni di barili di petrolio verso i mercati globali.
Secondo fonti iraniane, il documento firmato a distanza dal presidente Pezeshkian e dall’ex presidente Trump due settimane fa prevedeva uno scambio preciso: fine delle ostilità su tutti i fronti (Libano incluso), riapertura dello Stretto, revoca del blocco navale statunitense sui porti della Repubblica islamica e avvio di un negoziato di sessanta giorni per un accordo definitivo su nucleare, sanzioni e fondi congelati. La cancellazione dell’incontro tecnico in Svizzera programmato per venerdì e l’inasprimento dei combattimenti nel Libano meridionale hanno incrinato l’impianto prima ancora che le delegazioni sedessero al tavolo. L’Iran accusa Washington di non aver fermato le incursioni israeliane, costate nelle ultime ore 16 morti nella sola regione di Nabatiyeh, e di non aver ottenuto il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano; Hezbollah, da parte sua, rivendica il diritto di «respingere l’occupazione» e di reagire a ogni nuova avanzata.
La risposta di Centcom – «le nostre forze rimangono vigili per garantire il rispetto di tutti gli aspetti dell’intesa» – tradisce l’ambiguità di un meccanismo in cui il rispetto della tregua libanese dipende più dalla capacità americana di contenerne le violazioni che non dalla disciplina dei contraenti locali. Il vicepresidente Vance, in un intervento a Fox News, ha negato l’esistenza di «prove di una chiusura effettiva» dello stretto, smarcandosi di fatto dalla retorica della minaccia. La frizione si iscrive in una fase delicata: il riavvicinamento tra Teheran e Washington aveva già innescato aspettative di un allentamento delle sanzioni e di un parziale rimpatrio di asset congelati – fino a 6 miliardi di dollari in banche qatariote – che ora rischiano di dissolversi.
Per l’Italia e l’Europa, Hormuz è l’imbuto energetico più sensibile del pianeta: un quinto del greggio consumato nel mondo transita da queste acque, e una perturbazione prolungata si tradurrebbe immediatamente in un’impennata dei prezzi dei carburanti e in strozzature per le raffinerie mediterranee già provate dalla volatilità degli approvvigionamenti. Bruxelles segue la vicenda con allarme, consapevole che la tenuta del cessate il fuoco in Libano è ormai condizione necessaria non solo per la stabilità regionale ma anche per la credibilità del formato negoziale. La delegazione iraniana è attesa a breve in Svizzera per «esigere l’attuazione degli impegni» della controparte; il destino dell’accordo dipenderà dalla capacità di fermare l’escalation sul terreno, mentre le diplomazie lavorano per riportare le parti a un’intesa che appare oggi fragile quanto indispensabile.
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L'Iran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz come prima mossa di ritorsione contro la violazione degli accordi da parte americana e i continui attacchi israeliani in Libano. Si avverte che ulteriori azioni seguiranno se le aggressioni non cesseranno.
La chiusura è presentata come conseguenza delle promesse infrante dell'America e dei brutali attacchi israeliani nel Libano meridionale. La mossa iraniana è vista come una risposta inevitabile alle stragi e allo sfollamento dei civili libanesi.
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