
Israele bombarda il sud del Libano nonostante la tregua: a rischio l'intesa Usa-Iran
Raid aerei e droni colpiscono la regione di Nabatiyeh poche ore dopo l'annuncio del cessate il fuoco, mentre Washington e Teheran rinviano i colloqui in Svizzera.
Nella notte tra venerdì e sabato, nonostante un cessate il fuoco mediato da Stati Uniti e Qatar e annunciato il giorno prima, le forze israeliane hanno condotto raid aerei e attacchi con droni su decine di obiettivi nel sud del Libano, causando almeno dieci vittime, secondo fonti libanesi. L'aviazione ha colpito in particolare la regione di Nabatiyeh, distruggendo edifici residenziali e innescando lo sgombero di macerie da cui si teme di estrarre altri corpi. L'esercito israeliano ha giustificato l'azione come risposta al lancio di oltre cinquanta proiettili da parte di Hezbollah contro le proprie truppe schierate nel sud del Paese; Hezbollah ha negato ogni responsabilità, accusando Israele di fabbricare pretesti per violare la tregua e di aver ripreso le ostilità con raid che hanno colpito anche un soldato libanese.
Le posizioni restano divaricate. Secondo l'ottica israeliana, il cessate il fuoco è condizionato al pieno rispetto da parte del movimento sciita e non pregiudica la permanenza delle truppe nella cosiddetta "zona di sicurezza" – circa il 5% del territorio libanese occupato durante l'invasione di mesi fa – finché permarrà la minaccia. Fonti vicine al governo di Beirut e al partito di Dio sostengono invece che la resistenza è legittima fintanto che Israele manterrà forze in Libano, e puntano il dito contro quella che descrivono come un'aggressione continua. Analisti regionali osservano che la dialettica tra i due attori replica lo schema fallimentare del cessate il fuoco di aprile, mai decollato per via di reciproche violazioni, e che oggi rischia di seppellire la ben più ambiziosa intesa provvisoria siglata tra Washington e Teheran.
L'accordo quadro in quattordici punti, annunciato dalla Casa Bianca e dalla guida suprema iraniana, impegna tutte le parti e i loro alleati a fermare le operazioni militari su ogni fronte, compreso quello libanese, e a riaprire lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per gli approvvigionamenti energetici globali. Ma Israele, che non ha partecipato ai negoziati, considera l'intesa come non vincolante per le proprie operazioni, mentre l'Iran ha avvertito che eventuali raid israeliani in Libano costituiranno una violazione degli impegni americani. Di conseguenza, i colloqui tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran, attesi in Svizzera per dare sostanza all'accordo, sono stati rinviati sine die, mentre il rappresentante speciale Witkoff tenta di ricucire lo strappo.
Per l'Europa e l'Italia, il deterioramento del quadro libanese ha ricadute concrete: l'instabilità nel Mediterraneo orientale mette a rischio le rotte energetiche e la sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio, proprio in una fase di mercato già tesa. Inoltre, il prolungarsi dei combattimenti potrebbe alimentare nuovi flussi migratori verso le coste italiane e rendere più precaria la missione Unifil, a cui Roma contribuisce con uno dei contingenti più numerosi. Sul fronte diplomatico, resta in calendario per martedì il quinto round di colloqui diretti tra Israele e Libano a Washington, ma il clima di sfiducia reciproca e le violenze sul terreno rendono incerta ogni prospettiva di de-escalation.
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Gli attacchi israeliani hanno colpito postazioni di Hezbollah in risposta al lancio di proiettili, nonostante il cessate il fuoco appena annunciato. L'esercito ha agito per difendere le comunità del nord, mentre le continue provocazioni di Hezbollah minacciano la fragile tregua. L'accordo USA-Iran rimane incerto mentre entrambe le parti si accusano reciprocamente di violazioni.
Appena poche ore dopo l'annuncio di un cessate il fuoco, Israele ha lanciato attacchi aerei che hanno ucciso almeno 10 persone, inclusi bambini, nel sud del Libano. La violenza minaccia l'accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Hezbollah ha dichiarato che non permetterà a Israele di avere libertà di movimento, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione.
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