
La falsa morte del padre di Messi in diretta: cronaca di un errore che ha scosso l’Argentina
Un annuncio infondato durante una trasmissione streaming ha innescato dimissioni, scuse pubbliche e un dibattito globale sulla responsabilità dei media, mentre la famiglia chiedeva umanità.
Jorge Messi era ricoverato in una clinica di Buenos Aires quando, giovedì sera, ha alzato lo sguardo verso lo schermo e ha mormorato: «Qué quilombo que armé». Stava guardando, insieme alla moglie Celia, il programma di Ángel de Brito, e osservava con un sorriso amaro il vortice che aveva travolto l’Argentina dopo che una conduttrice aveva annunciato in diretta la sua morte. In quella stanza d’ospedale, il padre del calciatore più famoso del mondo è diventato, suo malgrado, il testimone silenzioso di un cortocircuito mediatico che ha rivelato la fragilità del nuovo ecosistema dell’informazione.
L’errore era esploso poche ore prima su Luzu TV, canale di streaming che compete con le emittenti tradizionali per il pubblico giovane. Durante «El Show del Verano», Florencia Peña ha interrotto la trasmissione e, con voce grave, ha comunicato: «Non vorrei darvi una brutta notizia, ma il padre di Messi è appena morto». L’informazione, infondata, le era stata passata via auricolare dalla produzione come se fosse verificata. In studio è calato il gelo, mentre sui social la notizia rimbalzava in pochi minuti, costringendo la famiglia Messi a diffondere un comunicato ufficiale: Jorge era vivo, sotto controllo medico e in via di miglioramento. La famiglia parlò di «mancanza di sensibilità, rispetto e scrupoli» e chiese «responsabilità, prudenza e umanità».
La reazione è stata immediata e ha varcato i confini. La stampa britannica, dal Daily Mail al Guardian, ha descritto le scuse di Peña come «umilianti» e ha puntato il dito contro l’assenza di verifica. Negli Stati Uniti, NBC News e New York Post hanno sottolineato le dimissioni della conduttrice e il licenziamento dei produttori, mentre in Brasile e in Italia il caso è stato letto come un sintomo della precarietà del giornalismo in diretta. Il presidente argentino Javier Milei è intervenuto con un tweet durissimo, definendo Peña «una pettegola meschina» e sostenendo che «chi attacca Messi attacca tutto il Paese». All’interno del mondo dello streaming, Migue Granados, conduttore del canale rivale Olga, ha scelto la cautela, ma ha ammesso che episodi simili «danneggiano tutti, perché quando succede una cosa del genere ne risente l’intera industria». Il figlio di Peña, Juan Otero, ha invece denunciato una «violenza massiva» legata, a suo dire, al fatto che sua madre è «una donna libera, femminista e sicura di sé».
Poi, nel rumore, è affiorato un gesto di ricomposizione privata. Secondo quanto rivelato dalla giornalista Yanina Latorre, Celia Cuccittini ha risposto al messaggio di scuse che Peña le aveva inviato: ha accettato il perdono, ha detto di sapere che non c’era malafede e ha aggiunto che, pur non essendo amiche, la rispetta e la ammira. «Spero che possiamo prendere un caffè insieme», avrebbe scritto. Un invito che, nella sua semplicità, ha spostato l’epilogo della vicenda dal fragore degli studi televisivi alla quiete possibile di un incontro tra due donne, mentre Antonela Roccuzzo, con un silenzioso unfollow su Instagram, prendeva le distanze dal canale e il viaggio della famiglia Peña al Mondiale veniva cancellato. Resta, sospesa, la domanda su quanto sia sottile, nell’era dello streaming, la linea che separa la velocità dalla verifica.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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In Argentina, l'errore in diretta sulla presunta morte del padre di Messi ha scatenato una bufera mediatica. La conduttrice si è dimessa, ma il canale difende l'accaduto come un errore umano senza malizia, mentre il figlio della presentatrice denuncia una persecuzione mediatica. Lo scandalo mette in luce la fragilità dell'informazione in tempo reale e il linciaggio digitale.
Una conduttrice televisiva argentina si è dimessa dopo aver annunciato falsamente la morte del padre di Messi. Ha attribuito l'errore a informazioni non verificate passatele in cuffia. La vicenda è stata riportata come un caso di disinformazione in diretta, senza approfondire le reazioni locali.
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