
Crimea a secco: Mosca sospende il carburante ai civili dopo i raid ucraini
Le autorità russe limitano le vendite di benzina ai soli enti statali, mentre Kiev rivendica i colpi alla logistica energetica come ‘sanzioni a lungo raggio’.
La mattina di domenica 21 giugno, su ordine del governatore filorusso Sergej Aksënov, tutte le stazioni di servizio della Crimea occupata hanno cessato di vendere carburante a privati e aziende non statali, trattenendo le forniture esclusivamente per gli enti governativi che garantiscono «funzionamento e sicurezza». La decisione è maturata a poche ore da un attacco ucraino con droni che ha colpito un deposito petrolifero a Kerč e un traghetto nello stretto omonimo, uccidendo cinque persone e ferendone quasi trenta. A Sebastopoli, il governatore Mikhail Razvožaev ha annunciato restrizioni temporanee ancora più ampie: manifestazioni pubbliche annullate, trasporto urbano ridotto alla fascia diurna, orari dei supermercati accorciati e spegnimento dell’illuminazione stradale.
Secondo Kiev, l’operazione rientra in una campagna sistematica di «sanzioni a lungo raggio» contro l’infrastruttura energetica russa. Il presidente Volodymyr Zelensky ha elencato su X gli obiettivi: la logistica militare degli occupanti, l’industria petrolifera e la difesa aerea, compresi quattro radar di sistemi S-400 e due Pantsir. Il ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, aveva già descritto l’intento di «trasformare la Crimea in un’isola», isolandola dalla «grande terra» russa attraverso l’interruzione delle vie di rifornimento. Fonti militari ucraine confermano l’uso di droni a medio e lungo raggio, prodotti internamente, che da maggio hanno documentato circa centocinquanta attacchi contro autocisterne e convogli, rendendo di fatto impraticabili alcune arterie stradali.
La sospensione delle vendite aggrava una crisi energetica che da settimane attanaglia la penisola, dove già a fine maggio era stato introdotto un razionamento a venti litri settimanali e un sistema di tagliandi presto esaurito. La Crimea, annessa da Mosca nel 2014, dipende quasi interamente dai flussi terrestri e marittimi dalla Russia meridionale; i bombardamenti ucraini hanno progressivamente messo fuori uso le navi traghetto destinate al trasporto ferroviario e costretto alla chiusura temporanea dei ponti. Parallelamente, danni alla rete elettrica hanno causato distacchi parziali nelle zone nord-occidentali, centrali e costiere, con ripercussioni sull’erogazione idrica. Secondo analisti europei, la strategia di Kiev – che ha sottratto in maggio circa un terzo della capacità di raffinazione russa – punta a prosciugare le risorse con cui il Cremlino finanzia lo sforzo bellico, colpendo al contempo il turismo estivo in una regione considerata vitale per il consenso interno.
L’amministrazione prorussa ha annunciato che le misure resteranno in vigore a tempo indeterminato e che ulteriori decisioni sul mercato dei carburanti verranno comunicate successivamente. A Sebastopoli le limitazioni scatteranno il 22 giugno «fino a nuovo ordine». La crisi logistica si inserisce in una fase di stallo dei negoziati, con Mosca che ha respinto la richiesta di colloqui diretti avanzata da Zelensky all’inizio di giugno. Gli osservatori europei sottolineano come la paralisi della penisola possa incidere sugli equilibri energetici regionali, mentre l’industria petrolifera russa tenta di riorganizzare le rotte di approvvigionamento. Al momento, il destino immediato della Crimea resta appeso alla tenuta delle sue reti elettriche e alla capacità di Kiev di mantenere la pressione con nuovi raid.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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The coverage highlights civilian casualties from Ukrainian drone strikes on Crimea and the ensuing fuel shortage, with gas stations halting sales to the public. It portrays the attack as part of an intensified Ukrainian campaign to disrupt Russian supply lines.
The coverage frames the Ukrainian strike on Kerch port as a significant blow to Russian logistics, with civilian casualties. Some outlets highlight it as a justified response to Russian brutality, while others focus on the broader escalation of hostilities.
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