
L’intesa trilaterale di Washington tra Libano e Israele: Hezbollah la dichiara «inesistente»
L’accordo quadro, mediato dagli Stati Uniti, subordina il ritiro israeliano al disarmo dei gruppi armati non statali, scatenando il rifiuto del Partito di Dio e il monito dell’esercito libanese contro il disordine interno.
Venerdì 27 giugno 2026, a Washington, i rappresentanti del governo libanese e di Israele hanno firmato un’intesa quadro trilaterale con la mediazione diretta del segretario di Stato americano Marco Rubio. Il testo, frutto di diversi cicli di negoziati diretti, fissa l’obiettivo di una pace duratura e del pieno ripristino della sovranità libanese, stabilendo un meccanismo sequenziale: l’esercito di Beirut assumerà progressivamente il controllo effettivo dell’intero territorio nazionale, a partire da due «zone pilota» nel sud, dopo la verifica del disarmo e dello smantellamento delle infrastrutture dei gruppi armati non statali – un riferimento esplicito a Hezbollah. Solo a quel punto scatterà il ridispiegamento graduale delle forze israeliane oltre confine, mentre una cellula di coordinamento militare congiunta, con la partecipazione statunitense, vigilerà sull’attuazione.
Secondo fonti israeliane, il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno descritto l’accordo come un «evento storico» e un «colpo strategico all’asse iraniano», capace di ridisegnare dopo decenni la sicurezza sul fronte settentrionale. Katz ha precisato che Israele non arretrerà dalla «fascia di sicurezza» nel Libano meridionale – inclusa la zona di al-Chqif – finché Hezbollah non sarà completamente disarmato, e ha rivendicato la distruzione di circa il 90% dell’arsenale missilistico del partito. Il governo libanese, da parte sua, ha accolto l’intesa come un primo passo verso la restaurazione della piena autorità statale e il ritorno degli sfollati, confidando nel sostegno internazionale promesso per la ricostruzione. Il presidente Joseph Aoun ha parlato di un percorso per riportare la sovranità su tutto il territorio, mentre l’ambasciatrice a Washington Nada Maouad ha sottolineato la volontà di porre fine allo stato di belligeranza.
Di segno opposto la reazione di Hezbollah e del suo alleato iraniano. Il segretario generale Naim Qassem, in un comunicato durissimo, ha definito l’accordo «una caduta spaventosa», «un’umiliazione e una resa della sovranità», dichiarandolo «inesistente» e invocando invece l’applicazione del memorandum d’intesa firmato tra Stati Uniti e Iran, che a suo dire garantirebbe il cessate il fuoco e l’integrità territoriale libanese senza subordinare il ritiro israeliano al disarmo della resistenza. Qassem ha accusato l’esecutivo di Beirut di aver svenduto le «carte di forza» offerte da Teheran, compresa la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, e ha avvertito che il partito non abbandonerà le armi né il campo. Fonti vicine all’Iran hanno ribadito che il dossier libanese non può essere separato dall’intesa regionale con Washington, mentre da Bruxelles e Parigi è giunto un cauto plauso all’intesa, accompagnato dall’invito a ricondurre ogni arma sotto il monopolio statale.
Sul piano interno, la tensione è palpabile. Dopo le proteste di piazza dei sostenitori di Hezbollah, il comando dell’esercito libanese ha diffuso un comunicato in cui, pur rispettando la libertà di espressione, avverte che non sarà tollerato alcun turbamento della sicurezza, taglio di strade o aggressione a beni pubblici e privati. Il procuratore generale ha disposto misure preventive contro atti di sabotaggio. L’intesa prevede ora la formazione immediata di gruppi di lavoro per redigere l’accordo di pace definitivo e l’avvio della fase pilota nei due villaggi di Zawtar al-Gharbiyeh e Frun, mentre gli Stati Uniti si sono impegnati a mobilitare i partner internazionali per la ricostruzione, a condizione che i fondi non vengano dirottati verso gruppi armati. La tenuta dell’intero impianto dipenderà dalla capacità di Beirut di gestire la frattura interna e dalla reale disponibilità delle parti a rispettare la sequenza disarmo-ritiro, in un quadro regionale ancora segnato dal confronto tra Washington e Teheran.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'accordo quadro è una capitolazione infida del governo libanese, che legittima l'occupazione israeliana e impone il disarmo della resistenza. Hezbollah lo respinge giustamente come nullo e come una grave violazione della sovranità. L'unica base valida resta l'intesa tra Iran e Stati Uniti, non questo atto di resa.
L'accordo quadro è un risultato storico e un colpo strategico all'Iran e a Hezbollah. Israele manterrà una zona di sicurezza fino al completo disarmo di Hezbollah, mentre la firma del governo libanese segna una nuova era di sovranità libera dalla morsa della milizia. La mediazione statunitense ha isolato con successo l'influenza iraniana e aperto la strada a una pace duratura.
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