
Ebola Bundibugyo, il contagio si allarga: quarta provincia in Congo e primo caso in Francia
Con 1.274 contagi e 360 morti, il virus senza vaccino raggiunge l’Haut-Uélé e l’Europa, mentre Kinshasa vieta i raduni di massa per scongiurare un focolaio urbano.
L’epidemia di Ebola causata dal ceppo Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo ha varcato due nuove soglie critiche: il virus è stato rilevato per la prima volta nella provincia di Haut-Uélé, al confine con Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, e ha fatto il suo ingresso in Europa con il caso di un medico francese rientrato dall’Ituri e ora in isolamento monitorato. Il bilancio ufficiale, aggiornato a domenica sera dalle autorità sanitarie congolesi, conta 1.274 casi confermati e 360 decessi, con l’epicentro nella provincia orientale dell’Ituri che da sola concentra oltre il 95% delle infezioni. L’Uganda ha notificato 20 contagi e due morti, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità conferma di essere “in rincorsa rispetto al virus”.
La trasmissione è stata favorita da un rilevamento tardivo: i primi decessi sospetti risalirebbero a gennaio, scambiati per malaria, e i riti funebri che prevedono il contatto con le salme hanno moltiplicato le catene di contagio. La sfiducia delle comunità locali e l’insicurezza legata ai gruppi armati – tra cui l’M23 e le milizie ADF affiliate allo Stato Islamico – ostacolano la risposta sanitaria. A differenza dei ceppi Zaire e Sudan, Bundibugyo non dispone di un vaccino autorizzato né di una terapia specifica; il tasso di letalità si attesta al 25,4%, ma i medici sul campo osservano un aumento dei guariti, saliti a 148 in una settimana, e studiano un comportamento virale che appare più lento nell’incubazione, rendendo i sintomi iniziali facilmente confondibili con altre patologie. I Centri africani per il controllo delle malattie annunciano che già questa settimana potrebbero partire le prime sperimentazioni cliniche di farmaci antivirali.
La paura di un salto nella capitale ha spinto il governo di Kinshasa a vietare le manifestazioni pubbliche non solo nelle tre province orientali già colpite, ma anche a Kinshasa e in altre tre province limitrofe (Tshopo, Haut-Uélé e Bas-Uélé). Il ministro dell’Interno ha firmato la direttiva dopo un’impennata di 47 nuovi casi in un solo giorno. L’opposizione, riunita nella coalizione Lamuka e nel movimento C64, denuncia una manovra politica per impedire una marcia di protesta prevista per l’8 luglio contro una proposta di riforma costituzionale che potrebbe consentire al presidente Tshisekedi di superare il limite dei due mandati. Il portavoce dell’opposizione ha definito la decisione “non legittima” e ha esortato i manifestanti a ignorare il divieto, mentre il governo non ha replicato alle accuse.
Il quadro resta fluido e le cifre ufficiali sono considerate sottostimate dagli operatori umanitari. Il medico contagiato in Francia aveva fatto scalo a Kinshasa prima di rientrare, circostanza che ha indotto le autorità congolesi a imporre una quarantena di 21 giorni per chiunque viaggi dalle zone colpite verso il resto del paese. La prossima pietra miliare sarà duplice: l’avvio dei trial clinici, che potrebbe offrire una prima arma farmacologica contro Bundibugyo, e la tenuta del divieto di assembramento nella capitale, banco di prova della capacità delle istituzioni di bilanciare emergenza sanitaria e tensioni politiche.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il mondo si era preparato all'Ebola, ma non a questa variante. Con oltre mille contagi e un primo caso in Francia, l'epidemia avanza nelle province orientali congolesi, dove Ituri concentra il 95% dei casi. Medici Senza Frontiere avverte che la risposta resta insufficiente e che le aree remote aggravano la sottostima dei numeri.
Le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno vietato le manifestazioni di massa a Kinshasa e in altre tre province per impedire la diffusione dell'Ebola. Il focolaio è confinato all'est del paese, ma si teme un contagio nella capitale, che conta 18 milioni di abitanti. Il ministro dell'Interno ha annunciato il divieto come misura precauzionale.
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