
La condanna di Nadiem Makarim: il caso Chromebook e le ombre sulla governance indonesiana
L'ex ministro dell'Istruzione e fondatore di Gojek è stato condannato a 10 anni per corruzione in un appalto di laptop per le scuole, ma il verdetto non è unanime e solleva interrogativi sul clima per gli investimenti.
Il 30 giugno 2026, il Tribunale per la Corruzione di Giacarta ha condannato Nadiem Makarim, ex ministro dell'Istruzione, della Cultura, della Ricerca e della Tecnologia dell'Indonesia, a 10 anni di reclusione per abuso d'ufficio nell'ambito di un appalto per la fornitura di oltre un milione di laptop Chromebook e licenze Chrome Device Management alle scuole tra il 2020 e il 2022. La corte ha quantificato il danno erariale in 1,56 trilioni di rupie (circa 90 milioni di euro) e ha imposto una multa di un miliardo di rupie, oltre a un risarcimento di 809 miliardi di rupie, con ulteriori 5 anni di carcere in caso di mancato pagamento. Makarim, che ha fondato la piattaforma di ride-hailing Gojek prima di entrare nel governo Joko Widodo nel 2019, ha annunciato ricorso in appello, denunciando una «criminalizzazione delle politiche pubbliche» e l'ignoramento delle prove a suo favore.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, sostenuta dalla maggioranza dei giudici, Makarim avrebbe diretto la procedura di acquisto verso i dispositivi basati sul sistema operativo Chrome di Google, nonostante le valutazioni tecniche del ministero ne sconsigliassero l'uso in aree con scarsa connettività. La procura ha evidenziato un conflitto di interessi: Google aveva investito quasi 787 milioni di dollari in Gojek tramite la holding PT Aplikasi Karya Anak Bangsa, e Makarim deteneva ancora quote della società. La corte ha ritenuto che l'ex ministro abbia collocato suoi fidati collaboratori in posizioni chiave per superare le resistenze interne e abbia firmato due regolamenti ministeriali che di fatto vincolavano la gara al sistema operativo di Google, configurando un disegno «pianificato, strutturato e sistematico» a vantaggio della corporation statunitense. Di diverso avviso il giudice Andi Saputra, che in una dissenting opinion ha sostenuto l'assenza di prove sufficienti a dimostrare il dolo e ha chiesto l'assoluzione piena, argomentando che le chat e i documenti presentati non provavano un accordo corruttivo né un arricchimento personale diretto.
La sentenza ha immediate ripercussioni sul piano politico ed economico. Da un lato, la procura generale ha rivendicato il verdetto come una vittoria dello stato di diritto e ha annunciato l'intenzione di approfondire, tramite un'inchiesta per riciclaggio, l'origine di un incremento patrimoniale di Makarim stimato in 4,87 trilioni di rupie, che il tribunale non ha però incluso nel risarcimento. Dall'altro, osservatori del Sud-est asiatico e analisti finanziari internazionali avvertono che il caso rischia di minare la fiducia degli investitori esteri, già scossa da incertezze regolatorie e da un declassamento dell'indice MSCI. La condanna di un ex ministro proveniente dal settore privato, percepita da una parte dell'opinione pubblica come un attacco ai tecnocrati chiamati a modernizzare il paese, potrebbe raffreddare la disponibilità di professionisti a entrare nell'amministrazione pubblica.
La vicenda si inserisce in un più ampio dibattito sulla trasparenza degli appalti pubblici in Indonesia e sul ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche nella digitalizzazione dei servizi statali. Mentre i sostenitori di Makarim – tra cui migliaia di autisti di Gojek e figure del mondo culturale – hanno manifestato davanti al tribunale, il governo di Prabowo Subianto, subentrato a Widodo, non ha commentato ufficialmente il verdetto. La difesa ha già depositato l'appello e preannunciato un esposto alla Commissione Giudiziaria contro i giudici di maggioranza, accusati di non aver concesso all'imputato il diritto di esprimere la propria posizione prima della chiusura del processo. Il procedimento di secondo grado dovrebbe avviarsi nelle prossime settimane, mentre l'attenzione dei mercati resta alta sulle possibili ricadute per il clima degli affari nel più grande paese del Sud-est asiatico.
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Un tribunale di Giacarta ha condannato l'ex ministro dell'Istruzione Nadiem Makarim a 10 anni di carcere per corruzione nell'appalto dei Chromebook. Un giudice ha espresso un'opinione dissenziente, sostenendo che le prove erano insufficienti e mancava l'intento criminale. L'imputato, visibilmente commosso, ha annunciato ricorso in appello mentre i suoi sostenitori fischiavano i pubblici ministeri.
La condanna del co-fondatore di Gojek a 10 anni di carcere solleva interrogativi sul clima per gli investimenti in Indonesia. Gli osservatori avvertono che il verdetto potrebbe minare la fiducia degli investitori e la certezza del diritto, in particolare nei settori tecnologico e degli appalti pubblici. Il caso è visto come un banco di prova per la stabilità dell'ambiente imprenditoriale del paese.
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