
Messico e Colombia: arresti chiave in casi di omicidio e criminalità organizzata
Dalla cattura del presunto coordinatore dell’agguato a due funzionari di Città del Messico alla legalizzazione dell’arresto del britannico sospettato di femminicidio a Bogotá, le ultime svolte giudiziarie.
In un’operazione congiunta tra forze federali e della capitale messicana, è stato arrestato a Yautepec, nello stato di Morelos, Jovany “N”, alias “La Muñeca”, indicato come membro della cellula criminale responsabile dell’omicidio di Ximena Guzmán Cuevas e José Muñoz Vega, collaboratori del governo di Città del Messico uccisi il 20 maggio 2025 sulla Calzada de Tlalpan. Secondo le autorità locali, l’uomo avrebbe avuto un ruolo di coordinamento nell’attacco, pianificato con settimane di anticipo e condotto con l’impiego di sette veicoli e almeno sei persone. Al momento della cattura gli sono state sequestrate un’arma da fuoco, una bilancia di precisione e dosi di stupefacente. Il segretario alla Sicurezza cittadina, Pablo Vázquez Camacho, ha definito la detenzione “rilevante” e ha annunciato che aprirà nuove piste investigative, mentre la sindaca Clara Brugada ha assicurato che le indagini “non si fermano”.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio di operazioni contro la criminalità violenta nella capitale. Nelle stesse ore, la Procura di Città del Messico ha reso noto l’arresto di due persone – un uomo e una donna – sospettate di aver drogato e derubato due vittime in un hotel del quartiere Cuauhtémoc, provocando la morte di una di esse; il modus operandi richiama quello del gruppo noto come “Las Goteras”. Parallelamente, agenti della polizia hanno fermato tre minorenni: uno è accusato di omicidio doloso a Iztapalapa, gli altri due sono stati sorpresi nel barrio di Tepito con due fucili d’assalto AK-47, munizioni e droga. L’eco mediatica è amplificata dalle vicende dell’ex sindaca di Cuauhtémoc, Sandra Cuevas, le cui recenti relazioni sentimentali con esponenti di gruppi come La Chokiza e l’Unión Tepito – entrambi arrestati – hanno riacceso il dibattito sui legami tra politica e crimine organizzato nella metropoli.
A Bogotá, un giudice di controllo delle garanzie ha convalidato la cattura del cittadino britannico Matthew Foster, sospettato del femminicidio di Natalia Villalba Angarita, 36 anni, il cui corpo fu ritrovato il 22 giugno scorso all’interno di una valigia in un appartamento del quartiere El Chicó. Fonti giudiziarie colombiane riferiscono che Foster, arrestato in Ecuador grazie a una notifica rossa dell’Interpol, avrebbe tentato di alterare la scena del crimine prima di fuggire. In un’intervista al tabloid britannico The Sun, l’uomo ha negato ogni responsabilità, ma le telecamere di sicurezza lo collocano nell’edificio nella stessa data in cui sosteneva di trovarsi altrove. L’udienza per l’imputazione e la richiesta di misura cautelare è stata rinviata alla prossima settimana.
Le indagini in entrambi i Paesi restano aperte e le autorità promettono di non lasciare spazio all’impunità. I casi, pur distinti, testimoniano la pressione esercitata dalla criminalità organizzata e dalla violenza di genere nei grandi centri urbani latinoamericani, e la complessità di inchieste che spesso coinvolgono reti transnazionali e richiedono una cooperazione serrata tra istituzioni.
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