
L’Egitto e il FMI trovano l’intesa per 1,6 miliardi: riforme e fragilità in bilico
L’accordo tecnico sblocca nuovi fondi mentre il Cairo accelera su privatizzazioni e sostegno al settore privato per ancorare la ripresa.
Il Fondo Monetario Internazionale ha raggiunto un’intesa a livello tecnico con l’Egitto sulla settima revisione dell’Extended Fund Facility e sulla seconda del Resilience and Sustainability Facility, un passo che, una volta ratificato dal board esecutivo, metterà a disposizione circa 1,6 miliardi di dollari. L’importo – 1,5 miliardi dal programma principale e 136 milioni dal fondo per la sostenibilità – porterebbe il totale erogato dal 2022 a circa 7,2 miliardi, consolidando il sostegno internazionale a un’economia che resta esposta alle turbolenze regionali.
Secondo la missione del FMI guidata da Amine Mati, l’impatto del conflitto mediorientale sull’economia egiziana è rimasto «relativamente contenuto» grazie a interventi definiti «tempestivi e decisi»: l’adeguamento dei prezzi di carburante ed elettricità, il contenimento dei consumi energetici pubblici e la riprogrammazione della spesa per proteggere le fasce più vulnerabili. La crescita reale del PIL ha toccato il 5% nel terzo trimestre, portando la media dei primi nove mesi dell’anno fiscale al 5,2%, mentre l’inflazione urbana resta elevata al 14,6% a maggio e il Fondo stima che chiuderà l’anno al 15,8%. La flessibilità del cambio, pur avendo assorbito forti deflussi di portafoglio, ha permesso alle riserve internazionali di mantenersi stabili a fine marzo, per poi salire a 53,1 miliardi di dollari a maggio.
Sul fronte interno, il governo del Cairo affianca alla disciplina macroeconomica un’accelerazione delle riforme strutturali. Il ministro della Pianificazione ha annunciato che nel prossimo anno fiscale la quota degli investimenti privati salirà al 59% del totale, mentre il gabinetto ha concesso il via libera alla quotazione preliminare di quattro aziende statali nell’ambito del programma di dismissioni. Parallelamente, il ministro degli Investimenti e del Commercio estero ha illustrato un riordino del finanziamento alle startup – con nuovi meccanismi del fondo sovrano per le fasi di crescita avanzata – e una strategia per l’export che punta su dati, tecnologia e aggancio alle catene globali del valore. L’interesse europeo resta tangibile: l’Unione ha già erogato pacchetti di sostegno e aziende francesi come L’Oréal continuano a investire, con oltre l’85% della produzione destinata all’export.
L’intesa tecnica dovrà ora ottenere il via libera del board esecutivo del FMI, passaggio che gli analisti di Washington considerano probabile ma non scontato, in un quadro di rischi al ribasso legati a nuove pressioni inflazionistiche globali o a un’escalation delle tensioni regionali. Il Fondo insiste sulla necessità di mantenere una politica monetaria restrittiva e di usare il cambio flessibile come «prima linea di difesa», mentre dal Cairo si guarda anche al possibile effetto distensivo del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sui prezzi energetici e sul sentiment degli investitori. Il prossimo indicatore concreto sarà la riunione del board che potrà trasformare l’accordo tecnico in esborso effettivo.
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L'accordo con il FMI convalida il percorso di riforma dell'Egitto. Con la quota di investimenti privati prevista al 59%, l'economia è chiaramente in crescita. La tranche da 1,6 miliardi di dollari è un forte segnale di fiducia e rafforzerà la stabilità del mercato.
L'Egitto ha ottenuto un accordo a livello tecnico con il FMI, sbloccando un potenziale esborso di 1,6 miliardi di dollari. L'intesa necessita ancora dell'approvazione del consiglio esecutivo e dipende dal rispetto degli impegni di riforma da parte del Cairo. Rappresenta un passo avanti cauto ma concreto per le finanze del paese.
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