
Francia, elezioni presidenziali il 18 aprile e il 2 maggio: è scontro sulle date
Il governo Macron fissa il voto subito dopo il Primo Maggio, scatenando le accuse della destra gollista; intanto si attende la sentenza su Le Pen.
Il Consiglio dei ministri francese ha formalizzato le date delle elezioni presidenziali del 2027: il primo turno si terrà domenica 18 aprile, l’eventuale ballottaggio domenica 2 maggio. La scelta, annunciata dalla portavoce dell’esecutivo Maud Bregeon, rispetta il vincolo costituzionale che impone di convocare le urne tra i venti e i trentacinque giorni prima della scadenza del mandato di Emmanuel Macron, fissata al 14 maggio. Secondo fonti governative, il calendario è stato dettato anche dall’esigenza di minimizzare l’impatto delle vacanze scolastiche primaverili sull’affluenza, evitando così l’alternativa dell’11 e 25 aprile.
La collocazione del secondo turno all’indomani della Festa del Lavoro ha immediatamente sollevato una polemica politica. Bruno Retailleau, candidato dei Républicains, ha denunciato una «scelta non neutrale» che, a suo dire, avvantaggerebbe la sinistra, capace di mobilitare le piazze sindacali del Primo Maggio trasformandole in un’ultima tribuna elettorale. Il governo ha respinto le accuse, assicurando che le regole del silenzio elettorale resteranno invariate e che le forze dell’ordine sapranno gestire eventuali cortei. Da Bruxelles, osservatori comunitari leggono la tensione come un sintomo della più ampia ridefinizione del paesaggio politico francese, dove il centro macroniano appare logorato e i poli radicali guadagnano terreno.
La partita dei candidati è già affollata. Sul fronte centrista si sono dichiarati gli ex primi ministri Édouard Philippe e Gabriel Attal, entrambi però penalizzati nei sondaggi dall’impopolarità del presidente uscente. A sinistra, Jean-Luc Mélenchon guida la France insoumise alla sua quarta corsa, forte del consenso di quasi metà dell’elettorato progressista ma ostacolato da un altissimo tasso di reiezione personale. L’incognita maggiore riguarda il Rassemblement National: Marine Le Pen, due volte finalista contro Macron, rischia di non potersi presentare a causa di una condanna per appropriazione indebita di fondi europei. La corte d’appello si pronuncerà il 7 luglio; se l’ineleggibilità fosse confermata, il partito schiererebbe il suo presidente Jordan Bardella, che i sondaggi danno già in testa alle intenzioni di voto al primo turno.
Per l’Italia e per l’Europa, l’esito del voto francese ha un rilievo immediato. Un eventuale ballottaggio tra un candidato di estrema destra e uno di estrema sinistra – scenario che fino a pochi anni fa appariva remoto – ridisegnerebbe gli equilibri dell’asse franco-tedesco e le politiche comunitarie su difesa, allargamento e governance economica. Analisti di Berlino e Roma seguono con attenzione anche la tenuta del fronte repubblicano, tradizionale argine al Rassemblement National, che le divisioni del centro rendono meno scontato. La campagna elettorale entrerà nel vivo dopo l’estate, con la pubblicazione ufficiale della lista dei candidati prevista entro il 26 marzo 2027.
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L'esecutivo ha fissato le elezioni presidenziali al 18 aprile e 2 maggio 2027, scatenando immediate polemiche. L'opposizione di destra denuncia la scelta come un regalo alla sinistra, perché il ballottaggio cade subito dopo la Festa del lavoro, favorendo la mobilitazione dei progressisti. Il governo assicura che le regole del silenzio elettorale resteranno invariate, ma lo scontro politico è già acceso.
La Francia ha annunciato le date delle presidenziali del 2027: primo turno il 18 aprile, ballottaggio il 2 maggio. La scelta tiene conto delle vacanze scolastiche per non deprimere l'affluenza. Resta però l'incognita Marine Le Pen: la sua candidatura dipende da una sentenza del tribunale attesa per il 7 luglio.
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