
L’inflazione frena in Francia, Italia e Germania, ma la tregua energetica è precaria
Il raffreddamento dei prezzi petroliferi dopo l’intesa tra Iran e Stati Uniti ha rallentato la dinamica dei prezzi a giugno, ma le tensioni di fondo e la scadenza degli sconti tedeschi sui carburanti lasciano presagire nuovi rialzi.
A giugno l’inflazione ha segnato una battuta d’arresto nelle tre maggiori economie dell’eurozona. In Francia l’indice dei prezzi al consumo è sceso all’1,8% su base annua, dal 2,4% di maggio, toccando il livello più basso da marzo. In Germania il tasso è calato al 2,3%, dopo il 2,6% di maggio e il 2,9% di aprile, con una flessione congiunturale dello 0,3%. In Italia l’aumento tendenziale si è attestato al 3%, in lieve miglioramento rispetto al 3,2% del mese precedente, mentre su base mensile i prezzi sono rimasti invariati. Il dato italiano resta il più elevato, ma il rallentamento è comune e riflette in primo luogo l’attenuarsi della spinta dei beni energetici.
Il raffreddamento è legato alla distensione nel conflitto mediorientale. L’accordo tra Iran e Stati Uniti ha allentato la pressione sullo Stretto di Hormuz, facendo scendere le quotazioni del petrolio e, di conseguenza, i prezzi alla pompa. In Francia, il costo della benzina senza piombo è sceso sotto 1,90 euro al litro, mentre il gasolio si è allontanato dai picchi di aprile superiori a 2,30 euro. In Germania, al calo delle quotazioni internazionali si è aggiunto l’effetto del “Tankrabatt”, lo sconto governativo sui carburanti in scadenza a fine giugno, che secondo la Bundesbank ha ridotto l’inflazione di circa 0,25 punti percentuali. In Italia, invece, i prezzi dei carburanti hanno mostrato una dinamica più contrastata: il gasolio da riscaldamento e per autotrazione ha rallentato, ma la benzina ha registrato un lieve rialzo congiunturale, segno di un aggiustamento ancora incompleto.
L’impatto sui bilanci familiari rimane significativo. Le associazioni dei consumatori italiane stimano che l’ondata inflazionistica accumulata da febbraio abbia già gravato su una famiglia media per circa 493 euro su base annua, con punte di 697 euro per una coppia con due figli, e che la spesa per abitazione, elettricità e gas incida in media per 180 euro. In Germania, i generi alimentari sono aumentati solo dello 0,4% su base annua, ma i servizi, dalle assicurazioni ai viaggi, hanno segnato un +3,1%, mantenendo elevata l’inflazione di fondo al 2,5%. In Italia l’inflazione core è scesa all’1,6%, ma i prezzi degli energetici regolamentati hanno accelerato dal 5,6% al 9,3%, segnalando che le pressioni a monte non si sono esaurite. La Banca centrale europea, che a giugno ha alzato il tasso di riferimento al 2,25%, osserva con attenzione questi segnali contrastanti: il rallentamento congiunturale offre un sollievo temporaneo, ma la dinamica dei servizi e la possibile ripresa dei corsi petroliferi sconsigliano un allentamento prematuro della politica monetaria.
Le previsioni a breve termine confermano la fragilità del quadro. L’istituto statistico francese Insee stima che l’inflazione tornerà a salire già da agosto, fino a raggiungere il 2,7% a dicembre, mentre la Banque de France indica un tasso medio del 2,5% per l’intero 2026. In Germania, la fine del Tankrabatt a luglio potrebbe invertire la tendenza, come avvertono gli economisti della Commerzbank. In Italia, l’inflazione acquisita per il 2026 resta al 2,6%, ben al di sopra della soglia del 2% considerata fisiologica. Il prossimo banco di prova saranno i dati di luglio, quando si misurerà l’effettiva portata del rimbalzo dei prezzi energetici e la capacità delle economie europee di assorbire un nuovo shock petrolifero senza innescare una spirale inflazionistica più duratura.
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In Argentina, le società di consulenza private stimano che l'inflazione di giugno scenderà sotto il 2%, proseguendo il rallentamento dal picco di marzo, grazie al calo dei prezzi di alimenti e bevande. La stampa latinoamericana orientata al mercato interpreta questo dato come un segnale di allentamento delle pressioni sui prezzi nella regione.
L'inflazione francese è scesa a sorpresa all'1,8% a giugno, ma gli esperti avvertono che il rischio di una nuova crisi inflazionistica non è ancora scongiurato, a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. La stampa europea continentale mantiene un tono cauto, sottolineando che il calo è trainato principalmente dall'energia e che le pressioni di fondo restano.
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