
Crescita a due velocità: il Regno Unito accelera, il Canada rimbalza, ma la guerra frena i consumi
Il Pil britannico cresce dello 0,6% nel primo trimestre, ma il conflitto in Medio Oriente erode il potere d’acquisto; il Canada sfrutta il caro-petrolio, mentre l’Argentina resta volatile.
L’economia del Regno Unito ha messo a segno l’espansione trimestrale più vigorosa dall’inizio del 2025, con un +0,6% nel primo trimestre del 2026 che conferma le stime preliminari e segna una netta accelerazione rispetto al +0,1% rivisto del trimestre precedente. Il dato, diffuso dall’Office for National Statistics, è stato trainato da un balzo dello 0,8% dei servizi – in particolare attività professionali, scientifiche e tecniche (+2,3%) e commercio all’ingrosso e al dettaglio (+1,8%) – mentre produzione industriale e costruzioni sono cresciute dello 0,2% ciascuna. Sul fronte della domanda, i consumi delle famiglie (+0,6%) e la spesa pubblica (+1,3%) hanno sostenuto il Pil, che su base annua si è fermato a +0,9%, rivisto al ribasso rispetto alla lettura iniziale di +1,1%. La performance ha collocato il Regno Unito in cima alla classifica del G7 per crescita congiunturale, davanti a Giappone e Stati Uniti, entrambi a +0,5%.
L’accelerazione britannica convive però con segnali di fragilità. Il reddito disponibile reale delle famiglie pro capite è sceso dello 0,8% nel trimestre, invertendo il +1,2% di fine 2025, e il tasso di risparmio è sceso dal 9,6% all’8,9%, eroso da un’inflazione che a maggio si attestava al 2,8% e da un aumento della pressione fiscale. I dati mensili più recenti mostrano che ad aprile il Pil ha già virato in negativo (-0,1%), un’inversione che gli analisti londinesi collegano all’impatto del conflitto in Medio Oriente e al conseguente rincaro dell’energia. La Banca d’Inghilterra e i grandi previsori internazionali hanno rivisto al ribasso le stime per l’anno in corso, mentre la crescita complessiva del 2025 è stata corretta dall’1,4% all’1,3%.
Oltre Atlantico, il Canada ha mostrato un rimbalzo ad aprile, con un +0,5% del Pil reale che ha interrotto la contrazione di marzo e ha riportato l’economia in territorio positivo dopo un primo trimestre leggermente negativo. Statistics Canada segnala una crescita diffusa: manifatturiero, costruzioni (+0,7%, primo rialzo in cinque mesi) e settore pubblico hanno tutti contribuito, mentre l’estrazione di petrolio e gas ha beneficiato della maggiore produzione di greggio sintetico e della chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha spinto le quotazioni internazionali. Le esportazioni canadesi di prodotti petroliferi raffinati sono balzate del 69,7% su base annua, e le forniture di greggio via oleodotto verso gli Stati Uniti sono aumentate dell’8,8%, mentre quelle verso Asia ed Europa sono cresciute del 46,6%. La stima preliminare per maggio indica un rallentamento a +0,1%, sostenuto da finanza, assicurazioni e servizi immobiliari.
L’Argentina offre un quadro di persistente volatilità. Ad aprile l’attività economica è salita dell’1,6% su base annua ma è arretrata dell’1,5% rispetto a marzo nella serie destagionalizzata, con metà dei sedici settori in contrazione. L’agricoltura (+10,9%) e l’estrazione mineraria (+17,1%) hanno trainato la crescita, mentre commercio al dettaglio e all’ingrosso (-3,2%) e industria manifatturiera (-2,9%) hanno sottratto slancio. Gli economisti di Buenos Aires segnalano che il cosiddetto “serrucho” – l’alternanza di mesi positivi e negativi – riflette un’economia in cui i settori legati all’export avanzano, ma il mercato interno fatica a consolidare la ripresa, con salari reali che mostrano solo timidi segnali di recupero e un credito frenato da tassi di morosità elevati.
Il prossimo banco di prova sarà l’evoluzione del cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran. Se l’accordo reggerà, il graduale allentamento delle tensioni sullo Stretto di Hormuz potrebbe ridurre i costi energetici e offrire respiro ai consumi britannici, mentre per il Canada si attenuerebbe il potente stimolo del caro-petrolio. I dati definitivi sul secondo trimestre, attesi dalle principali economie del G7, chiariranno se la fase espansiva può reggere senza il traino eccezionale delle materie prime.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
La crescita non basta: i redditi delle famiglie crollano mentre il PIL accelera. È il segnale di un modello che premia i mercati finanziari, non le persone.
Si contrappongono due dati macroeconomici per creare una tensione narrativa: l'accelerazione del PIL viene presentata come ingannevole, mentre la caduta dei redditi diventa la vera notizia.
L'economia britannica e canadese accelera, un segnale positivo nonostante la flessione dei redditi. I dati confermano la ripresa, con la banca centrale pronta a valutare i prossimi passi.
Si enfatizza il dato positivo della crescita, relegando il calo dei redditi a una nota a margine, attraverso un tono misurato che normalizza la contraddizione.
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