
Qalandia: agente israeliano lancia granata in auto, indagine interna. Ucciso un 16enne
Il video dell'incidente ha spinto la polizia israeliana ad aprire un'inchiesta, mentre nella stessa giornata un adolescente palestinese è stato ucciso e un neonato è morto per ritardi a un checkpoint.
Un agente della polizia di frontiera israeliana ha lanciato una granata stordente all'interno di un'auto con due persone a bordo nel campo profughi palestinese di Qalandia, in Cisgiordania. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano l'agente avvicinarsi al veicolo, scambiare alcune parole con gli occupanti, quindi gettare l'ordigno attraverso la portiera aperta e richiuderla con forza mentre il conducente tenta di uscire. Dopo l'esplosione, visibile dal fumo, i due passeggeri fuggono dal lato opposto e l'agente spara con il fucile nella loro direzione. Secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem, tutte le persone a bordo sono sopravvissute.
La polizia israeliana ha dichiarato che l'agente non ha agito "secondo la procedura" e ha trasferito il caso al dipartimento investigativo interno. Non sono state fornite spiegazioni sul motivo del gesto. Il video, diffuso dai media internazionali, ha suscitato condanna da parte di osservatori palestinesi e organizzazioni per i diritti umani, che lo considerano un esempio di uso sproporzionato della forza.
Nella stessa giornata, sempre a Qalandia, le forze israeliane hanno ucciso Walid Abu Sneineh, un ragazzo di 16 anni. Secondo il ministero della Sanità palestinese, altri due bambini sono rimasti feriti da colpi d'arma da fuoco agli arti inferiori. Le autorità israeliane hanno affermato che i militari hanno aperto il fuoco in risposta a una "violenta rivolta" con lancio di pietre, percependo una minaccia imminente. Testimoni palestinesi contestano questa versione, ma non sono state fornite prove indipendenti.
Un terzo episodio ha coinvolto un neonato di quattro mesi, Ahmed Zaid, deceduto dopo che, secondo l'ufficio ONU per i diritti umani, le truppe israeliane hanno ritardato l'apertura di un cancello che bloccava l'accesso all'ambulanza. Il capo dell'ufficio locale, Ajith Sunghay, ha definito la morte "insensata" e "simbolo del disprezzo per i diritti dei palestinesi". L'esercito israeliano ha negato ogni ritardo, sostenendo di aver consentito il passaggio senza indugio. Le versioni restano contrastanti.
In un episodio separato, sempre al valico di Qalandia, agenti di frontiera israeliani sono stati aggrediti da alcuni uomini che hanno tentato di strappare loro le armi; ne è nato un conflitto a fuoco in cui due aggressori, poi risultati essere guardie giurate, sono rimasti leggermente feriti. L'episodio è oggetto di un'altra indagine. La sequenza di eventi evidenzia una tensione crescente in Cisgiordania, con accuse reciproche e un quadro di violenza che le autorità israeliane e palestinesi descrivono in termini opposti. Al momento, tutte le inchieste sono in corso e non sono state formulate conclusioni definitive.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
Il regime iraniano condanna la violenza sconsiderata dell'agente israeliano e chiede responsabilità, inquadrando l'incidente come un altro esempio di aggressione israeliana.
Enfatizzando le prove video e l'indagine come risposta alla pressione pubblica, la narrazione suggerisce che le azioni dell'agente siano indifendibili e che l'indagine sia una copertura.
The European press reports the facts with measured language, noting the investigation and the human rights group's statement, maintaining a neutral observer stance.
By citing B'Tselem and the official investigation, the narrative achieves credibility and avoids taking sides while still implying wrongdoing.
It omits the broader context of Israeli occupation and systemic violence, which would frame the incident as part of a pattern rather than an isolated event.
The Latin American press denounces the attack as a brutal act of aggression, siding with the Palestinian victims and calling for international condemnation.
By using emotionally charged language and framing the incident within the context of occupation, the narrative evokes moral outrage and solidarity.
It omits the fact that the Israeli police have opened an investigation, which could indicate accountability and soften the condemnation.
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