
Brasile eliminato dalla Norvegia, Romário chiede la testa di Ancelotti
L'uscita agli ottavi contro Haaland scatena una guerra tra leggende: chi invoca il progetto europeo, chi grida al fallimento e strapperebbe il contratto.
La Seleção esce dal Mondiale 2026 nel modo più brutale: una sconfitta per 2-1 contro la Norvegia che la lascia fuori dai quarti di finale per la prima volta dal 1990. A Los Angeles, Erling Haaland firma una doppietta che gela il Brasile, già apparso fragile nel percorso: un pareggio inaugurale con il Marocco, due vittorie nette ma contro avversarie modeste, poi un sofferto successo al 93’ sul Giappone prima del muro scandinavo. Carlo Ancelotti sceglie una linea attendista, concedendo appena il 34% di possesso palla per non scoprirsi alle spalle, ma la mossa si rivela un azzardo: Bruno Guimarães, glaciale dal dischetto in sette delle ultime otto occasioni, fallisce il penalty che avrebbe potuto riaprire la partita, e la Norvegia controlla senza affanni.
L’indomani, dal Brasile si leva la voce più fragorosa, quella di Romário. L’ex attaccante, campione del mondo nel 1994, usa il suo canale personale per chiedere l’esonero immediato del tecnico italiano: «Non c’è modo che Ancelotti possa restare dopo questa vergogna, questo fiasco che ha causato. Se fossi stato il presidente della federazione, sarei entrato nello spogliatoio, avrei stracciato il contratto e gli avrei detto: grazie, arrivederci, mi faccia causa». Romário accusa il ct di errori tattici, come l’inserimento di Éderson al posto di Bruno Guimarães, e allarga il tiro a un trattamento di favore riservato agli stranieri: «Se fosse stato un tecnico brasiliano, la stampa lo avrebbe già fatto a pezzi. Invece, siccome è europeo, nessuno dice nulla».
Sul fronte opposto si schierano altri monumenti del calcio verdeoro. Cafu parla di «grande delusione» ma invita a ripartire proprio da Ancelotti, «l’uomo giusto per tornare a vincere». Kaká mette in guardia dal distruggere il lavoro di inserimento dei giovani Estêvão ed Endrick, mentre Ronaldo il Fenomeno difende il prolungamento del contratto fino al 2030 e giudica «un errore emotivo» incolpare il ct per una partita decisa da un fuoriclasse come Haaland. Secondo R9, il Brasile ha bisogno della mentalità europea di Ancelotti per modernizzarsi. La Confederação Brasileira de Futebol, dal canto suo, aveva blindato il tecnico già prima del torneo, e al momento non emergono segnali di un dietrofront.
La ferita, tuttavia, è più profonda del risultato. Kely Nascimento, figlia di Pelé e attivista, dichiara a Reuters che «il calcio brasiliano è rotto», prigioniero di un ecosistema chiuso e incestuoso dove mancano trasparenza e responsabilità. Indica come spiraglio positivo gli investimenti stranieri nei club, citando la rinascita del Botafogo sotto la guida dell’americano John Textor, che ha portato «trasparenza e un dovere di rendiconto verso un organismo esterno». Parole che riecheggiano le preoccupazioni che lo stesso Pelé, racconta la figlia, nutriva da anni, osservando con invidia i sistemi federali costruiti da nazioni come la Francia.
Mentre il Brasile si interroga, il Mondiale prosegue con un’Europa padrona: sei delle otto qualificate ai quarti vengono dal Vecchio Continente. L’Italia, assente, osserva da lontano un torneo che conferma lo spostamento del baricentro tecnico e organizzativo. Per la Seleção, il digiuno iridato dura ormai dal 2002, e la strada verso il 2030 si apre sotto il segno di una lacerazione profonda tra chi crede nel progetto a lungo termine e chi, come Romário, considera ogni giorno in più di Ancelotti sulla panchina un oltraggio alla storia verdeoro.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
Ancelotti merita tempo per costruire un progetto; il dibattito è sano e la rabbia di Romário è solo una voce tra tante.
Il blocco normalizza la controversia inquadrandola come un dibattito legittimo, disinnescando così l'urgenza della richiesta di Romário e presentando la pazienza come posizione razionale.
Il blocco omette la piena intensità dell'attacco personale di Romário e l'indignazione pubblica diffusa in Brasile, concentrandosi invece sulla pazienza istituzionale.
Romário parla a nome della nazione: l'allenatore deve andarsene immediatamente e la federazione dovrebbe strappare il contratto senza esitazione.
Il blocco amplifica l'autorità personale di Romário come vincitore della Coppa del Mondo per parlare per tutti i brasiliani, trasformando la sua indignazione individuale in una richiesta nazionale di responsabilità.
Il blocco omette qualsiasi difesa di Ancelotti o discussione di pianificazione a lungo termine, e non menziona i problemi sistemici sollevati dalla figlia di Pelé.
Il calcio brasiliano è fondamentalmente rotto; il vero problema è la corruzione e la mancanza di responsabilità, non solo un allenatore.
Il blocco eleva la critica sistemica al di sopra del capro espiatorio individuale, creando una gerarchia in cui i problemi strutturali sono la minaccia primaria e Ancelotti è un sintomo, non la causa.
Il blocco omette la richiesta specifica di Romário e l'indignazione emotiva, concentrandosi invece su una diagnosi istituzionale a lungo termine che ridimensiona la crisi immediata.
Allarga lo sguardo
L’aeroporto di Palm Beach ribattezzato in onore di Trump: una strategia di branding che divide l’America
7 lingue · 21 testate
Da Economy & MarketsSemaglutide: stop produttivo in India, il BMJ ridimensiona i benefici
4 lingue · 9 testate
Da TechnologyCrisi del carburante in Russia: razionamento a targhe alterne e mappe digitali
2 lingue · 9 testate