
Il CIO sospende il bando, la Russia torna nel gioco olimpico
La decisione dell’esecutivo di Losanna innesca un domino di reazioni: federazioni internazionali divise, governi occidentali critici, mentre Mosca parla di successo diplomatico.
La lunga notte dell’isolamento sportivo russo conosce una svolta. Il 7 luglio il Comitato Olimpico Internazionale ha provvisoriamente revocato la sospensione del Comitato Olimpico Russo, in vigore dall’ottobre 2023, e ha cancellato le raccomandazioni che vincolavano la partecipazione degli atleti a uno status neutrale individuale. Per il ministro dello Sport e presidente dell’OKR Mikhail Degtyarev si tratta del frutto di «un grande lavoro diplomatico e giuridico», mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov lo definisce «un passo importante verso la ricostruzione dei rapporti». La presidente del CIO, Kirsty Coventry, ha motivato la scelta con un principio: «Non vogliamo che gli atleti paghino per le azioni dei loro governi», evocando la propria esperienza nello Zimbabwe sotto sanzioni.
L’effetto a catena è immediato. La Federazione Internazionale di Pallavolo (FIVB) ha già riammesso le nazionali russe, e il Pentathlon Moderno (UIPM) ha tolto ogni restrizione, restituendo inno e bandiera. La FIFA, interpellata, si dice «consapevole» della decisione del CIO e avvierà un’analisi con i membri affiliati, Uefa inclusa, per valutare il ritorno della Russia nei tornei per nazionali, a cominciare dal Mondiale Under-15 di ottobre. La Federazione Internazionale Sci (FIS) annuncia invece una «valutazione approfondita» nelle prossime settimane, mentre World Athletics mantiene il bando integrale, appellandosi all’assenza di «progressi tangibili verso negoziati di pace». La federazione russa di atletica ha già annunciato ricorso al TAS di Losanna, denunciando una discriminazione.
La frattura geopolitica si riproduce sui campi da gioco. Da Ottawa, il segretario di Stato allo Sport Adam van Koeverden si dice «costernato» e annuncia che il Canada non autorizzerà atleti russi in eventi finanziati dal governo. La ministra degli Esteri Anita Anand teme che la mossa «rischi di normalizzare la guerra d’aggressione illegale». Estonia, Norvegia, Regno Unito, Lettonia e Svezia si uniscono al coro critico; Tallinn chiede all’Unione Europea di ritirare i fondi al CIO. Sul fronte opposto, il Consiglio Olimpico d’Asia plaude alla decisione, vedendovi un gesto di distensione. La Polonia, nel volley, si scopre «tra l’incudine e il martello»: il presidente della federazione Swiderski ammette l’impossibilità di ospitare partite della Russia, che non otterrebbe visti, rendendo «irrealistico» il Mondiale 2027.
La cronaca sportiva si intreccia con quella giudiziaria e bellica. La sospensione del 2023 era figlia dell’invasione dell’Ucraina, ma già prima la Russia scontava le conseguenze del doping di Stato: a Tokyo 2020 gli atleti gareggiavano senza bandiera per la manipolazione dei dati di laboratorio. Ora il CIO esige test antidoping «multipli» e mantiene il divieto di inno e bandiera alle Olimpiadi, rinviando la decisione definitiva. La guerra, intanto, ha superato i due milioni di morti e feriti tra i soldati, secondo stime del CSIS di Washington. Il presidente della FIFA Infantino, che a febbraio si era detto contrario a boicottaggi, aveva condizionato il ritorno alla pace; Donald Trump gli aveva suggerito di usare i Mondiali 2026 come incentivo. La strada verso Los Angeles 2028 è lastricata di distinguo: la palla ora passa alle singole federazioni, con il TAS che si prepara a un nuovo round di udienze.
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.60 | aligned |
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
La Russia cerca di ribaltare con mezzi legali una decisione che l'Europa considera giusta.
Si presenta la sfida al TAS come un atto di ribellione contro l'ordine sportivo internazionale, minimizzando le ragioni della sospensione.
Non viene menzionata la recente decisione del CIO di allentare le sanzioni, che potrebbe indebolire la posizione di World Athletics.
La Russia, vittima di discriminazione, riconquista il suo legittimo posto nello sport grazie al CIO e alla giustizia.
Si enfatizza il sostegno internazionale (allenatore italiano) e si presenta la decisione del CIO come una vittoria, mentre la sfida a World Athletics è una battaglia per i diritti.
Non si menziona che il bando di World Athletics è rimasto in vigore nonostante la decisione del CIO, e che molti paesi occidentali continuano a opporsi al ritorno dei russi.
La Russia invoca il diritto degli atleti a competere, World Athletics difende la sua posizione di principio.
Si bilanciano le due narrative, dando voce a entrambe senza giudicare, come se fosse una questione di interpretazione giuridica.
Non si menziona la recente decisione del CIO di allentare le sanzioni, che potrebbe influenzare il caso.
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