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Economia e Mercatimartedì 30 giugno 2026

Il petrolio torna ai livelli pre-conflitto: Brent e WTI verso il crollo trimestrale più forte dal 2020

I futures del greggio scivolano vicino alle quotazioni di fine febbraio, mentre le incertezze sui colloqui USA-Iran a Doha e la fragile tregua tengono i mercati in bilico.

Il barile di Brent con scadenza agosto è scambiato attorno a 72-73 dollari, un valore che riporta le quotazioni esattamente dove si trovavano il 27 febbraio, alla vigilia dell’apertura delle ostilità nello Stretto di Hormuz. Il dato più eloquente è la perdita trimestrale: da aprile a giugno il greggio del Mare del Nord ha ceduto circa il 38%, mentre il WTI americano ha lasciato sul terreno il 30%, avviandosi a registrare il peggior trimestre dall’inizio della pandemia. In giugno la flessione mensile si attesta intorno al 20% per entrambi i benchmark, un movimento che ha riassorbito quasi per intero il premio di rischio bellico accumulato nei mesi precedenti.

La dinamica dei prezzi è trainata da due forze contrapposte. Da un lato, la prospettiva di un negoziato tra Washington e Teheran a Doha ha alimentato aspettative di una de-escalation, ma i segnali restano contraddittori: il presidente Trump ha definito l’incontro «forse importante, forse no», mentre il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha escluso colloqui di qualsiasi livello con la parte americana nei prossimi giorni. L’Iran ha inviato in Qatar una delegazione tecnica, ufficialmente per discutere con l’Oman la ridefinizione delle rotte di transito nello Stretto di Hormuz, ma ha negato ogni collegamento con la missione statunitense guidata da Jared Kushner e Steve Witkoff. Questo scollamento tra annunci e smentite mantiene i mercati in uno stato di «cauto ottimismo con copertura», come lo definiscono gli analisti asiatici, che continuano a proteggersi da rischi di ribasso finché non emergeranno segnali tangibili di normalizzazione.

Sul fronte fisico, i flussi di petroliere attraverso Hormuz stanno recuperando più rapidamente del previsto. Secondo i dati di traffico marittimo, la scorsa settimana i volumi hanno toccato il massimo da fine febbraio, e Goldman Sachs stima che, mantenendo il ritmo delle ultime due settimane, le esportazioni dal Golfo Persico potrebbero tornare ai livelli prebellici di 23 milioni di barili al giorno già all’inizio di luglio. Questa ripresa ha indotto Morgan Stanley a rivedere al ribasso per la seconda volta in quindici giorni le previsioni sul Brent: il Dated Brent è atteso ora a 75 dollari al barile nel terzo e quarto trimestre, con un taglio di 15 dollari per il terzo trimestre, e a 70 dollari entro fine 2027. Per l’Europa e l’Italia, il ridimensionamento dei corsi petroliferi rappresenta un fattore di allentamento delle pressioni inflazionistiche sui beni energetici, sebbene permanga la vulnerabilità a un’eventuale nuova fiammata geopolitica.

La fragilità dell’accordo di cessate il fuoco del 17 giugno resta il principale elemento di incertezza. Gli scambi di missili del fine settimana hanno messo alla prova la tregua, e il meccanismo negoziale a sessanta giorni previsto dal memorandum d’intesa a 14 punti stenta a decollare. Gli analisti di Bruxelles e di Londra ritengono che il mercato abbia scontato una normalizzazione delle forniture più rapida di quanto realisticamente possibile: secondo ING, i volumi di greggio in transito torneranno ai livelli pre-conflitto solo alla fine del terzo trimestre, non a luglio. Il prossimo appuntamento cruciale è la verifica dell’effettivo avvio dei colloqui tecnici a Doha e l’evoluzione del traffico navale nei prossimi giorni: da questi elementi dipenderà la tenuta del fragile equilibrio su cui si è assestato il prezzo del barile.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa russa e CSIStampa del Golfo arabo
Stampa russa e CSI/ Business
PragmatismoDistacco

I prezzi del petrolio mostrano dinamiche contrastanti, con il Brent che si stabilizza intorno a 73,2 dollari e il WTI in calo. Gli operatori valutano segnali contraddittori sul prossimo round di colloqui USA-Iran e monitorano la situazione nello Stretto di Hormuz. La cronaca resta rigorosamente fattuale, concentrata sui livelli di prezzo e sulle scadenze dei contratti, senza commenti più ampi.

Stampa del Golfo arabo/ Qatariota
PragmatismoScetticismoDistacco

I mercati del Golfo sono cauti mentre gli investitori attendono i potenziali negoziati USA-Iran a Doha, con le speranze di un esito positivo temperate dal fragile cessate il fuoco. I prezzi del petrolio sono scesi, riflettendo l'incertezza sull'effettivo svolgimento dei colloqui. L'attenzione è sul processo diplomatico e sulla sua capacità di stabilizzare i flussi energetici regionali.

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martedì 30 giugno 2026

Il petrolio torna ai livelli pre-conflitto: Brent e WTI verso il crollo trimestrale più forte dal 2020

I futures del greggio scivolano vicino alle quotazioni di fine febbraio, mentre le incertezze sui colloqui USA-Iran a Doha e la fragile tregua tengono i mercati in bilico.

Il barile di Brent con scadenza agosto è scambiato attorno a 72-73 dollari, un valore che riporta le quotazioni esattamente dove si trovavano il 27 febbraio, alla vigilia dell’apertura delle ostilità nello Stretto di Hormuz. Il dato più eloquente è la perdita trimestrale: da aprile a giugno il greggio del Mare del Nord ha ceduto circa il 38%, mentre il WTI americano ha lasciato sul terreno il 30%, avviandosi a registrare il peggior trimestre dall’inizio della pandemia. In giugno la flessione mensile si attesta intorno al 20% per entrambi i benchmark, un movimento che ha riassorbito quasi per intero il premio di rischio bellico accumulato nei mesi precedenti.

La dinamica dei prezzi è trainata da due forze contrapposte. Da un lato, la prospettiva di un negoziato tra Washington e Teheran a Doha ha alimentato aspettative di una de-escalation, ma i segnali restano contraddittori: il presidente Trump ha definito l’incontro «forse importante, forse no», mentre il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha escluso colloqui di qualsiasi livello con la parte americana nei prossimi giorni. L’Iran ha inviato in Qatar una delegazione tecnica, ufficialmente per discutere con l’Oman la ridefinizione delle rotte di transito nello Stretto di Hormuz, ma ha negato ogni collegamento con la missione statunitense guidata da Jared Kushner e Steve Witkoff. Questo scollamento tra annunci e smentite mantiene i mercati in uno stato di «cauto ottimismo con copertura», come lo definiscono gli analisti asiatici, che continuano a proteggersi da rischi di ribasso finché non emergeranno segnali tangibili di normalizzazione.

Sul fronte fisico, i flussi di petroliere attraverso Hormuz stanno recuperando più rapidamente del previsto. Secondo i dati di traffico marittimo, la scorsa settimana i volumi hanno toccato il massimo da fine febbraio, e Goldman Sachs stima che, mantenendo il ritmo delle ultime due settimane, le esportazioni dal Golfo Persico potrebbero tornare ai livelli prebellici di 23 milioni di barili al giorno già all’inizio di luglio. Questa ripresa ha indotto Morgan Stanley a rivedere al ribasso per la seconda volta in quindici giorni le previsioni sul Brent: il Dated Brent è atteso ora a 75 dollari al barile nel terzo e quarto trimestre, con un taglio di 15 dollari per il terzo trimestre, e a 70 dollari entro fine 2027. Per l’Europa e l’Italia, il ridimensionamento dei corsi petroliferi rappresenta un fattore di allentamento delle pressioni inflazionistiche sui beni energetici, sebbene permanga la vulnerabilità a un’eventuale nuova fiammata geopolitica.

La fragilità dell’accordo di cessate il fuoco del 17 giugno resta il principale elemento di incertezza. Gli scambi di missili del fine settimana hanno messo alla prova la tregua, e il meccanismo negoziale a sessanta giorni previsto dal memorandum d’intesa a 14 punti stenta a decollare. Gli analisti di Bruxelles e di Londra ritengono che il mercato abbia scontato una normalizzazione delle forniture più rapida di quanto realisticamente possibile: secondo ING, i volumi di greggio in transito torneranno ai livelli pre-conflitto solo alla fine del terzo trimestre, non a luglio. Il prossimo appuntamento cruciale è la verifica dell’effettivo avvio dei colloqui tecnici a Doha e l’evoluzione del traffico navale nei prossimi giorni: da questi elementi dipenderà la tenuta del fragile equilibrio su cui si è assestato il prezzo del barile.

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I prezzi del petrolio mostrano dinamiche contrastanti, con il Brent che si stabilizza intorno a 73,2 dollari e il WTI in calo. Gli operatori valutano segnali contraddittori sul prossimo round di colloqui USA-Iran e monitorano la situazione nello Stretto di Hormuz. La cronaca resta rigorosamente fattuale, concentrata sui livelli di prezzo e sulle scadenze dei contratti, senza commenti più ampi.

Stampa del Golfo arabo/ Qatariota
PragmatismoScetticismoDistacco

I mercati del Golfo sono cauti mentre gli investitori attendono i potenziali negoziati USA-Iran a Doha, con le speranze di un esito positivo temperate dal fragile cessate il fuoco. I prezzi del petrolio sono scesi, riflettendo l'incertezza sull'effettivo svolgimento dei colloqui. L'attenzione è sul processo diplomatico e sulla sua capacità di stabilizzare i flussi energetici regionali.

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