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L’intesa Hormuz riapre i rubinetti: export del Golfo a 10 milioni di barili al giorno

La tregua tra Stati Uniti e Iran ha permesso il transito nello Stretto di Hormuz, facendo impennare le esportazioni di greggio e crollare i prezzi, ma l’eccesso di offerta e la domanda debole frenano il riequilibrio.

A giugno le esportazioni combinate di greggio e condensato di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Iran sono aumentate di oltre 3,5 milioni di barili al giorno rispetto a maggio, superando i 10 milioni di barili giornalieri. È il primo effetto misurabile dell’intesa tra Washington e Teheran che, con una deroga di sessanta giorni del Tesoro americano, ha riaperto il transito nello Stretto di Hormuz e autorizzato per la prima volta dopo anni i pagamenti in dollari per il petrolio iraniano. Il Brent è scivolato fino a 71 dollari, azzerando i rialzi accumulati durante il conflitto, mentre la struttura del mercato è passata dal backwardation al contango, segnalando un eccesso di offerta immediata.

Il meccanismo di riapertura ha permesso di smaltire rapidamente lo stoccaggio galleggiante che a fine aprile aveva raggiunto 96 milioni di barili. Secondo i dati di tracciamento di Kpler e Vortexa, gli Emirati Arabi Uniti hanno trainato la ripresa con esportazioni record tra 3,7 e 3,8 milioni di barili al giorno, mentre l’Arabia Saudita ha portato i flussi a 4,52 milioni e il Kuwait ha più che raddoppiato la produzione a 1,65 milioni. L’Iran, da parte sua, ha riversato sul mercato 50 milioni di barili in due settimane, incassando circa 3,5 miliardi di dollari, ma oltre 58 milioni di barili restano in mare senza un acquirente definito. La Cina, primo cliente storico, ha dimezzato gli acquisti a 654mila barili al giorno, preferendo attingere alle proprie riserve, mentre l’India attende chiarimenti da Washington sui pagamenti prima di impegnarsi.

L’eccesso di offerta sta ridisegnando le prospettive di prezzo. Gli analisti di Citigroup prevedono un Brent tra 60 e 65 dollari entro fine anno, con la raccomandazione di vendere ogni rimbalzo estivo; Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno rivisto al ribasso le stime, avvertendo sul rischio di un surplus globale. Per l’Europa e l’Italia, il calo delle quotazioni potrebbe tradursi in un allentamento delle pressioni inflazionistiche e dei costi energetici, ma il quadro resta fragile. L’Iran vende a sconto, come confermato dal segretario al Tesoro americano, mentre Teheran rivendica un premio del 20 per cento. Intanto la Russia, colpita da attacchi alle raffinerie, sta dirottando sui mercati internazionali volumi record di greggio che non riesce a processare internamente.

La finestra aperta dalla deroga americana scade il 21 agosto e i negoziati in corso in Qatar restano il perno della stabilizzazione. Il 7 luglio i ministri del sottogruppo Opec+ si riuniranno in videoconferenza per discutere un probabile aumento simbolico delle quote di agosto, penultimo passo di un percorso di ripristino della produzione interrotto anni fa. Il vero spartiacque sarà la capacità di Washington e Teheran di trasformare la tregua temporanea in un accordo permanente, prima che un nuovo blocco navale o una decisione unilaterale americana facciano ripiombare il mercato nell’incertezza.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 5 lingue

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa iraniana e affini
Stampa europea continentale/ Mediterranea
IroniaPragmatismo

In sole due settimane dalla fine del blocco navale, l'Iran ha riversato sul mercato 50 milioni di barili di greggio, incassando circa 3,5 miliardi di dollari. La deroga di 60 giorni del Tesoro USA, che autorizza i pagamenti in dollari, ha reso possibile questa ondata, sollevando dubbi sull'efficacia del memorandum d'intesa.

Stampa iraniana e affini/ Regime
DistaccoPragmatismo

I prezzi del petrolio sono rimasti stabili sopra i 71 dollari mentre i mercati attendevano l'esito dei colloqui diplomatici tra Iran e Stati Uniti. Gli operatori sperano che i negoziati riducano le tensioni in Medio Oriente, in una seduta caratterizzata da bassi volumi per la festività americana.

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venerdì 3 luglio 2026

L’intesa Hormuz riapre i rubinetti: export del Golfo a 10 milioni di barili al giorno

La tregua tra Stati Uniti e Iran ha permesso il transito nello Stretto di Hormuz, facendo impennare le esportazioni di greggio e crollare i prezzi, ma l’eccesso di offerta e la domanda debole frenano il riequilibrio.

A giugno le esportazioni combinate di greggio e condensato di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Iran sono aumentate di oltre 3,5 milioni di barili al giorno rispetto a maggio, superando i 10 milioni di barili giornalieri. È il primo effetto misurabile dell’intesa tra Washington e Teheran che, con una deroga di sessanta giorni del Tesoro americano, ha riaperto il transito nello Stretto di Hormuz e autorizzato per la prima volta dopo anni i pagamenti in dollari per il petrolio iraniano. Il Brent è scivolato fino a 71 dollari, azzerando i rialzi accumulati durante il conflitto, mentre la struttura del mercato è passata dal backwardation al contango, segnalando un eccesso di offerta immediata.

Il meccanismo di riapertura ha permesso di smaltire rapidamente lo stoccaggio galleggiante che a fine aprile aveva raggiunto 96 milioni di barili. Secondo i dati di tracciamento di Kpler e Vortexa, gli Emirati Arabi Uniti hanno trainato la ripresa con esportazioni record tra 3,7 e 3,8 milioni di barili al giorno, mentre l’Arabia Saudita ha portato i flussi a 4,52 milioni e il Kuwait ha più che raddoppiato la produzione a 1,65 milioni. L’Iran, da parte sua, ha riversato sul mercato 50 milioni di barili in due settimane, incassando circa 3,5 miliardi di dollari, ma oltre 58 milioni di barili restano in mare senza un acquirente definito. La Cina, primo cliente storico, ha dimezzato gli acquisti a 654mila barili al giorno, preferendo attingere alle proprie riserve, mentre l’India attende chiarimenti da Washington sui pagamenti prima di impegnarsi.

L’eccesso di offerta sta ridisegnando le prospettive di prezzo. Gli analisti di Citigroup prevedono un Brent tra 60 e 65 dollari entro fine anno, con la raccomandazione di vendere ogni rimbalzo estivo; Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno rivisto al ribasso le stime, avvertendo sul rischio di un surplus globale. Per l’Europa e l’Italia, il calo delle quotazioni potrebbe tradursi in un allentamento delle pressioni inflazionistiche e dei costi energetici, ma il quadro resta fragile. L’Iran vende a sconto, come confermato dal segretario al Tesoro americano, mentre Teheran rivendica un premio del 20 per cento. Intanto la Russia, colpita da attacchi alle raffinerie, sta dirottando sui mercati internazionali volumi record di greggio che non riesce a processare internamente.

La finestra aperta dalla deroga americana scade il 21 agosto e i negoziati in corso in Qatar restano il perno della stabilizzazione. Il 7 luglio i ministri del sottogruppo Opec+ si riuniranno in videoconferenza per discutere un probabile aumento simbolico delle quote di agosto, penultimo passo di un percorso di ripristino della produzione interrotto anni fa. Il vero spartiacque sarà la capacità di Washington e Teheran di trasformare la tregua temporanea in un accordo permanente, prima che un nuovo blocco navale o una decisione unilaterale americana facciano ripiombare il mercato nell’incertezza.

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 5 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa iraniana e affini
Stampa europea continentale/ Mediterranea
IroniaPragmatismo

In sole due settimane dalla fine del blocco navale, l'Iran ha riversato sul mercato 50 milioni di barili di greggio, incassando circa 3,5 miliardi di dollari. La deroga di 60 giorni del Tesoro USA, che autorizza i pagamenti in dollari, ha reso possibile questa ondata, sollevando dubbi sull'efficacia del memorandum d'intesa.

Stampa iraniana e affini/ Regime
DistaccoPragmatismo

I prezzi del petrolio sono rimasti stabili sopra i 71 dollari mentre i mercati attendevano l'esito dei colloqui diplomatici tra Iran e Stati Uniti. Gli operatori sperano che i negoziati riducano le tensioni in Medio Oriente, in una seduta caratterizzata da bassi volumi per la festività americana.

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