
Londra e Parigi preparano una missione navale nello Stretto di Hormuz, Oman apre alla cooperazione
Pronta una forza multinazionale per la libertà di navigazione, mentre fonti iraniane riferiscono di un accordo di principio sui pedaggi per il transito.
Il Regno Unito e la Francia hanno annunciato con una dichiarazione congiunta la disponibilità a dispiegare una «missione militare multinazionale più ampia» a sostegno della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. L’iniziativa, resa nota venerdì dai leader Keir Starmer ed Emmanuel Macron, poggia sull’assenso dell’Oman a cooperare per rendere sicure le proprie acque territoriali. Parigi ha già schierato due cacciamine, due fregate e un velivolo da pattugliamento marittimo, mentre la portaerei Charles de Gaulle rientra a Tolone. Secondo Londra e Parigi, lo Stretto rappresenta «un’arteria vitale per l’economia globale» e il ripristino del transito sicuro per le navi di tutte le nazioni è una questione di interesse mondiale.
La posizione omanita, emersa anche nell’incontro tra il sultano Haitham bin Tarik e il premier britannico, combina l’apertura alla missione navale con un messaggio diplomatico che, secondo fonti iraniane, ridisegna i termini del passaggio. Muscat avrebbe comunicato ai partner europei l’impossibilità di tornare allo status quo antecedente il conflitto e la probabile introduzione di oneri per i servizi di disinquinamento e navigazione. In parallelo, da Teheran si riferisce che diversi Paesi europei avrebbero accettato il principio di corrispondere pedaggi all’Iran e all’Oman per l’attraversamento dello Stretto, chiedendo soltanto che non vi siano discriminazioni basate sulla bandiera. La Repubblica Islamica, che attribuisce all’«aggressione americana e sionista» l’origine dell’insicurezza, ribadisce che lo Stretto ricade nelle acque territoriali iraniane e omanite e che la gestione della navigazione deve fondarsi sulla responsabilità degli Stati costieri e sull’accordo di cessate il fuoco che pose fine alla guerra imposta.
La cornice regionale è segnata dal memorandum d’intesa firmato il 17 giugno tra Stati Uniti e Iran, salutato da Macron come un passo importante per la stabilità e per la conferma della libertà di navigazione. Le turbolenze dei mesi scorsi – con attacchi a mercantili, chiusure temporanee del transito e un’impennata dei prezzi di petrolio, gas e fertilizzanti – hanno spinto le capitali europee a cercare assetti più duraturi. Per l’Italia e per l’Europa, lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia da cui transita una quota rilevante degli approvvigionamenti energetici: ogni interruzione si traduce in costi industriali e inflazione. L’eventuale formalizzazione di pedaggi, se confermata, introdurrebbe un elemento di novità nel diritto della navigazione internazionale, con possibili ripercussioni sui costi di trasporto e sui contratti di fornitura a lungo termine.
Il dossier si avvia ora verso la definizione del mandato e delle regole d’ingaggio della missione multinazionale, che Londra e Parigi intendono costruire con il concorso di altri partner. La presenza francese di guerra di mine resta in teatro, mentre la diplomazia omanita continua a esercitare un ruolo di mediazione. I prossimi passi concreti riguarderanno il coordinamento con le altre marine regionali e l’eventuale formalizzazione del quadro tariffario, un passaggio che potrebbe ridefinire l’equilibrio tra sovranità costiera e libertà di transito in una delle vie d’acqua più strategiche del pianeta.
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L'Iran denuncia la missione anglo-francese come una copertura per l'aggressione USA-Israele, ignorando le vere cause dell'instabilità. Il comunicato congiunto omette il ruolo destabilizzante di Washington e Tel Aviv, presentando l'Iran come unica minaccia. Teheran considera la missione un atto ostile che minaccia la sovranità regionale.
La missione anglo-francese è presentata come una risposta necessaria alle ripetute aggressioni iraniane nel Golfo, con il supporto di Oman. Il comunicato sottolinea la minaccia alla libertà di navigazione e alla sicurezza globale. L'Occidente si mobilita per proteggere gli interessi economici e la stabilità regionale.
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