
Il sorriso di Andrés e il video di Ronaldo: una promessa nata dal terremoto
Sopravvissuto al sisma che ha devastato il Venezuela, il piccolo Andrés Mieles ha perso la famiglia e una gamba; il campione portoghese lo ha invitato a una sua partita con un messaggio personale.
Nel reparto pediatrico dell’Hospital Miguel Pérez Carreño di Caracas, un infermiere avvicina uno smartphone al volto di Andrés Mieles. Sullo schermo compare Cristiano Ronaldo, che scandisce il suo nome, gli manda un abbraccio e gli dice: «Quando starai meglio, voglio invitarti a vedere una mia partita». Andrés, dieci anni, sorride. È il 3 luglio 2026 e quel video sta già rimbalzando da un continente all’altro.
Andrés è sopravvissuto al doppio terremoto che il 24 giugno ha squassato il Venezuela con scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, provocando migliaia di morti e feriti. Si è salvato perché, al momento del crollo, era uscito a giocare a pallone con un amico. Estratto dalle macerie, ha perso i genitori, un fratello di diciassette anni e, per la gravità delle lesioni, i medici hanno dovuto amputargli una gamba. Durante la degenza, il suo desiderio più grande – raccontato ai media locali – era completare l’album Panini del Mondiale 2026 con la figurina di Ronaldo, l’unica che gli mancava dopo aver perso tutto.
La storia, rilanciata sui social network da migliaia di tifosi che taggavano il fuoriclasse portoghese, ha raggiunto Ronaldo proprio mentre in Canada guidava il Portogallo verso gli ottavi di finale. Pochi giorni dopo, il capitano lusitano avrebbe segnato il suo primo gol in una fase a eliminazione diretta mondiale, decisivo per battere la Croazia. Ma prima ha registrato quel video personale, e secondo la stampa venezuelana ha anche inviato una maglia autografata della nazionale.
L’eco è stata immediata e trasversale: dai notiziari brasiliani a quelli arabi, passando per le testate europee, la vicenda ha occupato le cronache del Mondiale non per un gol o una vittoria, ma per quel video di pochi secondi. In un’America Latina segnata da catastrofi naturali e profonde disuguaglianze, il gesto è stato letto come un segnale di vicinanza che scavalca le distanze. Non è la prima iniziativa umanitaria di Ronaldo, ma qui il calcio diventa un ponte minimo e concreto: un bambino che sognava un adesivo riceve una promessa di incontro. Intanto, parenti e volontari hanno avviato una raccolta fondi per una protesi e per le necessità di Andrés, ora affidato a una zia paterna.
Resta l’immagine di quel sorriso in un letto d’ospedale, davanti a uno schermo che non restituisce ciò che è andato perduto, ma apre una parentesi di luce in una cronaca di macerie.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa araba sottolinea il gesto umanitario di Ronaldo, che dopo aver visto il video del bambino sopravvissuto al sisma lo invita a una partita. L'iniziativa viene descritta come una risposta concreta e compassionevole, amplificata dai social media.
I media indiani raccontano una storia che scalda il cuore: Ronaldo invia un videomessaggio personale a un bambino venezuelano che ha perso la famiglia e una gamba nel terremoto. L'invito a una partita diventa il simbolo di un trionfo dello spirito umano sulla tragedia.
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