
Scontro tra polizia di Dallas e lo staff dell’Egitto: il video diventa virale
Un alterco fisico in un hotel alla vigilia della partita con l’Australia riaccende il dibattito sui controlli di sicurezza durante il Mondiale 2026.
Un dirigente e un giocatore della nazionale egiziana sono stati spintonati da un agente della polizia di Dallas nella hall dell’albergo che ospitava la squadra, giovedì 2 luglio, alla vigilia dell’incontro con l’Australia valido per i sedicesimi di finale del Mondiale 2026. Secondo la ricostruzione fornita dall’ufficio stampa della federazione egiziana, il direttore Ibrahim Hassan e l’attaccante Trézéguet stavano acconsentendo alla richiesta di un tifoso e di suo figlio di scattare una fotografia quando un agente è intervenuto spingendo prima il sostenitore e poi i due membri della delegazione.
Il dipartimento di polizia di Dallas ha diffuso una dichiarazione in cui spiega di essere intervenuto su richiesta della sicurezza dell’hotel per la presenza di una persona priva di credenziali. Gli agenti avrebbero in seguito constatato che i tesserini non erano esibiti in modo conforme alle regole. La situazione, precisa la nota, è stata risolta sul posto e i rappresentanti della squadra hanno incontrato i funzionari di polizia per chiarire l’accaduto. Il commissario tecnico Hossam Hassan, attraverso un interprete, ha dichiarato che la delegazione ha accettato le scuse delle autorità e considera chiusa la vicenda.
Il video dell’alterco, diffuso su Instagram da Al Jazeera English e rilanciato da numerosi account, ha superato in poche ore milioni di visualizzazioni. Le immagini mostrano l’agente urlare “Back off!” e spintonare Ibrahim Hassan, che reagisce con veemenza. Fonti vicine alla squadra egiziana hanno parlato di un’aggressione immotivata, mentre osservatori nordamericani sottolineano che l’episodio si inserisce in una serie di tensioni legate ai dispositivi di sicurezza dispiegati per il torneo.
Nelle settimane precedenti, infatti, si erano già registrati casi analoghi: l’attaccante iracheno Aymen Hussein sarebbe stato trattenuto per circa sette ore all’aeroporto di Chicago, la nazionale senegalese ha subito controlli straordinari sulla pista di atterraggio, e la squadra uruguaiana è stata perquisita con cani antidroga prima di una partita. Organizzazioni per i diritti umani, tra cui la Sport & Rights Alliance, avevano denunciato un “clima di paura” per i tifosi stranieri, alimentato dalle politiche migratorie statunitensi. L’unica nota di segno opposto è giunta dalla nazionale iraniana, che ha lasciato un messaggio di ringraziamento scritto a mano ai sostenitori di Los Angeles.
Al momento, la polizia di Dallas e la federazione egiziana confermano che la questione è stata risolta in via informale. Non risultano denunce né provvedimenti disciplinari. L’episodio resta oggetto di discussione pubblica, mentre il torneo prosegue con le gare a eliminazione diretta.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'episodio viene dipinto come l'ennesimo abuso di potere della polizia statunitense, che avrebbe aggredito lo staff egiziano e un bambino tifoso. La narrazione inserisce il fatto in un quadro di vessazioni sistematiche contro delegazioni e tifosi stranieri, trasformando il video in una prova dell'intolleranza che offusca il Mondiale.
L'alterco viene riportato come uno scontro fisico tra un agente di Dallas e membri dello staff egiziano, con la squadra che sostiene di essere stata spintonata mentre accontentava un tifoso. L'allenatore ha poi dichiarato chiusa la vicenda, e l'episodio è trattato come un fatto isolato diventato virale, con alcuni organi di stampa che sollevano dubbi sulla condotta della polizia ma senza approfondire.
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