
Due secondi, un insetto, un guasto: la fragilità dei cieli e dei binari in una settimana di incidenti
Dall’errore di calcolo che a Luton ha sfiorato la catastrofe al cedimento dell’aria condizionata su un treno a Mumbai, i trasporti mostrano crepe profonde.
Un Boeing 737 Max con 168 persone a bordo è decollato dall’aeroporto londinese di Luton con un margine di appena 162 metri – due secondi – prima della fine della pista, a causa di un errore nell’inserimento dei parametri di potenza. Secondo il rapporto dell’Air Accidents Investigation Branch britannico, i piloti del volo Wizz Air operato da Ascend Airways avevano accettato una partenza da un’intersezione intermedia, ma non hanno aggiornato le velocità di riferimento nel computer di bordo: la spinta è rimasta all’82% anziché all’85% richiesto, e l’aereo ha superato il termine dell’asfalto a soli quattro metri d’altezza, contro i dieci previsti dalle norme internazionali. L’equipaggio, con un comandante di 61 anni e oltre diecimila ore di volo, riteneva di aver corretto i calcoli; l’indagine non ha rilevato guasti tecnici al velivolo.
Nella stessa settimana, altri episodi hanno messo alla prova la sicurezza dei trasporti. Un Boeing 767 della United Airlines in volo da Roma a Newark con 227 passeggeri ha effettuato un atterraggio d’emergenza a Shannon, in Irlanda, dopo che l’equipaggio ha avvertito vibrazioni anomale al motore destro e un odore sospetto in cabina; le autorità irlandesi hanno confermato che tutti hanno lasciato l’aereo illesi. In Bangladesh, un volo della US-Bangla Airlines diretto a Chennai è partito con l’aria condizionata fuori uso: i 188 passeggeri, in gran parte pazienti in viaggio per cure mediche, hanno sopportato un caldo soffocante e una donna con asma ha avuto bisogno di ossigeno; la compagnia ha ammesso il malfunzionamento, ma ha difeso la scelta di operare il volo. A Mumbai, un treno locale climatizzato si è fermato per un guasto al sistema di raffreddamento: le porte sigillate e il sovraffollamento hanno causato svenimenti e difficoltà respiratorie, con un uomo di 43 anni ricoverato in ospedale.
La sequenza riporta alla memoria incidenti in cui la sorte si è giocata su dettagli minimi. Nel 1996, il volo Birgenair 301 precipitò nell’Atlantico poco dopo il decollo da Puerto Plata, uccidendo 189 persone: l’inchiesta dominicana indicò come probabile causa l’ostruzione del tubo di Pitot da parte di una vespa, che avrebbe fornito al pilota dati di velocità errati, innescando una reazione fatale del pilota automatico. Più di recente, la cosiddetta “fila 11” è entrata nell’immaginario collettivo: il 12 giugno 2025, il disastro del volo Air India AI171 ad Ahmedabad ha avuto un unico sopravvissuto, seduto al posto 11A accanto a un’uscita di emergenza; poche settimane dopo, sul volo Ryanair Salonicco-Memmingen, un passeggero al posto 11F è stato parzialmente risucchiato fuori da un finestrino in frantumi dopo un’avaria al motore, salvato dalla moglie e da altri viaggiatori.
Le inchieste sono ancora aperte in diversi casi, e le autorità competenti – dall’AAIB britannica alla Direzione generale dell’aviazione civile indiana – stanno esaminando procedure e manutenzioni. In Europa, gli analisti della sicurezza aerea osservano che la pressione operativa sulle compagnie low-cost e la crescente automazione dei cockpit impongono un aggiornamento costante dei protocolli, mentre in Asia meridionale il trasporto ferroviario di massa resta esposto a guasti con conseguenze immediate sulla salute dei passeggeri. Al momento, non risultano vittime negli episodi più recenti, ma il ripetersi di eventi simili sollecita una riflessione sulla resilienza dei sistemi di trasporto.
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