
Il peso messicano si rafforza, il dollaro cede in America Latina: i mercati del 20 luglio
La divisa statunitense arretra ai minimi da mesi contro il peso, mentre in Argentina il gap tra ufficiale e parallelo resta contenuto e il bolívar venezuelano accelera la svalutazione.
La seduta valutaria del 20 luglio 2026 conferma un dollaro in affanno su diversi fronti latinoamericani, con il peso messicano che tocca quota 17,47 per unità, in calo dello 0,41% rispetto alla chiusura precedente e del 7% su base annua. La tendenza negativa, ormai strutturale, riflette l’afflusso di capitali legato al nearshoring e le attese per i proventi del Mondiale di calcio del 2026, che secondo le proiezioni della Secretaría de Hacienda e di Banorte potrebbero spingere il cambio verso 19,30-20,50 pesos per dollaro entro fine anno, un livello comunque più debole di quello attuale. La volatilità contenuta (6,94%) segnala un mercato che ha metabolizzato il nuovo equilibrio.
In Argentina, il quadro è diverso: il dollaro ufficiale si attesta a 1.500 pesos per la vendita, con un parallelo (blue) a 1.530, per un divario di appena il 2%. La Banca Centrale continua ad accumulare riserve – 12.696 milioni di dollari in 107 sedute consecutive – mentre il governo ha agganciato l’aggiornamento delle bande cambiarie all’inflazione, che a giugno ha segnato un 2,1%. Il sistema a fluttuazione amministrata, ereditato dalla fine del cepo cambiario, mantiene la stabilità, ma gli analisti di Buenos Aires prevedono un’accelerazione del tasso di svalutazione nella seconda metà dell’anno, con il mayorista atteso a 1.673 pesos a dicembre.
Altrove, il dollaro mostra andamenti contrastanti: in Colombia scende a 3.254 pesos, con un calo del 15% in un anno, mentre in Perù arretra dello 0,09% a 3,39 soles. In Paraguay e Uruguay, invece, si apprezza leggermente, segno che i fattori locali – come i differenziali di inflazione e i flussi commerciali – pesano più della tendenza globale. In Venezuela, il bolívar prosegue la sua corsa al ribasso: 737 unità per dollaro, con una svalutazione del 144% da inizio anno, in un’economia ormai dollarizzata di fatto.
Fuori dall’America Latina, la Russia vede il rublo rafforzarsi marginalmente (78,32 sul dollaro), ma la banca centrale avverte che circa metà della dinamica del cambio non è spiegabile con i fondamentali, segno di un mercato ancora condizionato da aspettative e flussi speculativi. In Bangladesh, la pressione sulla taka porta il dollaro a 123,58, nuovo massimo. Il prossimo banco di prova per tutte queste valute sarà la riunione della Federal Reserve, da cui i mercati si attendono segnali di allentamento monetario, e l’avvio della revisione del T-MEC, che potrebbe ridefinire i flussi commerciali e valutari dell’intera area nordamericana.
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.10 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Il peso messicano si consolida come ancora di stabilità regionale.
Presenta dati di più valute per mostrare una tendenza generale di calma, usando cifre Dow Jones e bassa volatilità.
Omette le tensioni geopolitiche in Medio Oriente che influenzano i mercati valutari globali.
La taka bangladese soffre a causa della crisi in Medio Oriente.
Attribuisce l'aumento del dollaro alla crisi mediorientale, creando un legame causale diretto.
Omette la calma nei mercati latinoamericani, concentrandosi solo sul deprezzamento locale.
La Banca di Russia aggiusta i tassi con calma.
Cita un esperto di Gazprombank per proiettare il futuro, dando autorità alla previsione.
Omette qualsiasi riferimento alla stabilità valutaria latinoamericana o alla calma globale.
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