
Guterres: «Il Medio Oriente sta sfuggendo di controllo», a rischio Hormuz e Bab al-Mandeb
Il segretario generale dell’ONU avverte il Consiglio di Sicurezza: l’escalation e i blocchi navali minacciano le rotte energetiche globali, con il petrolio sopra i 100 dollari.
La situazione in Medio Oriente «sta sfuggendo di controllo» e si trova «sull’orlo dell’inimmaginabile». Con queste parole, pronunciate giovedì davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il segretario generale António Guterres ha lanciato un allarme senza precedenti, esortando tutte le parti a «tornare indietro» e a privilegiare la via diplomatica. L’intervento, avvenuto durante una sessione dedicata alla risoluzione pacifica dei conflitti convocata da Repubblica Democratica del Congo e Pakistan, è giunto mentre le milizie Houthi dello Yemen, sostenute dall’Iran, rivendicavano attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso. L’episodio ha fatto precipitare le tensioni attorno allo stretto di Bab al-Mandeb, via d’acqua cruciale per i traffici commerciali tra Asia ed Europa, già messo sotto pressione dal blocco iraniano dello stretto di Hormuz.
Nel suo discorso, Guterres ha sottolineato come il numero, la complessità e la portata geografica dei conflitti in tutta la regione siano in costante aumento. Secondo fonti delle Nazioni Unite, la «supposta tregua» a Gaza non ha fermato le uccisioni di civili, mentre Israele continua a estendere il proprio controllo sulla Striscia e in Cisgiordania si profila una «annessione strisciante» accompagnata da violenze e spostamenti forzati su larga scala. La prospettiva di Teheran, filtrata attraverso i media iraniani, sottolinea la richiesta di piena libertà di navigazione intorno a Hormuz e Bab al-Mandeb, ma attribuisce la responsabilità dell’escalation alle politiche statunitensi e israeliane. Da Riad e Washington, invece, si denunciano le azioni degli Houthi come una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale e si conferma l’invio accelerato di truppe, personale medico e armamenti americani nella regione, per offrire al presidente Trump opzioni militari più ampie in caso di espansione del conflitto con l’Iran.
Le ripercussioni di questa crisi toccano immediatamente l’economia reale. Il prezzo del barile di Brent ha superato i 100 dollari, con un rialzo giornaliero superiore al 7%, trascinando al ribasso le borse mondiali. Per l’Europa e in particolare per l’Italia, che dipendono in misura significativa dalle importazioni di greggio dal Golfo Persico, il rischio di interruzioni prolungate sulle rotte di Hormuz e Bab al-Mandeb rappresenta una minaccia concreta alla stabilità dei prezzi dell’energia e alla ripresa economica. Analisti di Bruxelles osservano che l’eventuale chiusura di questi colli di bottiglia marittimi potrebbe innescare una crisi di approvvigionamento paragonabile a quella del 1973, con conseguenze pesanti per il tessuto industriale del continente.
Sul fronte diplomatico, il Consiglio di Sicurezza resta segnato da divisioni geopolitiche che, nelle parole di Guterres, «non sono un motivo per l’inazione». Il segretario generale uscente ha esortato i membri a «predicare con l’esempio» e a trovare punti di convergenza per evitare «un cerchio sempre più largo di scontri». Le prossime mosse attese includono nuovi round negoziali, potenziali votazioni su risoluzioni mirate a garantire la libertà di navigazione e iniziative di mediazione regionale. Il dossier resta aperto, con la comunità internazionale chiamata a un difficile equilibrio tra deterrenza e dialogo.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
Il capo dell'ONU dichiara che la situazione è 'sull'orlo dell'inimmaginabile' e chiede un'inversione diplomatica, evitando di attribuire colpe ad attori specifici.
Riproducendo le parole letterali di Guterres, la narrazione acquisisce l'autorità di un organismo neutrale, omettendo qualsiasi analisi delle responsabilità nell'escalation.
Non si fa menzione del ruolo di attori specifici come Iran, Israele o gli Houthi nelle minacce marittime.
Guterres lancia un avvertimento mentre le azioni Houthi intensificano le minacce marittime, collocando la crisi nel contesto dell'attività dei ribelli yemeniti.
La narrazione inserisce l'avvertimento di Guterres nel contesto specifico delle minacce Houthi, attribuendo implicitamente la causa della crisi a un singolo attore e tralasciando altri fattori.
Non si fa menzione delle azioni israeliane a Gaza o in Cisgiordania, né del ruolo dell'Iran nella regione.
Guterres denuncia che Israele sta aumentando il controllo su Gaza e la Cisgiordania, e mette in guardia contro 'un'annessione strisciante', con la regione sull'orlo dell'inimmaginabile.
La narrazione enfatizza selettivamente le critiche di Guterres a Israele omettendo il riferimento alle minacce marittime che hanno portato alla riunione del Consiglio di Sicurezza, spostando la responsabilità sull'occupazione.
Non si fa menzione degli attacchi marittimi Houthi che hanno portato alla seduta del Consiglio di Sicurezza, né del sostegno iraniano alle azioni Houthi.
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