
Burnham rivendica l’interesse nazionale britannico di fronte a Trump
Il nuovo premier laburista promette di dissentire apertamente da Washington su Iran e spese, in un equilibrio tra alleanza atlantica e pressioni interne.
A meno di una settimana dall’insediamento a Downing Street, il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato alla BBC che non esiterà a esprimere pubblicamente disaccordo con il presidente statunitense Donald Trump qualora lo richieda l’interesse nazionale del Regno Unito. La presa di posizione arriva mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran coinvolge direttamente il territorio britannico: secondo fonti governative di Londra, bombardieri americani partiti dalla base di Fairford in Inghilterra hanno condotto attacchi contro obiettivi iraniani, con l’autorizzazione del governo Starmer confermata da Burnham per le sole operazioni “difensive”. Il nuovo premier ha definito “calorosa” la prima telefonata con Trump, ma si è sottratto per due volte alla domanda se si fidi del presidente americano, limitandosi a osservare che “il mondo cambia” e le situazioni vanno giudicate nel loro evolversi.
Da Washington l’atteggiamento appare pragmatico: Trump aveva inizialmente bollato Burnham come “estremamente liberale”, salvo poi parlare di una “ottima conversazione” dopo il colloquio telefonico. Analisti vicini all’amministrazione americana sottolineano che la priorità resta mantenere la cooperazione sulla sicurezza nel Golfo Persico e sulla crisi iraniana, mentre il nuovo ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e il segretario alla Difesa Wes Streeting hanno entrambi evitato di esprimere fiducia personale in Trump, insistendo sulla distinzione tra operazioni offensive – cui il Regno Unito non partecipa – e difensive. Da Teheran, le Guardie della Rivoluzione hanno avvertito che Londra diventerà un “bersaglio legittimo” se continuerà a sostenere gli Stati Uniti. Londra replica di essere pronta a difendersi, ma minimizza le minacce iraniane come “spacconate”, mentre organizza per la prossima settimana un vertice internazionale sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Sul fronte interno, Burnham cerca un rapido cambio di passo rispetto al predecessore Keir Starmer, silurato dal gruppo parlamentare laburista dopo rapporti logorati con Trump e dissensi sulla guerra. Ha annunciato misure di immediato sollievo sul costo della vita – abolizione dell’Iva sulle bollette energetiche, tetto alle tariffe degli autobus e sgravi per locali pubblici – attirandosi le accuse dei conservatori di promesse non finanziate. La fondazione indipendente Resolution Foundation stima un costo di oltre due miliardi di sterline entro il 2029-30, riducendo i margini di bilancio a circa otto miliardi. Lo stesso Burnham non ha chiarito la tempistica per portare la spesa militare al 3% del Pil, impegno che aveva spinto alle dimissioni il suo attuale cancelliere John Healey dal governo ombra, e ha escluso elezioni anticipate prima del 2029, rivendicando la legittimità della carica pur senza voto popolare.
Analisti di Bruxelles seguono con attenzione l’evoluzione della politica estera di Londra, in un momento in cui il Regno Unito resta uno dei principali sostenitori europei dell’Ucraina – Burnham lo ha ribadito a Zelensky – e si trova a gestire la tensione sullo Stretto di Hormuz, snodo vitale per le forniture energetiche globali. La disponibilità a dissentire da Trump viene letta sia come un tentativo di rassicurare l’ala sinistra laburista e l’opinione pubblica contraria alla guerra, sia come un messaggio a Washington sulla indisponibilità a un allineamento acritico. I prossimi passi concreti saranno la conferenza londinese sulla sicurezza marittima, che vedrà la partecipazione del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, e la preparazione del bilancio autunnale, mentre i lealisti di Starmer preparano per settembre una possibile controffensiva interna per condizionare la linea economica e la disciplina di partito.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Burnham porta il peso della sua vecchia profezia: la Brexit è terrorismo. Ora deve riconquistare l'Europa.
Il confronto con il terrorismo amplifica la posta in gioco e fa apparire ogni esitazione come un tradimento.
Non menziona che Burnham ha escluso elezioni anticipate, né il tono cordiale del primo colloquio con Trump.
Teheran vede Burnham come un premier che non si piega a Washington, ma che sa tenere aperto il dialogo.
Si evidenzia la contraddizione tra il calore personale e la mancanza di fiducia, lasciando intendere che la cordialità è solo diplomatica.
Tace sugli sforzi del ministro della Difesa per riconciliarsi con Trump, concentrandosi solo sulla dichiarazione di Burnham.
Mosca riporta che il vero lavoro è dietro le quinte: il ministro della Difesa riallaccia i fili con Trump.
Concentrandosi sugli sforzi di riconciliazione, si minimizza la narrativa di scontro e si proietta una relazione pragmatica.
Non fa riferimento all'intervista di Burnham in cui si dice pronto a sfidare Trump, ma si concentra solo sui tentativi di riavvicinamento del ministro della Difesa.
Allarga lo sguardo
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