
Gibilterra, cade la frontiera con la Spagna: firmato a Bruxelles l’accordo post-Brexit
L’intesa elimina i controlli terrestri e garantisce la libera circolazione ai 15mila lavoratori frontalieri, chiudendo l’ultimo capitolo della Brexit.
L’Unione Europea e il Regno Unito hanno firmato martedì a Bruxelles l’accordo che abbatte la frontiera terrestre tra Gibilterra e la Spagna, ponendo fine a oltre tre secoli di separazione fisica. A partire dalla mezzanotte, la «Verja» – la recinzione metallica che dal 1909 divide il Peñón dal comune spagnolo di La Línea de la Concepción – verrà smantellata, consentendo il passaggio senza controlli doganali ai circa 15.500 lavoratori che ogni giorno si spostano dalla Spagna verso l’enclave britannica. Il testo, siglato dal commissario europeo Maroš Šefčovič e dal ministro britannico per l’Europa Stephen Doughty alla presenza del capo del governo di Gibilterra Fabian Picardo e del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, entra in applicazione provvisoria in attesa della ratifica dei parlamenti europeo e britannico.
Secondo fonti comunitarie, l’intesa rappresenta la chiusura definitiva del «puzzle Brexit» e istituisce un regime di libera circolazione che permetterà ai residenti di Gibilterra di entrare in Spagna con la sola carta di soggiorno, senza timbri sul passaporto, mentre i cittadini spagnoli potranno utilizzare il documento d’identità nazionale. Al porto e all’aeroporto del Peñón saranno introdotti controlli duali: le autorità spagnole gestiranno i varchi Schengen, affiancando i funzionari gibilterrini, in modo da garantire l’accesso allo spazio europeo di libera circolazione una volta superata la frontiera. L’accordo prevede inoltre un’imposta sulle transazioni a Gibilterra – che salirà progressivamente fino al 17% – per compensare l’assenza di IVA, e attribuisce alla Spagna il controllo sui permessi di soggiorno e sull’ingresso di beni militari e a duplice uso.
Dal punto di vista spagnolo, il ministro Albares ha parlato di «una nuova era di opportunità» e della scomparsa dell’«ultimo muro d’Europa», sottolineando come la cooperazione abbia prevalso su «tre secoli di confronto». Le autorità di Gibilterra, pur celebrando la rimozione delle «barriere fisiche di un’epoca passata di frizione», tengono a precisare che l’enclave conserva «le chiavi della propria porta principale»: un concordato separato tra Londra e il Peñón garantisce infatti al governo locale il diritto di recedere dall’intesa, impedendo a un futuro esecutivo britannico di porvi fine contro la volontà di Gibilterra. Sul piano economico, le piccole imprese locali accolgono con favore la fluidità della frontiera, pur mostrando cautela per l’aumento della pressione fiscale e per i possibili riflessi sulla sicurezza.
La frontiera di Gibilterra era stata chiusa nel 1969 dal regime franchista, dopo il referendum con cui i gibilterrini scelsero a larghissima maggioranza di restare sotto sovranità britannica, ed era stata riaperta soltanto nel 1985. La sua scomparsa non incide sulla rivendicazione spagnola di sovranità, che Madrid ha esplicitamente tenuto fuori dal negoziato. L’intesa dovrà ora ottenere il voto del Parlamento europeo, previsto entro la fine dell’anno, e l’approvazione di Westminster. Fino ad allora, l’applicazione provvisoria consentirà di testare sul campo un equilibrio inedito tra integrazione economica e separatezza politica, in un lembo d’Europa dove convivono scimmie berbere, cabine telefoniche rosse e una comunità che si definisce «mediterraneo-britannica».
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L'accordo è una soluzione tecnica che normalizza il transito frontaliero, senza dramma né trionfalismo.
Il fatto è presentato come un inevitabile procedimento diplomatico, minimizzando il suo peso politico.
Non si menziona il contesto storico di tre secoli di disputa né le critiche alla Brexit.
Il trattato abbatte l'ultimo muro d'Europa e infligge un colpo definitivo alla Brexit, dimostrando la superiorità dell'integrazione europea.
Si usa la metafora del 'muro' e la narrazione storica per presentare l'accordo come una vittoria inevitabile della cooperazione sull'isolamento.
Non si menzionano le possibili complicazioni tecniche del nuovo sistema di ingresso Schengen né le preoccupazioni dei residenti britannici.
La fine del confine è un grande cambiamento, ma il nuovo sistema di ingresso UE all'aeroporto è un'aggiunta problematica che potrebbe causare ritardi.
La narrazione bilancia il cambiamento positivo con lo scetticismo verso la burocrazia UE, usando aneddoti locali per ancorare la storia.
La cornice storica celebrativa e le critiche alla Brexit vengono omesse, concentrandosi invece sugli inconvenienti pratici.
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