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Economia e Mercatimercoledì 1 luglio 2026

Eurozona, inflazione in calo al 2,8%: si allenta la pressione sui tassi

Il dato di giugno, inferiore alle attese, riduce l’urgenza di nuovi rialzi BCE mentre l’energia frena e l’Italia resta sopra la media.

L’inflazione dell’Eurozona è scesa al 2,8% a giugno, dal 3,2% di maggio, interrompendo una sequenza di quattro mesi consecutivi di rialzi e collocandosi al di sotto del 3% atteso dai mercati. Il dato, diffuso da Eurostat, riduce immediatamente la pressione sul Consiglio direttivo della Banca centrale europea, che nelle ultime settimane aveva segnalato la possibilità di nuovi aumenti dei tassi di interesse per contrastare le tensioni sui prezzi.

La frenata è stata trainata dal forte rallentamento della componente energetica, passata da un incremento annuo del 10,8% di maggio all’8,7% di giugno. Secondo gli analisti di Bruxelles, il calo riflette la distensione delle quotazioni petrolifere mondiali, a sua volta legata ai progressi diplomatici in Medio Oriente e alla riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, che avevano spinto i prezzi del greggio verso l’alto nei mesi precedenti. Anche l’inflazione di fondo, depurata da energia, alimenti freschi, alcol e tabacco, è scesa più del previsto, al 2,4% dal 2,6%, mentre i servizi – voce tenuta sotto stretta osservazione dalla BCE – sono calati al 3,2% dal 3,5%.

Le dinamiche restano tuttavia disomogenee tra i Paesi membri. L’Italia ha registrato un tasso annuo del 3,1%, in lieve calo dal 3,2% di maggio ma ancora sopra la media dell’area; la Francia ha raggiunto esattamente l’obiettivo del 2%, la Germania è scesa al 2,4% e la Spagna è rimasta stabile al 3,6%. Da Francoforte, il capo economista Philip Lane ha avvertito che lo shock energetico potrebbe ancora trasmettersi ai prezzi di alimentari e servizi, mentre il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato che l’inflazione resterà significativamente sopra il target. I mercati monetari, dal canto loro, continuano a scontare una probabilità superiore al 50% di un rialzo di un quarto di punto entro settembre. Su un altro fronte, in Argentina gli analisti privati stimano che l’inflazione mensile di giugno possa essere scesa sotto il 2%, segnando una nuova decelerazione dopo il picco di marzo, per effetto di una minore pressione sui prezzi di alimenti e bevande.

La prossima fase dipenderà dall’evoluzione dei costi energetici e dalla capacità delle economie di assorbire gli effetti di secondo impatto. Se la discesa dei prezzi del petrolio si consoliderà, la BCE potrebbe trovare spazio per una pausa nel ciclo restrittivo; in caso contrario, il timore di un’inflazione più persistente riaccenderebbe le attese di nuovi rialzi. I dati definitivi di Eurostat e le proiezioni aggiornate dello staff, attese per l’incontro di settembre, offriranno un primo banco di prova.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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PragmatismoDistacco

L'inflazione dell'Eurozona ha rallentato inaspettatamente al 2,8% a giugno, al di sotto delle previsioni, grazie al calo dei prezzi del petrolio legato agli sforzi di pace in Medio Oriente. Anche l'inflazione core è risultata inferiore alle attese, ma gli analisti restano cauti sulle prossime mosse della Banca Centrale Europea.

Stampa latinoamericana/ mercado
PragmatismoScetticismo

Il calo dell'inflazione dell'Eurozona al 2,8% a giugno, interrompendo una serie di quattro mesi di rialzi, porta sollievo alla BCE. Tuttavia, i mercati monetari vedono ancora una probabilità superiore al 50% di un rialzo dei tassi prima di settembre, riflettendo scetticismo sul fatto che il rallentamento sia sufficiente a fermare la stretta.

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mercoledì 1 luglio 2026

Eurozona, inflazione in calo al 2,8%: si allenta la pressione sui tassi

Il dato di giugno, inferiore alle attese, riduce l’urgenza di nuovi rialzi BCE mentre l’energia frena e l’Italia resta sopra la media.

L’inflazione dell’Eurozona è scesa al 2,8% a giugno, dal 3,2% di maggio, interrompendo una sequenza di quattro mesi consecutivi di rialzi e collocandosi al di sotto del 3% atteso dai mercati. Il dato, diffuso da Eurostat, riduce immediatamente la pressione sul Consiglio direttivo della Banca centrale europea, che nelle ultime settimane aveva segnalato la possibilità di nuovi aumenti dei tassi di interesse per contrastare le tensioni sui prezzi.

La frenata è stata trainata dal forte rallentamento della componente energetica, passata da un incremento annuo del 10,8% di maggio all’8,7% di giugno. Secondo gli analisti di Bruxelles, il calo riflette la distensione delle quotazioni petrolifere mondiali, a sua volta legata ai progressi diplomatici in Medio Oriente e alla riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, che avevano spinto i prezzi del greggio verso l’alto nei mesi precedenti. Anche l’inflazione di fondo, depurata da energia, alimenti freschi, alcol e tabacco, è scesa più del previsto, al 2,4% dal 2,6%, mentre i servizi – voce tenuta sotto stretta osservazione dalla BCE – sono calati al 3,2% dal 3,5%.

Le dinamiche restano tuttavia disomogenee tra i Paesi membri. L’Italia ha registrato un tasso annuo del 3,1%, in lieve calo dal 3,2% di maggio ma ancora sopra la media dell’area; la Francia ha raggiunto esattamente l’obiettivo del 2%, la Germania è scesa al 2,4% e la Spagna è rimasta stabile al 3,6%. Da Francoforte, il capo economista Philip Lane ha avvertito che lo shock energetico potrebbe ancora trasmettersi ai prezzi di alimentari e servizi, mentre il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato che l’inflazione resterà significativamente sopra il target. I mercati monetari, dal canto loro, continuano a scontare una probabilità superiore al 50% di un rialzo di un quarto di punto entro settembre. Su un altro fronte, in Argentina gli analisti privati stimano che l’inflazione mensile di giugno possa essere scesa sotto il 2%, segnando una nuova decelerazione dopo il picco di marzo, per effetto di una minore pressione sui prezzi di alimenti e bevande.

La prossima fase dipenderà dall’evoluzione dei costi energetici e dalla capacità delle economie di assorbire gli effetti di secondo impatto. Se la discesa dei prezzi del petrolio si consoliderà, la BCE potrebbe trovare spazio per una pausa nel ciclo restrittivo; in caso contrario, il timore di un’inflazione più persistente riaccenderebbe le attese di nuovi rialzi. I dati definitivi di Eurostat e le proiezioni aggiornate dello staff, attese per l’incontro di settembre, offriranno un primo banco di prova.

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L'inflazione dell'Eurozona ha rallentato inaspettatamente al 2,8% a giugno, al di sotto delle previsioni, grazie al calo dei prezzi del petrolio legato agli sforzi di pace in Medio Oriente. Anche l'inflazione core è risultata inferiore alle attese, ma gli analisti restano cauti sulle prossime mosse della Banca Centrale Europea.

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PragmatismoScetticismo

Il calo dell'inflazione dell'Eurozona al 2,8% a giugno, interrompendo una serie di quattro mesi di rialzi, porta sollievo alla BCE. Tuttavia, i mercati monetari vedono ancora una probabilità superiore al 50% di un rialzo dei tassi prima di settembre, riflettendo scetticismo sul fatto che il rallentamento sia sufficiente a fermare la stretta.

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