
Dazi Ue sui pacchi low-cost: scatta la tassa da 3 euro, colpite le piattaforme cinesi
Dal 1° luglio ogni articolo di diversa voce doganale in arrivo da Paesi extra-Ue paga un forfait di 3 euro, mentre sull’acciaio scattano barriere fino al 50%.
Il 1° luglio 2026 è entrato in vigore il nuovo dazio forfettario europeo sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi. La misura, approvata in via temporanea fino al 2028, impone un contributo di 3 euro per ogni diversa voce doganale dichiarata all’interno della stessa spedizione: un pacco con tre categorie merceologiche differenti – per esempio una maglietta, un paio di scarpe e un ombrello – sconta così 9 euro di dazio, a cui si aggiunge l’Iva calcolata anche sull’importo del contributo. In Italia, con aliquota ordinaria al 22%, il prelievo effettivo per singola voce sale a 3,66 euro. Nella stessa giornata, Bruxelles ha inasprito la salvaguardia sull’acciaio: il dazio per chi sfora le nuove quote – ridotte del 47% a 18,3 milioni di tonnellate – raddoppia al 50%, con obbligo di certificare l’origine della fusione per contrastare l’elusione.
La decisione sui piccoli pacchi cancella l’esenzione doganale che finora aveva favorito l’esplosione dello shopping low-cost sulle piattaforme cinesi. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli in pacchi sotto i 150 euro, oltre il 90% dei quali provenienti dalla Cina. L’obiettivo dichiarato è duplice: ristabilire condizioni di concorrenza più eque per i commercianti europei – il retail occupa 30 milioni di persone nell’Ue – e rafforzare i controlli di sicurezza, poiché oltre il 60% dei prodotti ispezionati (giocattoli, elettronica, cosmetici) non rispetta gli standard comunitari. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha parlato di «cambiamento volto a ristabilire l’equità per le imprese europee e a proteggere meglio i nostri consumatori».
L’impatto logistico è già misurabile. L’aeroporto di Liegi, che da solo gestisce circa il 30% dei pacchi aerei dell’e-commerce europeo – 1,35 miliardi di colli nel 2025, contro i 300mila del 2017 – vive un clima di forte incertezza. Il portavoce dello scalo, Christian Delcourt, ha riferito che «non ci aspettiamo uno stop all’e-commerce», ma gli operatori restano prudenti e hanno elaborato vari scenari. Le piattaforme cinesi si stanno attrezzando: AliExpress ha annunciato che i prodotti indicheranno se i dazi sono inclusi, mentre Shein ha ampliato i magazzini in Polonia per spedire in grandi lotti all’interno dell’Ue. Per i consumatori italiani, il costo aggiuntivo rischia di vanificare il vantaggio di prezzo su articoli di piccola taglia, spesso venduti a meno di due euro. Dal punto di vista giuridico, il debitore del dazio è l’importatore, ma nulla impedisce che l’onere venga trasferito sul prezzo finale o sulle spese di spedizione.
La stretta sui pacchi si inserisce in un contesto di crescenti tensioni commerciali con Pechino. Alla vigilia dell’entrata in vigore, il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha incontrato il ministro cinese Wang Wentao, ribadendo che il surplus commerciale cinese «non è sostenibile» e favorito da aiuti pubblici distorsivi. La Svizzera, esterna all’Ue, osserva con apprensione: secondo uno studio dell’istituto Carpathia, i 500mila pacchi giornalieri in arrivo nel Paese potrebbero subire effetti indiretti, mentre Bruxelles e Pechino si contendono le rotte del commercio elettronico. Intanto, Poste canadesi ha sospeso le spedizioni verso dodici Paesi Ue, tra cui Italia, Francia e Germania, a causa delle nuove regole doganali, segno che l’adeguamento amministrativo è oneroso anche per gli operatori extraeuropei.
La misura resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe entrare in funzione il nuovo European Customs Data Hub, che calcolerà i dazi ordinari in base a valore, origine e classificazione della merce, superando il sistema forfettario. Fino ad allora, il dazio di 3 euro per voce doganale rappresenta un banco di prova per la tenuta del commercio elettronico transfrontaliero e per la capacità dell’Unione di difendere la propria autonomia strategica senza innescare ritorsioni. L’evoluzione dei flussi aerei su Liegi e le scelte di prezzo delle piattaforme cinesi offriranno nelle prossime settimane i primi indicatori concreti.
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La decisione dell'UE di imporre dazi su piccoli pacchi e acciaio è un passo necessario per proteggere l'industria europea dalla concorrenza sleale e garantire condizioni di parità. Queste misure argineranno l'afflusso di merci a buon mercato, spesso non conformi, salvaguardando posti di lavoro e standard. La barriera sull'acciaio in particolare rafforza l'autonomia strategica del blocco in un settore critico.
I nuovi dazi dell'UE su piccoli pacchi e acciaio sono una classica mossa protezionistica che rischia di innescare una guerra commerciale e danneggiare le catene di approvvigionamento globali. Mentre il blocco afferma di difendere le sue industrie, tali barriere spesso portano a prezzi più alti per i consumatori e a ritorsioni da parte dei partner commerciali. Un approccio più orientato al mercato sarebbe preferibile per evitare conseguenze indesiderate.
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