
Kim Jong-un accelera sul riarmo navale: test missilistici dal cacciatorpediniere Kang Kon
Dopo il varo della gemella Choe Hyon, il leader nordcoreano supervisiona il lancio di missili da crociera e ordina l’entrata in servizio entro due mesi, puntando a una flotta a propulsione nucleare.
Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha supervisionato venerdì 3 luglio una serie di test a bordo del cacciatorpediniere Kang Kon, unità da 5000 tonnellate riparata dopo un varo fallito nel 2025, che hanno incluso il lancio di un missile da crociera strategico a capacità nucleare e la valutazione dei sistemi di bordo: artiglieria, guerra elettronica e capacità di rilevamento. L’esercitazione, annunciata domenica dall’agenzia ufficiale KCNA, giunge a meno di due settimane dall’entrata in servizio della nave gemella Choe Hyon e si inserisce in un programma accelerato di ammodernamento della marina che prevede la costruzione di due unità l’anno e lo sviluppo di cacciatorpediniere da 10.000 tonnellate.
Secondo le fonti di Pyongyang, i test confermano «l’affidabile deterrente di guerra» del Paese e la volontà di Kim di potenziare il ramo più debole delle forze armate, come da lui stesso definito. La marina sudcoreana ha rilevato i lanci e, in coordinamento con Washington, ne sta analizzando i dettagli, mentre analisti di Seul e osservatori occidentali esprimono scetticismo sull’efficacia operativa delle nuove unità, sospettando un contributo tecnologico russo nel quadro dei crescenti legami militari tra Mosca e Pyongyang. La Corea del Sud, che dispone di oltre dieci navi di stazza superiore a 5000 tonnellate, segue con preoccupazione l’evoluzione, ritenendo che possa alterare gli equilibri nella penisola.
L’accelerazione navale nordcoreana riflette uno spostamento strategico: dopo anni di investimenti sui missili balistici, Kim punta ora a dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare e missili balistici lanciabili da piattaforme subacquee, obiettivi ribaditi al congresso del Partito dei Lavoratori del febbraio scorso. Dal punto di vista di Pechino, principale partner economico e diplomatico, la stabilità regionale rimane una priorità: in parallelo ai test, il presidente Xi Jinping ha inviato una lettera a Kim per il 105° anniversario del Partito comunista cinese, ribadendo l’impegno ad attuare accordi bilaterali. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la crescita di una marina nucleare in Asia orientale non rappresenta una minaccia diretta ma contribuisce a un quadro di tensione globale che può riverberarsi sulle rotte commerciali e sulla tenuta dei regimi di non proliferazione.
La penisola coreana resta formalmente in guerra, essendo il conflitto del 1950-53 terminato con un armistizio e non con un trattato di pace. L’ultima escalation segna un passo ulteriore nella strategia di Pyongyang di dichiararsi potenza nucleare irreversibile, dopo il fallimento dei negoziati con gli Stati Uniti nel 2019. Il Kang Kon dovrebbe entrare in servizio attivo entro i primi di settembre, mentre continuano le costruzioni nei cantieri di Chongjin; ulteriori test sono attesi nei prossimi mesi per convalidare i sistemi d’arma, in un clima di attesa rispetto all’eventuale risposta del Consiglio di sicurezza dell’ONU e degli alleati regionali.
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Kim Jong Un sta costruendo sistematicamente una marina con armi nucleari, imperterrito dai fallimenti tecnici.
Collega il test a una più ampia spinta strategica, inquadrandolo come un'escalation deliberata.
Pyongyang testa il suo arsenale navale, rivendicando deterrenza, ma le affermazioni del regime sono accolte con scetticismo.
Usa le virgolette intorno a 'deterrenza bellica' per segnalare dubbi sulla narrativa nordcoreana.
Un test militare di routine in Corea del Nord, riportato senza analisi né allarme.
Presenta l'evento come una semplice notizia, priva di interpretazione.
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