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Società e Culturamartedì 23 giugno 2026

Dai giardini svedesi ai campi indonesiani: il clima che arma i parassiti

Dalla lumaca spagnola che sfida i giardinieri svedesi alla formica argentina che sopravvive agli inverni di Londra, il riscaldamento globale sta trasformando specie un tempo innocue in minacce che richiedono nuove alleanze ecologiche e la cooperazione tra vicini.

Nell’erba ancora umida di un mattino di giugno, un giardiniere svedese avanza con una vanga, gli occhi fissi sul terreno. Cerca la lumaca spagnola, Arion vulgaris, il mollusco invasivo che da alcune estati devasta orti e aiuole. Con un gesto preciso, un taglio netto un centimetro dietro la testa, la elimina. È la «mördarrunda», la ronda assassina che Ted von Proschwitz, esperto del Museo di storia naturale di Göteborg, consiglia come rimedio immediato. Quest’anno, dopo una primavera insolitamente secca, il numero di esemplari è crollato rispetto al disastroso 2024. Ma le piogge degli ultimi giorni hanno risvegliato i superstiti, che ora depongono uova. Il destino dell’estate dipenderà dalle precipitazioni delle prossime settimane. E von Proschwitz aggiunge un consiglio spiazzante: risparmiate la lumaca pantera, Limax maximus, perché è una competitrice aggressiva, capace di divorare la sua cugina iberica.

Quella scena minima in un giardino scandinavo è un frammento di un mosaico planetario. In Indonesia, gli agronomi osservano con preoccupazione la Spodoptera frugiperda, la «fall armyworm» che dal 2019 attacca le coltivazioni di mais. Con l’aumento delle temperature, il metabolismo di questo insetto a sangue freddo accelera: divora più foglie, si riproduce più in fretta, e ogni grado centigrado in più può tradursi in una generazione supplementare all’anno e in perdite di raccolto più pesanti. Nelle campagne nigeriane, la stagione delle piogge porta con sé afidi, mosche bianche e bruchi che prosperano nell’umidità, spingendo i coltivatori di pomodori e ortaggi a riscoprire antiche pratiche: l’igiene del campo, gli estratti di neem, il richiamo di coccinelle e crisopidi come alleati naturali. Il National Horticultural Research Institute promuove da anni una difesa integrata che riduca la dipendenza dai pesticidi di sintesi.

La tentazione di affidarsi alla chimica è forte, ma ovunque mostra i suoi limiti. In Indonesia, l’uso intensivo di insetticidi ha selezionato popolazioni resistenti e ha decimato i predatori naturali, innescando pericolose resurgenze. In Svezia, la lumaca pantera è un esempio di come la biodiversità possa offrire un controllo gratuito, se solo la si riconosce e la si protegge. Nel Regno Unito, la Royal Entomological Society lancia l’allarme su specie invasive favorite dal clima più mite: il calabrone asiatico (Vespa velutina), predatore di api e impollinatori, è ormai una «specie sentinella» da segnalare subito per rimuovere i nidi; la coccinella arlecchino, introdotta come agente di biocontrollo, è diventata una minaccia per le coccinelle autoctone e per altri insetti utili. E a Londra, la formica argentina (Linepithema humile) riesce oggi a sopravvivere all’inverno all’aperto, alterando gli equilibri del suolo e competendo con le specie locali. Il clima che si riscalda non crea solo nuovi parassiti: trasforma vecchi alleati in nemici.

La lotta, però, non si vince in solitudine. Nell’Australia sudorientale, l’allevatore Derek Larsen passa le giornate a piazzare trappole per maiali selvatici, a seguire tracce, a coordinarsi con i vicini. I suini ferali causano quasi un miliardo di dollari di danni all’anno tra bestiame ucciso e raccolti distrutti, e sono un veicolo di malattie come l’afta epizootica. Ma il vero ostacolo, racconta Larsen, sono i proprietari terrieri assenteisti, che non vivono sul posto e ignorano gli obblighi del Biosecurity Act del Nuovo Galles del Sud. Senza il loro consenso, è impossibile entrare nei fondi per installare le gabbie. «Se non collaboriamo, non risolveremo mai il problema», dice Patrick Bryant del Capertee Valley Landcare. È un monito che riecheggia dalle colline svedesi ai sobborghi di Londra: la segnalazione tempestiva di un nido di calabrone o la condivisione di una trappola tra vicini sono gesti che decidono la tenuta di un intero ecosistema.

Nel giardino svedese, la vanga è ora appoggiata allo steccato. La lumaca pantera, con il suo mantello maculato, scivola silenziosa tra le foglie di hosta, mentre il cielo incerto di giugno promette altra pioggia. In quella quiete operosa, si condensa una verità semplice: il clima ha già ridisegnato la mappa dei parassiti, e la risposta non sta in un flacone, ma in un’alleanza tra specie e tra esseri umani. La prossima generazione di lumache, di formiche, di bruchi, dipenderà dal meteo delle prossime settimane, ma anche dalla nostra capacità di riconoscere, in un piccolo predatore maculato, un compagno di trincea.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

57%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale/ Nordica
TrionfoPragmatismo

I proprietari di giardini svedesi ricevono buone notizie: la primavera insolitamente secca ha ridotto drasticamente la popolazione della lumaca spagnola invasiva. Un esperto conferma che i numeri sono molto inferiori al picco dell'estate 2024, anche se il clima delle prossime settimane sarà decisivo. La lotta silenziosa contro questo parassita da giardino potrebbe conoscere una tregua quest'anno.

Stampa sud-est asiatica
AllarmeUrgenza

In Indonesia, il cambiamento climatico sta trasformando i parassiti in una minaccia formidabile per la sicurezza alimentare nazionale. Il verme dell'esercito autunnale, apparso nel 2019, ora si comporta in modo più aggressivo ed è più difficile da controllare, illustrando un modello più ampio. La silenziosa lotta globale contro i parassiti invasivi si intensifica mentre il riscaldamento altera il comportamento degli organismi nocivi.

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martedì 23 giugno 2026

Dai giardini svedesi ai campi indonesiani: il clima che arma i parassiti

Dalla lumaca spagnola che sfida i giardinieri svedesi alla formica argentina che sopravvive agli inverni di Londra, il riscaldamento globale sta trasformando specie un tempo innocue in minacce che richiedono nuove alleanze ecologiche e la cooperazione tra vicini.

Nell’erba ancora umida di un mattino di giugno, un giardiniere svedese avanza con una vanga, gli occhi fissi sul terreno. Cerca la lumaca spagnola, Arion vulgaris, il mollusco invasivo che da alcune estati devasta orti e aiuole. Con un gesto preciso, un taglio netto un centimetro dietro la testa, la elimina. È la «mördarrunda», la ronda assassina che Ted von Proschwitz, esperto del Museo di storia naturale di Göteborg, consiglia come rimedio immediato. Quest’anno, dopo una primavera insolitamente secca, il numero di esemplari è crollato rispetto al disastroso 2024. Ma le piogge degli ultimi giorni hanno risvegliato i superstiti, che ora depongono uova. Il destino dell’estate dipenderà dalle precipitazioni delle prossime settimane. E von Proschwitz aggiunge un consiglio spiazzante: risparmiate la lumaca pantera, Limax maximus, perché è una competitrice aggressiva, capace di divorare la sua cugina iberica.

Quella scena minima in un giardino scandinavo è un frammento di un mosaico planetario. In Indonesia, gli agronomi osservano con preoccupazione la Spodoptera frugiperda, la «fall armyworm» che dal 2019 attacca le coltivazioni di mais. Con l’aumento delle temperature, il metabolismo di questo insetto a sangue freddo accelera: divora più foglie, si riproduce più in fretta, e ogni grado centigrado in più può tradursi in una generazione supplementare all’anno e in perdite di raccolto più pesanti. Nelle campagne nigeriane, la stagione delle piogge porta con sé afidi, mosche bianche e bruchi che prosperano nell’umidità, spingendo i coltivatori di pomodori e ortaggi a riscoprire antiche pratiche: l’igiene del campo, gli estratti di neem, il richiamo di coccinelle e crisopidi come alleati naturali. Il National Horticultural Research Institute promuove da anni una difesa integrata che riduca la dipendenza dai pesticidi di sintesi.

La tentazione di affidarsi alla chimica è forte, ma ovunque mostra i suoi limiti. In Indonesia, l’uso intensivo di insetticidi ha selezionato popolazioni resistenti e ha decimato i predatori naturali, innescando pericolose resurgenze. In Svezia, la lumaca pantera è un esempio di come la biodiversità possa offrire un controllo gratuito, se solo la si riconosce e la si protegge. Nel Regno Unito, la Royal Entomological Society lancia l’allarme su specie invasive favorite dal clima più mite: il calabrone asiatico (Vespa velutina), predatore di api e impollinatori, è ormai una «specie sentinella» da segnalare subito per rimuovere i nidi; la coccinella arlecchino, introdotta come agente di biocontrollo, è diventata una minaccia per le coccinelle autoctone e per altri insetti utili. E a Londra, la formica argentina (Linepithema humile) riesce oggi a sopravvivere all’inverno all’aperto, alterando gli equilibri del suolo e competendo con le specie locali. Il clima che si riscalda non crea solo nuovi parassiti: trasforma vecchi alleati in nemici.

La lotta, però, non si vince in solitudine. Nell’Australia sudorientale, l’allevatore Derek Larsen passa le giornate a piazzare trappole per maiali selvatici, a seguire tracce, a coordinarsi con i vicini. I suini ferali causano quasi un miliardo di dollari di danni all’anno tra bestiame ucciso e raccolti distrutti, e sono un veicolo di malattie come l’afta epizootica. Ma il vero ostacolo, racconta Larsen, sono i proprietari terrieri assenteisti, che non vivono sul posto e ignorano gli obblighi del Biosecurity Act del Nuovo Galles del Sud. Senza il loro consenso, è impossibile entrare nei fondi per installare le gabbie. «Se non collaboriamo, non risolveremo mai il problema», dice Patrick Bryant del Capertee Valley Landcare. È un monito che riecheggia dalle colline svedesi ai sobborghi di Londra: la segnalazione tempestiva di un nido di calabrone o la condivisione di una trappola tra vicini sono gesti che decidono la tenuta di un intero ecosistema.

Nel giardino svedese, la vanga è ora appoggiata allo steccato. La lumaca pantera, con il suo mantello maculato, scivola silenziosa tra le foglie di hosta, mentre il cielo incerto di giugno promette altra pioggia. In quella quiete operosa, si condensa una verità semplice: il clima ha già ridisegnato la mappa dei parassiti, e la risposta non sta in un flacone, ma in un’alleanza tra specie e tra esseri umani. La prossima generazione di lumache, di formiche, di bruchi, dipenderà dal meteo delle prossime settimane, ma anche dalla nostra capacità di riconoscere, in un piccolo predatore maculato, un compagno di trincea.

Divergenza delle fonti

Società e Cultura · 7 testate · 3 lingue

57%Alta

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole56%
Neutrale11%
Critico33%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale/ Nordica
TrionfoPragmatismo

I proprietari di giardini svedesi ricevono buone notizie: la primavera insolitamente secca ha ridotto drasticamente la popolazione della lumaca spagnola invasiva. Un esperto conferma che i numeri sono molto inferiori al picco dell'estate 2024, anche se il clima delle prossime settimane sarà decisivo. La lotta silenziosa contro questo parassita da giardino potrebbe conoscere una tregua quest'anno.

Stampa sud-est asiatica
AllarmeUrgenza

In Indonesia, il cambiamento climatico sta trasformando i parassiti in una minaccia formidabile per la sicurezza alimentare nazionale. Il verme dell'esercito autunnale, apparso nel 2019, ora si comporta in modo più aggressivo ed è più difficile da controllare, illustrando un modello più ampio. La silenziosa lotta globale contro i parassiti invasivi si intensifica mentre il riscaldamento altera il comportamento degli organismi nocivi.

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