
Iran e Stati Uniti creano quattro gruppi di lavoro, si prepara il negoziato ad alto livello
Conclusi i colloqui tecnici in Svizzera, Teheran annuncia comitati su sanzioni, nucleare, ricostruzione e monitoraggio; il prossimo round coinvolgerà i vicepresidenti e i premier di Pakistan e Qatar.
I colloqui tecnici tra Iran e Stati Uniti, svolti in Svizzera con la mediazione di Pakistan e Qatar, si sono conclusi con l’istituzione di quattro gruppi di lavoro tematici e la preparazione di una fase negoziale ad alto livello. Lo ha annunciato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, capo della delegazione tecnica di Teheran, precisando che i comitati affronteranno la revoca delle sanzioni, il programma nucleare, la ricostruzione e lo sviluppo economico, e il monitoraggio dell’attuazione degli accordi. Secondo fonti del Tesoro americano, parallelamente Washington ha autorizzato per sessanta giorni la vendita di petrolio iraniano e ha disposto lo sblocco immediato di dodici miliardi di dollari di fondi congelati, segnalando un allentamento condizionato della pressione economica.
La cornice politica dei lavori è stata delineata dal vicepresidente statunitense JD Vance, il quale ha indicato quattro obiettivi prioritari per Washington: un meccanismo permanente per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, una cellula di deconfliction per il cessate il fuoco regionale incluso il Libano, l’accesso degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ai siti iraniani e un percorso di revoca graduale delle sanzioni legato ai progressi sul terreno. Dal canto suo, la delegazione iraniana – che domenica aveva abbandonato temporaneamente il tavolo in reazione a nuove minacce del presidente Trump – ha ribadito, attraverso i canali ufficiali di Teheran, che la partecipazione al prossimo round sarà guidata dal presidente del Parlamento e dal ministro degli Esteri, affiancati dai primi ministri del Pakistan e del Qatar in veste di mediatori.
L’intelaiatura tecnica poggia su un memorandum d’intesa firmato a distanza il 18 giugno, che ha sancito la cessazione delle ostilità militari in corso dal 28 febbraio, la fine del blocco navale americano ai porti iraniani e la riapertura del transito nello Stretto di Hormuz. Per gli analisti europei, la stabilizzazione di quel passaggio strategico – da cui transita circa un quinto del greggio mondiale – rappresenta un interesse diretto per l’Italia e per l’Unione, la cui sicurezza energetica è stata messa sotto pressione dalle interruzioni delle rotte mediorientali. Bruxelles segue con attenzione anche il capitolo nucleare: il ripristino delle ispezioni dell’Aiea, concordato nel quadro del negoziato, è considerato un tassello indispensabile per evitare una crisi di proliferazione che avrebbe ripercussioni sull’intera architettura di non proliferazione globale.
Il dossier entra ora in una fase delicata. Il comitato di alto livello annunciato da Gharibabadi – con la partecipazione del presidente del Majlis iraniano, del ministro degli Esteri di Teheran, del vicepresidente Vance e dei capi di governo di Islamabad e Doha – dovrà tradurre le intese tecniche in un accordo politico complessivo entro la finestra di sessanta giorni prevista dal memorandum. Le prossime sessioni tecniche, ha fatto sapere Vance, riprenderanno nel giro di giorni o settimane, mentre i quattro gruppi di lavoro inizieranno a operare sui dossier paralleli. Restano sul tavolo i nodi più controversi – la portata della revoca delle sanzioni e le garanzie sul nucleare – che, secondo osservatori mediorientali, richiederanno compromessi incrociati difficili da consolidare in un clima ancora segnato da minacce reciproche e dalla fragilità dei cessate il fuoco regionali.
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I colloqui tecnici si sono conclusi, ma Washington ha subordinato l'allentamento delle sanzioni ai progressi nei negoziati per una tregua, gettando ombre sull'impegno iraniano. La creazione dei gruppi di lavoro è vista come un passo procedurale, mentre la vera prova sarà la disponibilità di Teheran a ridurre le tensioni regionali.
I negoziati hanno raggiunto la 'seconda base', con la formazione di gruppi di lavoro e l'autorizzazione alla vendita di petrolio, segnando una svolta pragmatica. Il comitato di alto livello supervisionerà il percorso verso l'accordo finale, con al centro la ricostruzione economica dell'Iran.
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