
Lo yen ai minimi da quarant’anni scuote i mercati, Tokyo e Washington preparano un intervento coordinato
La divisa giapponese tocca 161,90 contro il dollaro, livello che evoca il 1986, mentre la Fed valuta nuovi rialzi dei tassi e le criptovalute arretrano.
La giornata valutaria del 23 giugno 2026 ruota attorno a un numero: 161,90 yen per un dollaro. È il cambio toccato nella notte, a un soffio dal minimo storico di 161,96 registrato quasi quattro decenni fa. La pressione sulla moneta giapponese ha spinto la ministra delle Finanze Satsuki Katayama a una telefonata con il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, al termine della quale ha dichiarato che i due Paesi «hanno concordato di adottare misure audaci ogni volta che sarà necessario». L’ultima volta che Tokyo intervenne direttamente sul mercato, nel maggio scorso, furono mobilitati oltre settantatré miliardi di dollari.
La miccia che brucia sotto lo yen è l’aspettativa di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro fine anno: secondo i dati CME FedWatch, il mercato assegna una probabilità cumulata superiore all’ottanta per cento ad almeno un aumento di venticinque punti base. Questo scenario rafforza il dollaro su tutti i fronti e drena capitali dalle economie emergenti, come segnalato dagli analisti di Buenos Aires, dove il peso argentino vive una quotidianità frammentata tra un ufficiale a 1.480, un blue a 1.495 e un contado con liquidación sopra 1.520, con una breccia che resta contenuta ma sotto osservazione.
Anche il peso messicano accusa il colpo: nella seduta cede oltre l’1 per cento e scivola a 17,56 per dollaro, mentre le proiezioni ufficiali per fine anno restano ancorate tra 19,30 e 20,50. Dal canto suo, l’euro mostra una tenuta relativa, con un cambio a 1,144 dollari e una volatilità settimanale inferiore a quella annuale, ma gli analisti di Bruxelles osservano che la tendenza ribassista di fondo (−1,62% su base annua) non è ancora invertita. Sul fronte delle materie prime digitali, il bitcoin arretra sotto 62.300 dollari, con deflussi netti dagli ETF spot americani che segnalano un indebolimento della domanda istituzionale, mentre Ethereum scende a 1.646 dollari e Litecoin perde oltre il 6 per cento in euro.
Il prossimo snodo è duplice: da un lato, la riunione della Fed e i dati sull’inflazione che potrebbero concretizzare il rialzo temuto; dall’altro, la soglia psicologica dei 162 yen, il cui superamento trasformerebbe le parole di Katayama e Bessent in un’operazione congiunta di stabilizzazione. Per l’Italia e l’Europa, un dollaro forte e uno yen debole comprimono la competitività delle esportazioni verso il Giappone ma alleggeriscono il costo delle importazioni di componenti e tecnologia, in un equilibrio che i mercati continuano a testare giorno per giorno.
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Il peso messicano ha subito una seduta difficile, indebolito dalla cautela degli investitori di fronte alla prospettiva di un intervento congiunto sul cambio da parte di Tokyo e Washington. Con lo yen vicino ai minimi da quarant'anni, la telefonata tra i ministri finanziari ha prodotto l'impegno a misure «audaci», alimentando il nervosismo sulle valute emergenti.
Il bitcoin è sceso al minimo di due settimane, trascinato da un'avversione al rischio che ha colpito anche le azioni tech statunitensi, tra timori per le spese sull'intelligenza artificiale e possibili rialzi dei tassi Fed. La crisi dello yen resta sullo sfondo, mentre l'attenzione è tutta sulla correzione degli asset digitali.
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