
Stati Uniti, stretta su ingressi e soggiorni: visti a scadenza fissa, passaporti più cari e regole rigide
Dalla sostituzione del “Duration of Status” per gli studenti all’aumento delle tariffe di naturalizzazione, l’amministrazione Trump ridisegna l’accesso al Paese con conseguenze per milioni di viaggiatori e residenti.
La Casa Bianca ha autorizzato un regolamento del Department of Homeland Security che sostituirà il sistema del “Duration of Status” – finora cardine dei visti studenteschi F-1 e J-1 – con periodi di permanenza fissi, probabilmente di quattro anni per la maggior parte degli iscritti. Contestualmente, lo stesso dipartimento ha proposto un aumento medio del 75% delle tasse per la domanda di naturalizzazione (modulo N-400), eliminando esenzioni e riduzioni per i richiedenti a basso reddito. I due interventi, insieme all’entrata in vigore definitiva del REAL ID con un nuovo sovrapprezzo di 45 dollari per chi si presenta ai controlli aeroportuali senza documento conforme, delineano un irrigidimento su più fronti delle condizioni di ingresso e permanenza negli Stati Uniti.
Secondo l’amministrazione Trump, le modifiche rispondono a esigenze di recupero integrale dei costi di adjudication e a un più efficace monitoraggio degli overstay. Fonti governative americane sostengono che un termine fisso di ammissione per gli studenti permetterà di standardizzare i controlli e ridurre le violazioni. Sul fronte della cittadinanza, il Department of Homeland Security afferma che gli aumenti tariffari sono necessari per coprire screening e verifiche rafforzati, anche in attuazione di recenti ordini esecutivi. Le associazioni universitarie statunitensi – tra cui l’American Council on Education e la NAFSA – ribattono che la fine del “Duration of Status” creerà incertezza per dottorandi e ricercatori, i cui percorsi accademici superano spesso i quattro anni, e imporrà oneri amministrativi aggiuntivi a studenti e atenei. Organizzazioni per i diritti degli immigrati criticano l’abolizione delle esenzioni tariffarie, vedendovi una barriera che ritarderà o impedirà la naturalizzazione di decine di migliaia di residenti permanenti a basso reddito.
Le conseguenze si misurano già sui flussi globali. L’India, primo Paese di origine degli studenti internazionali negli USA con oltre 331.000 iscritti nel 2023-24, è il bacino più esposto: dottorati, master di ricerca e programmi tecnici che eccedono i quattro anni obbligheranno a richieste di estensione formale, con costi, tempi di attesa e possibili ricadute sull’Optional Practical Training. Per i cittadini messicani, la CBP ha ribadito che la “visa láser” (Border Crossing Card) è valida solo entro distanze limitate dalla frontiera terrestre e non per voli o crociere; chi la usa fuori zona rischia il respingimento immediato. Sul fronte dei viaggiatori, la regola dei sei mesi di validità residua del passaporto – già applicata dagli USA a molti Paesi, ma con un’ampia lista di esenzioni che include quasi tutta l’America Latina – si somma all’obbligo di presentare documenti in perfetto stato fisico, pena il diniego d’imbarco. Per l’Italia e l’Europa, l’impatto diretto è contenuto: i cittadini italiani che viaggiano per turismo devono osservare la regola dei sei mesi solo se il passaporto scade entro quel termine, ma l’esenzione per l’area Schengen non è automatica; il REAL ID riguarda esclusivamente i voli domestici statunitensi. Tuttavia, analisti di Bruxelles osservano che l’irrigidimento unilaterale americano potrebbe innescare reciprocità in materia di visti e controlli, in un momento in cui l’Unione Europea sta implementando il sistema ETIAS.
Il dossier resta in evoluzione. Il regolamento sui visti studenteschi ha superato l’esame dell’Office of Management and Budget e la pubblicazione nel Federal Register è attesa entro poche settimane, con entrata in vigore probabilmente entro 30-60 giorni. La proposta di aumento delle tariffe di naturalizzazione è in fase di commento pubblico per 60 giorni; solo dopo la revisione dei contributi il DHS potrà emanare la norma finale. Nel frattempo, la TSA ha già attivato la “ConfirmID Fee” per chi si presenta senza REAL ID, e la CBP applica con rigore le restrizioni geografiche della BCC. La combinazione di queste misure ridisegna l’accesso agli Stati Uniti come un percorso più segmentato, costoso e soggetto a verifica periodica, con effetti che si dispiegheranno nei prossimi mesi su milioni di persone.
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L'aumento simultaneo delle tariffe per naturalizzazione e visti negli Stati Uniti e in Giappone viene percepito come un attacco coordinato alle comunità migranti, che rende proibitivi i percorsi legali e rafforza un clima di esclusione. Le nuove barriere economiche colpiscono in modo sproporzionato i lavoratori e le famiglie latinoamericane, già alle prese con procedure sempre più rigide e revoche di documenti. Si denuncia una politica che trasforma la mobilità in un privilegio per pochi.
L'impennata dei costi per la cittadinanza americana, insieme al rincaro dei visti giapponesi, suscita preoccupazione tra i richiedenti indiani, che vedono in queste misure un ulteriore ostacolo finanziario. L'aumento del 75% per la naturalizzazione e la moltiplicazione per cinque delle tariffe per i visti vengono letti come un segnale di chiusura, capace di ritardare o far deragliare i progetti migratori di migliaia di professionisti e studenti. La comunità sudasiatica valuta con pragmatismo l'impatto sui propri piani a breve termine.
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