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Terremoti in Venezuela: 188 morti, migliaia di dispersi e una mobilitazione globale

Due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno devastato la costa settentrionale del Paese, innescando una corsa contro il tempo per i soccorsi e un inedito coordinamento internazionale.

Due violenti terremoti, registrati a soli 39 secondi di distanza la sera del 24 giugno, hanno colpito il nord del Venezuela, con epicentri localizzati tra le città di San Felipe e Yumare, a circa 160 chilometri a ovest della capitale Caracas. Secondo il Servizio geologico statunitense (USGS), si è trattato di un raro «doppietto sismico»: la prima scossa di magnitudo 7.2 è stata seguita quasi immediatamente da un evento principale di 7.5, il più potente registrato nel Paese dal 1900. Le autorità venezuelane, nella serata di giovedì, hanno confermato un bilancio provvisorio di 188 vittime e 1.520 feriti, mentre oltre 200 persone risultano ancora intrappolate sotto le macerie e 157 sono ufficialmente disperse. La regione costiera di La Guaira, dichiarata «zona di disastro», ha subito i danni più estesi, con decine di edifici crollati e l’aeroporto internazionale Simón Bolívar chiuso per lesioni strutturali.

Il numero reale delle vittime potrebbe però essere drammaticamente più alto. L’USGS, attraverso modelli predittivi, stima una probabilità del 44% che i decessi superino le 10.000 unità, con uno scenario peggiore che arriva a ipotizzare fino a 100.000 morti. Una piattaforma digitale creata spontaneamente dai cittadini, «Desaparecidos Terremoto Venezuela», ha già raccolto oltre 40.000 segnalazioni di persone di cui non si hanno notizie, un dato che contrasta con le cifre ufficiali e riflette le enormi difficoltà nelle comunicazioni, aggravate dai blackout elettrici e dalle restrizioni ancora in vigore su alcuni social network. Testimoni sul posto descrivono scene di panico e distruzione, con residenti che scavano a mani nude tra le macerie in attesa di macchinari pesanti, mentre in alcune aree si sono verificati saccheggi di negozi e farmacie.

La catastrofe ha innescato una mobilitazione internazionale senza precedenti recenti per il Venezuela. Gli Stati Uniti, che solo a gennaio avevano condotto un’operazione militare per catturare l’ex presidente Nicolás Maduro, hanno annunciato l’invio immediato di squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche e 150 milioni di dollari in aiuti, con il presidente Donald Trump che ha definito i venezuelani «nuovi e grandi amici». Dall’Europa, Spagna, Francia, Svizzera e Germania hanno messo a disposizione unità specializzate e aerei da trasporto; l’Italia, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato l’invio di personale della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, mentre la Farnesina ha reso noto che tra le vittime accertate figura un cittadino italo-venezuelano. Anche la Santa Sede, con Papa Leone XIV, ha stanziato un primo contributo di 100.000 euro per i soccorsi.

Dal punto di vista sismologico, il Venezuela si trova al confine tra la placca caraibica e quella sudamericana, una zona ad alta pericolosità dove però non si verificava un evento di tale portata dal terremoto di Caracas del 1967. Le scosse, avvenute a profondità ridotte (tra 10 e 22 chilometri), hanno liberato un’energia che è stata percepita fino in Colombia e in alcune città del Nord del Brasile. Mentre le squadre di soccorso internazionali iniziano ad arrivare, le autorità locali hanno sospeso le lezioni, attivato ospedali da campo e creato un fondo iniziale di 200 milioni di dollari per la ricostruzione. Il bilancio delle vittime, hanno avvertito fonti governative, è destinato a salire man mano che i soccorritori riusciranno a raggiungere le aree ancora isolate.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Due violenti terremoti, i più forti in oltre un secolo, hanno colpito il Venezuela, causando crolli di edifici e intrappolando migliaia di persone sotto le macerie. Il bilancio delle vittime è in aumento e si temono migliaia di morti, mentre è stato dichiarato lo stato d'emergenza. Squadre di soccorso internazionali si stanno mobilitando mentre la portata del disastro diventa chiara.

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Il governo ha reagito rapidamente istituendo un fondo di 200 milioni di dollari per la ricostruzione, mentre le piattaforme cittadine segnalano oltre 40.000 dispersi. La comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, offre aiuti e l'ONU chiede uno sforzo collettivo massiccio. La priorità è la ricerca dei sopravvissuti e la solidarietà di fronte a una tragedia di proporzioni enormi.

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Terremoti in Venezuela: 188 morti, migliaia di dispersi e una mobilitazione globale

Due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno devastato la costa settentrionale del Paese, innescando una corsa contro il tempo per i soccorsi e un inedito coordinamento internazionale.

Due violenti terremoti, registrati a soli 39 secondi di distanza la sera del 24 giugno, hanno colpito il nord del Venezuela, con epicentri localizzati tra le città di San Felipe e Yumare, a circa 160 chilometri a ovest della capitale Caracas. Secondo il Servizio geologico statunitense (USGS), si è trattato di un raro «doppietto sismico»: la prima scossa di magnitudo 7.2 è stata seguita quasi immediatamente da un evento principale di 7.5, il più potente registrato nel Paese dal 1900. Le autorità venezuelane, nella serata di giovedì, hanno confermato un bilancio provvisorio di 188 vittime e 1.520 feriti, mentre oltre 200 persone risultano ancora intrappolate sotto le macerie e 157 sono ufficialmente disperse. La regione costiera di La Guaira, dichiarata «zona di disastro», ha subito i danni più estesi, con decine di edifici crollati e l’aeroporto internazionale Simón Bolívar chiuso per lesioni strutturali.

Il numero reale delle vittime potrebbe però essere drammaticamente più alto. L’USGS, attraverso modelli predittivi, stima una probabilità del 44% che i decessi superino le 10.000 unità, con uno scenario peggiore che arriva a ipotizzare fino a 100.000 morti. Una piattaforma digitale creata spontaneamente dai cittadini, «Desaparecidos Terremoto Venezuela», ha già raccolto oltre 40.000 segnalazioni di persone di cui non si hanno notizie, un dato che contrasta con le cifre ufficiali e riflette le enormi difficoltà nelle comunicazioni, aggravate dai blackout elettrici e dalle restrizioni ancora in vigore su alcuni social network. Testimoni sul posto descrivono scene di panico e distruzione, con residenti che scavano a mani nude tra le macerie in attesa di macchinari pesanti, mentre in alcune aree si sono verificati saccheggi di negozi e farmacie.

La catastrofe ha innescato una mobilitazione internazionale senza precedenti recenti per il Venezuela. Gli Stati Uniti, che solo a gennaio avevano condotto un’operazione militare per catturare l’ex presidente Nicolás Maduro, hanno annunciato l’invio immediato di squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche e 150 milioni di dollari in aiuti, con il presidente Donald Trump che ha definito i venezuelani «nuovi e grandi amici». Dall’Europa, Spagna, Francia, Svizzera e Germania hanno messo a disposizione unità specializzate e aerei da trasporto; l’Italia, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato l’invio di personale della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, mentre la Farnesina ha reso noto che tra le vittime accertate figura un cittadino italo-venezuelano. Anche la Santa Sede, con Papa Leone XIV, ha stanziato un primo contributo di 100.000 euro per i soccorsi.

Dal punto di vista sismologico, il Venezuela si trova al confine tra la placca caraibica e quella sudamericana, una zona ad alta pericolosità dove però non si verificava un evento di tale portata dal terremoto di Caracas del 1967. Le scosse, avvenute a profondità ridotte (tra 10 e 22 chilometri), hanno liberato un’energia che è stata percepita fino in Colombia e in alcune città del Nord del Brasile. Mentre le squadre di soccorso internazionali iniziano ad arrivare, le autorità locali hanno sospeso le lezioni, attivato ospedali da campo e creato un fondo iniziale di 200 milioni di dollari per la ricostruzione. Il bilancio delle vittime, hanno avvertito fonti governative, è destinato a salire man mano che i soccorritori riusciranno a raggiungere le aree ancora isolate.

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Due violenti terremoti, i più forti in oltre un secolo, hanno colpito il Venezuela, causando crolli di edifici e intrappolando migliaia di persone sotto le macerie. Il bilancio delle vittime è in aumento e si temono migliaia di morti, mentre è stato dichiarato lo stato d'emergenza. Squadre di soccorso internazionali si stanno mobilitando mentre la portata del disastro diventa chiara.

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Il governo ha reagito rapidamente istituendo un fondo di 200 milioni di dollari per la ricostruzione, mentre le piattaforme cittadine segnalano oltre 40.000 dispersi. La comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, offre aiuti e l'ONU chiede uno sforzo collettivo massiccio. La priorità è la ricerca dei sopravvissuti e la solidarietà di fronte a una tragedia di proporzioni enormi.

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