
Il Congresso spagnolo sfida Sánchez: approvata mozione su voto di fiducia e dimissioni
Con i voti di Pp, Vox e Junts, la Camera chiede al premier di considerare le dimissioni per gli scandali di corruzione, ma il testo non è vincolante e Sánchez resiste.
Il Congresso dei Deputati spagnolo ha approvato una mozione che invita il presidente del Governo, Pedro Sánchez, a sottoporsi a una questione di fiducia e ad assumersi le proprie responsabilità politiche dimettendosi, a causa dei numerosi casi di corruzione che coinvolgono il Partito Socialista e la sua cerchia. Il testo, promosso dal Partito Popolare, è passato con 178 voti a favore – provenienti da Pp, Vox, Junts e UPN – contro 171 contrari e un’astensione. Pur non avendo alcun effetto giuridico vincolante, la votazione rappresenta un duro colpo politico per Sánchez, che per la prima volta vede l’ex alleato catalano Junts schierarsi con l’opposizione su un tema così delicato.
Secondo gli osservatori politici di Madrid, il voto certifica la fine del patto di legislatura che nel 2023 permise a Sánchez di ottenere l’investitura grazie proprio all’astensione decisiva di Junts. Il partito indipendentista, che già da mesi aveva ritirato il sostegno all’agenda legislativa, ha motivato la scelta con la necessità di una “rigenerazione democratica” di fronte agli scandali. Dal canto suo, l’esecutivo socialista, per bocca del ministro della Giustizia Félix Bolaños, ha liquidato l’iniziativa come “priva di effetti politici”, ribadendo che solo il premier può decidere se porre la fiducia o sciogliere le Camere. Il Pp, tuttavia, insiste nel chiedere elezioni anticipate, ma non ha presentato una mozione di sfiducia costruttiva perché privo dei numeri necessari.
La mozione si inserisce in un contesto di crescente fragilità parlamentare. La condanna a 24 anni di carcere per l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, figura chiave del socialismo spagnolo, ha aggravato la percezione di una corruzione sistemica. Fonti interne al Psoe riferiscono di un malcontento diffuso: alcuni dirigenti chiedono che le elezioni si tengano già quest’anno e che Sánchez non si ricandidi. Tuttavia, il premier ha ribadito in aula la volontà di esaurire la legislatura, scatenando la frustrazione dell’opposizione e alimentando un clima di scontro permanente che, secondo diversi analisti, rischia di paralizzare l’azione di governo proprio mentre si avvicina la discussione sulla legge di bilancio.
A Bruxelles si segue con attenzione l’evolversi della crisi spagnola. Un eventuale stallo prolungato potrebbe indebolire la posizione di Madrid nei negoziati europei su temi come il Patto di stabilità e le politiche migratorie, in un momento in cui la Spagna è chiamata a svolgere un ruolo di ponte tra il Nord e il Sud dell’Unione. Al momento, lo scenario più probabile resta quello di una lenta erosione della maggioranza, con Junts che minaccia di bloccare i conti pubblici. Il voto sulla finanziaria, atteso nei prossimi mesi, sarà il vero banco di prova: un’eventuale bocciatura renderebbe quasi inevitabile il ricorso alle urne anticipate.
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Il Congresso spagnolo ha approvato una mozione non vincolante che invita Pedro Sánchez a sottoporsi a un voto di fiducia, mentre gli scandali di corruzione scuotono il PSOE. Il governo risponde con un atteggiamento di sfida alla 'non ci muoveranno', mentre il leader dell'opposizione Feijóo mostra segni di ansia. La cronaca politica si tinge di ironia e scetticismo sulle reali conseguenze.
I legislatori spagnoli hanno approvato una risoluzione non vincolante che chiede le dimissioni del primo ministro Pedro Sánchez per i casi di corruzione che coinvolgono suoi collaboratori e il partito socialista al governo. La mozione lo esorta a dimettersi o a indire elezioni anticipate. Il voto riflette la pressione politica sul governo Sánchez.
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