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Geopolitica e Politicagiovedì 25 giugno 2026

Lukashenko a Kiev: "Non trascinateci in guerra", mentre Mosca spinge per un nuovo fronte

Il presidente bielorusso ha incontrato emissari di Zelensky avvertendo che un coinvolgimento di Minsk trasformerebbe il conflitto; intanto la Russia intensifica le pressioni e l'Occidente teme provocazioni.

Al centro della scena diplomatica tra Est e Ovest, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha incontrato a Minsk rappresentanti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, lanciando un avvertimento netto: se Kiev cercasse di trascinare la Bielorussia nel conflitto, «la qualità della guerra cambierebbe all’istante, sarebbe una guerra completamente diversa». L’incontro, reso noto dallo stesso Lukashenko durante un colloquio con il governatore della regione di Mosca, è maturato in un clima di forte tensione frontaliera, dopo che Zelensky aveva intimato a Minsk di smantellare entro una settimana i ripetitori russi utilizzati per guidare i droni verso l’Ucraina. Secondo fonti ucraine, le stazioni hanno cessato di funzionare il 24 giugno, ma Kiev accusa Minsk di costruire infrastrutture militari – strade, depositi di munizioni e carburante – lungo cinque direttrici, definite «infrastrutture di aggressione».

Nell’ottica di Minsk, la posizione ufficiale resta «pacificatrice»: Lukashenko ha ribadito che la Bielorussia non vuole combattere contro «meccanizzatori, mungitrici e operai» ucraini, ma ha anche assicurato che «in qualsiasi situazione saremo accanto alla Russia». Ha invitato Kiev a «trattare in modo sostanziale, senza strepiti», descrivendo l’Ucraina come «una pedina di scambio in un grande gioco». Da Mosca, il Cremlino ha fatto sapere che Putin e Lukashenko discuteranno presto delle minacce ucraine, mentre il portavoce Peskov ha garantito la difesa della Bielorussia in caso di attacchi. Un deputato della Duma, Konstantin Zatulin, ha definito «condiscendente» l’atteggiamento russo verso il dialogo, ma ha avvertito che gesti conciliatori potrebbero essere interpretati da Kiev come debolezza.

Secondo un’inchiesta ripresa dalla stampa internazionale, la Russia starebbe intensificando le pressioni su Minsk per aprire un nuovo fronte, utilizzare il territorio bielorusso per lanciare droni e persino per operazioni contro la NATO. Fonti dell’Eliseo confermano che il presidente francese Macron ha messo in guardia Lukashenko dai rischi di un coinvolgimento, mentre da Varsavia il vicepremier polacco Sikorski ha denunciato il pericolo di «false flag» russe per giustificare un attacco a un paese dell’Alleanza. La Polonia, snodo cruciale per il 90% dei rifornimenti militari a Kiev, teme che un allargamento del conflitto possa destabilizzare l’intero fianco orientale dell’Europa, con ripercussioni dirette sulla sicurezza italiana e mediterranea, già provata dalla crisi energetica e dai flussi di profughi.

L’ambiguità di Lukashenko – tra aperture al dialogo con Kiev, la fedeltà a Mosca e i timidi segnali di distensione con l’Occidente (gli Stati Uniti hanno allentato alcune sanzioni in cambio della liberazione di prigionieri politici) – riflette la precarietà del regime di Minsk, economicamente dipendente dalla Russia ma militarmente vulnerabile. Le forniture di carburante bielorusso alla Russia sono aumentate di tredici volte nei primi cinque mesi dell’anno, segno di un’intesa energetica che lega i due Paesi. Al momento, non vi sono indicazioni di un attacco imminente dal territorio bielorusso, ma l’evacuazione forzata di dodici villaggi nella regione ucraina di Chernihiv e il rafforzamento delle infrastrutture di confine mantengono alto l’allarme. Il dossier resta aperto: mentre i ripetitori sono stati spenti, i cantieri proseguono, e il dialogo tra Minsk e Kiev, per quanto fragile, rappresenta l’unico canale diretto per scongiurare un’escalation che coinvolgerebbe l’intera architettura di sicurezza europea.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

47%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa russa e CSI
Stampa iraniana e affini/ Regime
DistaccoPragmatismo

Alexander Lukashenko ha rivelato di aver incontrato recentemente a Minsk i rappresentanti di Volodymyr Zelensky. Ha avvertito che qualsiasi tentativo di coinvolgere la Bielorussia nella guerra ne cambierebbe immediatamente la natura, trasformandola in un conflitto completamente diverso. Ha inoltre esortato Kiev a perseguire negoziati in modo strutturato.

Stampa russa e CSI/ Statale
PaternalismoScetticismo

Il presidente Lukashenko ha confermato un incontro con gli inviati di Zelensky, lanciando un duro avvertimento: trascinare la Bielorussia nella guerra ne altererebbe immediatamente la natura. Funzionari russi hanno reagito con condiscendenza, suggerendo che Zelensky cerchi attenzione e provocazione. Il leader bielorusso ha inoltre descritto l'Ucraina come una pedina in una più ampia lotta geopolitica, esprimendo fiducia che russi, bielorussi e ucraini un giorno si riuniranno.

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Lukashenko a Kiev: "Non trascinateci in guerra", mentre Mosca spinge per un nuovo fronte

Il presidente bielorusso ha incontrato emissari di Zelensky avvertendo che un coinvolgimento di Minsk trasformerebbe il conflitto; intanto la Russia intensifica le pressioni e l'Occidente teme provocazioni.

Al centro della scena diplomatica tra Est e Ovest, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha incontrato a Minsk rappresentanti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, lanciando un avvertimento netto: se Kiev cercasse di trascinare la Bielorussia nel conflitto, «la qualità della guerra cambierebbe all’istante, sarebbe una guerra completamente diversa». L’incontro, reso noto dallo stesso Lukashenko durante un colloquio con il governatore della regione di Mosca, è maturato in un clima di forte tensione frontaliera, dopo che Zelensky aveva intimato a Minsk di smantellare entro una settimana i ripetitori russi utilizzati per guidare i droni verso l’Ucraina. Secondo fonti ucraine, le stazioni hanno cessato di funzionare il 24 giugno, ma Kiev accusa Minsk di costruire infrastrutture militari – strade, depositi di munizioni e carburante – lungo cinque direttrici, definite «infrastrutture di aggressione».

Nell’ottica di Minsk, la posizione ufficiale resta «pacificatrice»: Lukashenko ha ribadito che la Bielorussia non vuole combattere contro «meccanizzatori, mungitrici e operai» ucraini, ma ha anche assicurato che «in qualsiasi situazione saremo accanto alla Russia». Ha invitato Kiev a «trattare in modo sostanziale, senza strepiti», descrivendo l’Ucraina come «una pedina di scambio in un grande gioco». Da Mosca, il Cremlino ha fatto sapere che Putin e Lukashenko discuteranno presto delle minacce ucraine, mentre il portavoce Peskov ha garantito la difesa della Bielorussia in caso di attacchi. Un deputato della Duma, Konstantin Zatulin, ha definito «condiscendente» l’atteggiamento russo verso il dialogo, ma ha avvertito che gesti conciliatori potrebbero essere interpretati da Kiev come debolezza.

Secondo un’inchiesta ripresa dalla stampa internazionale, la Russia starebbe intensificando le pressioni su Minsk per aprire un nuovo fronte, utilizzare il territorio bielorusso per lanciare droni e persino per operazioni contro la NATO. Fonti dell’Eliseo confermano che il presidente francese Macron ha messo in guardia Lukashenko dai rischi di un coinvolgimento, mentre da Varsavia il vicepremier polacco Sikorski ha denunciato il pericolo di «false flag» russe per giustificare un attacco a un paese dell’Alleanza. La Polonia, snodo cruciale per il 90% dei rifornimenti militari a Kiev, teme che un allargamento del conflitto possa destabilizzare l’intero fianco orientale dell’Europa, con ripercussioni dirette sulla sicurezza italiana e mediterranea, già provata dalla crisi energetica e dai flussi di profughi.

L’ambiguità di Lukashenko – tra aperture al dialogo con Kiev, la fedeltà a Mosca e i timidi segnali di distensione con l’Occidente (gli Stati Uniti hanno allentato alcune sanzioni in cambio della liberazione di prigionieri politici) – riflette la precarietà del regime di Minsk, economicamente dipendente dalla Russia ma militarmente vulnerabile. Le forniture di carburante bielorusso alla Russia sono aumentate di tredici volte nei primi cinque mesi dell’anno, segno di un’intesa energetica che lega i due Paesi. Al momento, non vi sono indicazioni di un attacco imminente dal territorio bielorusso, ma l’evacuazione forzata di dodici villaggi nella regione ucraina di Chernihiv e il rafforzamento delle infrastrutture di confine mantengono alto l’allarme. Il dossier resta aperto: mentre i ripetitori sono stati spenti, i cantieri proseguono, e il dialogo tra Minsk e Kiev, per quanto fragile, rappresenta l’unico canale diretto per scongiurare un’escalation che coinvolgerebbe l’intera architettura di sicurezza europea.

Divergenza delle fonti

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47%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole63%
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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa russa e CSI
Stampa iraniana e affini/ Regime
DistaccoPragmatismo

Alexander Lukashenko ha rivelato di aver incontrato recentemente a Minsk i rappresentanti di Volodymyr Zelensky. Ha avvertito che qualsiasi tentativo di coinvolgere la Bielorussia nella guerra ne cambierebbe immediatamente la natura, trasformandola in un conflitto completamente diverso. Ha inoltre esortato Kiev a perseguire negoziati in modo strutturato.

Stampa russa e CSI/ Statale
PaternalismoScetticismo

Il presidente Lukashenko ha confermato un incontro con gli inviati di Zelensky, lanciando un duro avvertimento: trascinare la Bielorussia nella guerra ne altererebbe immediatamente la natura. Funzionari russi hanno reagito con condiscendenza, suggerendo che Zelensky cerchi attenzione e provocazione. Il leader bielorusso ha inoltre descritto l'Ucraina come una pedina in una più ampia lotta geopolitica, esprimendo fiducia che russi, bielorussi e ucraini un giorno si riuniranno.

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