
Vertice di Manama: l’asse USA-Golfo condiziona il disgelo con l’Iran e blinda Hormuz
La dichiarazione congiunta subordina commercio e investimenti a Teheran al rispetto dell’intesa nucleare e alla fine delle attività destabilizzanti, mentre si profila un nuovo assetto per Libano e Gaza.
La riunione ministeriale tra i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e gli Stati Uniti, tenutasi a Manama sotto la presidenza congiunta del segretario di Stato Marco Rubio e del ministro degli Esteri bahreinita, ha prodotto una dichiarazione che fissa condizioni precise per il prosieguo del dialogo con l’Iran. L’intesa firmata il 17 giugno tra Washington e Teheran viene accolta con favore, ma i ministri precisano che ogni commercio e investimento con la Repubblica Islamica resta «condizionato e revocabile», subordinato al rispetto del memorandum, alla conclusione di un accordo definitivo e alla cessazione di quelle che il comunicato definisce «attività destabilizzanti». Secondo fonti diplomatiche del Golfo, si tratta di un messaggio unitario che lega la normalizzazione economica non solo al dossier nucleare, ma anche al programma missilistico e al sostegno ai gruppi armati regionali.
Al centro della dichiarazione c’è la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. I ministri hanno respinto qualsiasi imposizione di pedaggi, tasse o tentativi di controllo sul passaggio, ribadendo il diritto di transito incondizionato garantito dal diritto internazionale. Hanno inoltre salutato il piano dell’Oman e dell’Organizzazione marittima internazionale per evacuare oltre undicimila marittimi bloccati nell’area. La presa di posizione arriva mentre fonti iraniane ventilano un nuovo regime di transito e, secondo la stampa internazionale, Teheran studia un progetto per imporre tariffe sui passaggi. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la libera circolazione a Hormuz è un interesse vitale: una quota rilevante del gas naturale liquefatto e del petrolio destinati al continente transita da quello stretto. Analisti a Bruxelles avvertono che qualsiasi restrizione o nuovo onere finanziario si ripercuoterebbe direttamente sui mercati energetici europei, indebolendo il già fragile spazio diplomatico dell’UE con Teheran.
Oltre al capitolo iraniano, il vertice di Manama delinea un ordine regionale fondato sulla sovranità statuale e sul disarmo dei gruppi armati non statali. Sul Libano, i ministri hanno appoggiato i negoziati bilaterali tra Israele e Beirut facilitati dagli Stati Uniti, ma hanno insistito sul fatto che la piena sovranità libanese non potrà realizzarsi finché gruppi come Hezbollah manterranno capacità militari al di fuori del controllo dello Stato. La dichiarazione chiede il disarmo completo di tutte queste formazioni e il ripristino del monopolio statale della forza, con sostegno alle Forze Armate libanesi, in linea con la missione UNIFIL a cui l’Italia partecipa. Quanto a Gaza, il comunicato appoggia il piano del presidente Trump e la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza, chiedendo il disarmo dei gruppi armati e il trasferimento dell’amministrazione a un comitato tecnocratico palestinese indipendente. Viene ribadito che nessuno sarà costretto a lasciare la Striscia e che chi vorrà andarsene avrà piena libertà di ritorno. Sulla Siria, i ministri si sono impegnati a sostenere il nuovo governo nella lotta al terrorismo e nel favorire il ritorno volontario dei rifugiati, un dossier che incide direttamente sui flussi migratori verso l’Europa.
La riunione ha anche condannato gli attacchi dei gruppi filo-iraniani in Iraq contro i paesi del Golfo e ha esortato Baghdad a confinare le armi sotto il controllo statale, proteggendo le missioni diplomatiche. Il richiamo al rispetto della sovranità del Kuwait e della risoluzione ONU 833 sui confini marittimi conferma la volontà delle monarchie del Golfo di risolvere le controversie territoriali in un quadro multilaterale. Dal punto di vista europeo, la dichiarazione di Manama segnala un irrigidimento dell’asse Washington-Golfo che potrebbe complicare i tentativi dell’UE di mantenere un approccio equilibrato verso l’Iran. Il prossimo passaggio concreto sarà la prosecuzione dei negoziati con Teheran, con l’accento posto dai ministri sulla necessità di preservare slancio e unità. Il dossier entra ora nella fase di attuazione del memorandum, mentre la comunità internazionale attende la risposta iraniana sul nodo Hormuz e sulla postura regionale.
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I paesi del Golfo e gli Stati Uniti hanno ribadito la loro alleanza strategica, accogliendo con favore l'intesa tra Washington e Teheran ma subordinando qualsiasi commercio con l'Iran a garanzie di sicurezza globali. La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e l'impedimento a un'arma nucleare iraniana restano condizioni irrinunciabili. L'incontro di Manama ha sottolineato il ruolo della mediazione di Qatar e Pakistan e la necessità di proseguire i negoziati per una pace duratura.
Gli Stati Uniti e il Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno dichiarato che una pace duratura in Medio Oriente esige il confronto con tutte le minacce del regime iraniano: missili balistici, droni e sostegno ai gruppi proxy. Il comunicato di Manama subordina qualsiasi intesa con Teheran alla fine delle attività ostili e insiste sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla libertà di navigazione.
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