
Siria, l’Onu denuncia lo stallo del parlamento e il fallimento del piano per Sweida
A otto mesi dalle elezioni il legislativo di transizione non è ancora operativo, mentre la road map per la provincia drusa resta inattuata tra violenze e accuse incrociate.
Nel corso di un’informativa al Consiglio di Sicurezza, il vice inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Claudio Cordone, ha delineato un quadro di paralisi su due fronti cruciali della transizione post-Assad: la mancata costituzione del parlamento e lo stallo del processo di reintegrazione nella provincia meridionale di Sweida. A più di otto mesi dalle elezioni presidenziali, il Consiglio del popolo non è ancora stato completato perché il presidente Ahmed al-Sharaa non ha nominato il terzo dei membri di sua competenza, un ritardo che, secondo fonti diplomatiche a New York, sta generando ansia crescente nella società siriana. Parallelamente, la road map per misure di fiducia e reinserimento lanciata nel settembre 2025 dopo gli scontri settari del luglio precedente – costati la vita a oltre 1.700 persone, in maggioranza civili drusi – non ha registrato alcun progresso concreto.
Dal punto di vista di Damasco, la responsabilità dello stallo in Sweida ricade sui gruppi armati drusi che, secondo il governatore Mustafa al-Bakour, ostacolano il ripristino delle istituzioni statali e la ricostruzione della fiducia, mentre il governo centrale continua a finanziare stipendi, sanità e istruzione. I leader drusi, che non parlano con una voce unitaria, ribattono di dover proteggere la propria comunità dopo le violenze subite e accusano Damasco di aver eroso la fiducia con la propria condotta durante gli scontri. In questo contesto, appelli secessionisti da parte di alcune frange druse minacciano, secondo l’Onu, l’unità e l’integrità territoriale siriana. Sul fronte meridionale, l’inviato ha denunciato il persistere di attività militari israeliane in violazione dell’accordo di disimpegno del 1974, con incursioni quasi quotidiane, posti di blocco temporanei e arresti di civili nella zona cuscinetto.
Le implicazioni di questo doppio stallo sono tangibili. L’assenza di un’assemblea legislativa funzionante impedisce la discussione di nuove leggi e la rappresentanza delle diverse componenti sociali, a partire dalle donne. A Sweida, il vuoto di sicurezza si traduce in sequestri, contro-sequestri e rivalità tra fazioni, mentre 13.500 studenti non hanno potuto sostenere gli esami nazionali per il secondo anno consecutivo. L’Onu segnala inoltre che quasi seimila persone legate al precedente regime sono detenute in attesa di processo, a testimonianza delle complesse sfide della giustizia di transizione. I bisogni umanitari restano elevati e, sebbene si registrino segnali di ripresa economica, le condizioni per un ritorno sostenibile degli sfollati variano sensibilmente da una regione all’altra.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la fragilità del processo siriano ha ricadute dirette sulla pressione migratoria e sulla sicurezza del Mediterraneo allargato. Secondo analisti di Bruxelles, il mancato avanzamento politico e le tensioni irrisolte nel sud rischiano di alimentare nuove ondate di profughi. Il rappresentante permanente siriano all’Onu ha accusato Israele di essere l’ostacolo principale alla stabilità, pur ribadendo la disponibilità di Damasco a intese di sicurezza. Le Nazioni Unite hanno rinnovato l’appello al rispetto della sovranità siriana e alla liberazione dei detenuti illegalmente. Il Consiglio di Sicurezza continuerà a monitorare il dossier, ma al momento non si profilano passi avanti immediati.
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Le Nazioni Unite lanciano l'allarme sul ritardo nella formazione del parlamento di transizione siriano, definendolo una necessità urgente in una fase già segnata da continue violazioni israeliane. Il piano di reintegrazione della provincia a maggioranza drusa di Sweida è in stallo, mentre un'inchiesta ONU ha accertato oltre 1.700 vittime e possibili crimini di guerra. La stabilizzazione della Siria richiede di affrontare tanto le divisioni interne quanto le ingerenze esterne.
Le Nazioni Unite hanno riferito che il piano di pace per la regione drusa di Sweida in Siria non ha fatto progressi, con tensioni settarie ancora latenti a quasi un anno dalla violenza mortale. Un'inchiesta ONU ha accertato oltre 1.700 vittime e possibili crimini di guerra da parte di forze governative, combattenti tribali e gruppi armati drusi. L'instabilità persistente nel cuore druso solleva preoccupazioni per la sicurezza regionale, dati i legami transfrontalieri della comunità.
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