
Scontri navali e esercitazioni: la tensione nel Pacifico si allarga a Taiwan mentre Washington ribadisce l’alleanza con Manila
Rubio condanna le azioni cinesi come “inquietanti”, Pechino rivendica la legittimità degli allontanamenti e avvia manovre a fuoco vivo nello Stretto, mentre prosegue il dialogo commerciale con gli Stati Uniti.
Una serie di incidenti navali tra Cina e Filippine nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale ha innalzato la tensione in coincidenza con il vertice dei ministri degli Esteri dell’ASEAN a Manila. La guardia costiera cinese ha utilizzato cannoni ad acqua contro un’imbarcazione governativa filippina nei pressi del banco di Scarborough, mentre pochi giorni prima un marinaio di Manila era rimasto ferito da un bastone durante un confronto al Second Thomas Shoal. Pechino ha rivendicato la legittimità delle operazioni di allontanamento, definite “standard, professionali e legali”, e ha accusato le imbarcazioni filippine di aver ignorato ripetuti avvertimenti entrando in acque sotto giurisdizione cinese.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio, presente al vertice, ha definito “inquietanti” le azioni di Pechino e ha ribadito che Washington “non abbandonerà i suoi alleati”, richiamando il trattato di mutua difesa con Manila. Il Dipartimento di Stato ha bollato le mosse cinesi come “pericolose e provocatorie”. Le Filippine, da parte loro, hanno denunciato manovre spericolate e hanno sottolineato che l’accordo provvisorio raggiunto nel 2024 per le missioni di rifornimento al relitto del BRP Sierra Madre – incagliato dal 1999 sul Second Thomas Shoal per consolidare le rivendicazioni territoriali – non implica alcun riconoscimento di giurisdizione straniera né richiede autorizzazioni a Pechino.
Nell’ottica di Pechino, le operazioni rientrano nella normale attività di pattugliamento di aree rivendicate sulla base di una linea di demarcazione che copre la quasi totalità del Mar Cinese Meridionale, nonostante una sentenza arbitrale del 2016 abbia stabilito l’assenza di basi legali per tali pretese – decisione che la Cina respinge. La tensione si inserisce in un quadro di competizione strategica in cui gli Stati Uniti, secondo fonti diplomatiche asiatiche, cercano di rafforzare la propria rete di alleanze nell’Indo-Pacifico, mentre la Cina consolida la propria presenza marittima con operazioni regolari. Parallelamente, la Cina ha avviato due giorni di esercitazioni con fuoco reale nello Stretto di Taiwan, limitando il traffico civile al largo del Fujian: Taipei ha condannato le manovre come “provocazioni militari”, e Washington ha espresso preoccupazione per l’impiego di navi della guardia costiera in acque a est dell’isola, ritenuto contrario alla stabilità regionale.
In questo clima, Rubio e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi hanno comunque tenuto un incontro bilaterale definito “pragmatico e costruttivo”, incentrato sulla preparazione della visita del presidente Trump a Pechino a settembre e sull’implementazione del nuovo consiglio per il commercio, che sta raccogliendo pareri industriali su possibili riduzioni tariffarie reciproche. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, l’instabilità in una via d’acqua da cui transita circa un terzo del commercio marittimo globale rappresenta un fattore di rischio per le catene di approvvigionamento. I membri dell’ASEAN proseguono intanto i negoziati per un codice di condotta con la Cina, mentre gli Stati Uniti mantengono la revisione delle vendite di armi a Taiwan, bilanciando le necessità della propria base industriale con gli impegni di difesa. Il dossier resta aperto, con il vertice Trump-Xi indicato come possibile momento di chiarificazione.
| Stampa sud-est asiatica | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Le Filippine denunciano l'aggressione cinese e chiedono il rispetto del diritto internazionale, con il sostegno degli Stati Uniti.
Enfatizzando la sproporzione di forza e citando la sentenza arbitrale internazionale, si costruisce un quadro di vittima innocente di fronte a un aggressore potente.
Viene omessa la versione cinese secondo cui le navi filippine hanno ignorato ripetuti avvertimenti e sono entrate in acque sotto giurisdizione cinese, così come l'incidente al Second Thomas Shoal con un marinaio ferito.
La Cina respinge le accuse e afferma di aver agito legalmente per proteggere la propria sovranità, presentando l'incidente come una normale operazione di polizia.
Ripetendo la formula 'acque sotto giurisdizione cinese' e sottolineando che gli avvertimenti sono stati ignorati, si normalizza l'uso della forza come legittima azione di polizia.
Viene omessa la sentenza arbitrale internazionale che dichiara le rivendicazioni cinesi prive di base legale, e il fatto che il cannone ad acqua abbia colpito un marinaio filippino causando ferite.
L'Europa osserva con preoccupazione gli incidenti e sottolinea l'importanza del dialogo, notando che la diplomazia non è riuscita a prevenire gli scontri.
Inquadrando la storia attorno al canale diplomatico e ai tempi degli incidenti, si implica che entrambe le parti condividono la responsabilità per il fallimento dei colloqui, evitando accuse dirette.
Vengono omessi i dettagli specifici dell'attacco con cannoni ad acqua e il coinvolgimento degli Stati Uniti, concentrandosi invece sul processo diplomatico astratto.
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