
Iraq tra Washington e Teheran: la visita di al-Zaidi mette alla prova gli equilibri regionali
La missione a Teheran, a pochi giorni dal vertice con Trump, evidenzia la complessa partita diplomatica di Baghdad tra cooperazione energetica, pressioni sulle milizie e instabilità regionale.
Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi è giunto giovedì a Teheran alla guida di una delegazione ministeriale, accolto con una cerimonia ufficiale al palazzo Saadabad. La visita, che segue di due settimane l’incontro alla Casa Bianca con il presidente Donald Trump, si concentra sulla cooperazione nel settore del gas, sugli scambi commerciali e sulla sicurezza regionale. Secondo fonti governative irachene, il dossier energetico è prioritario per garantire le forniture all’Iraq, mentre Teheran insiste sulla necessità di accelerare l’attuazione degli accordi bilaterali e di attivare i meccanismi di cooperazione politica, economica e di transito.
Nell’ottica di Teheran, il rapporto con Baghdad affonda in legami storici, culturali e religiosi che vanno oltre la semplice vicinanza geografica. Il presidente Masoud Pezeshkian, ricevendo le credenziali del nuovo ambasciatore iracheno Yasser Abdul-Zahra Al-Hajjaj, ha descritto le relazioni come strategiche e fondate su una sorte comune, evocando la grande partecipazione popolare in Iraq ai funerali della Guida suprema Ali Khamenei come prova di un capitale sociale condiviso. Al contempo, Pezeshkian ha criticato la chiusura del Centro islamico di Amburgo e le sanzioni bancarie imposte da Berlino, segnalando come la ricostruzione della fiducia con l’Europa passi per un ripensamento dell’approccio occidentale. Baghdad, da parte sua, ribadisce che la questione del disarmo delle fazioni armate resta una materia strettamente interna, non negoziabile in capitali straniere, e punta a sfruttare la propria posizione per attrarre investimenti e stabilizzare il paese.
La missione di al-Zaidi si inserisce in un quadro regionale incandescente. Gli Stati Uniti, che hanno avviato undici giorni di attacchi contro l’Iran, considerano l’Iraq un fronte cruciale e sperano che il giovane premier, un banchiere estraneo alla vecchia classe politica, possa contenere le milizie filo-iraniane e favorire una nuova fase di cooperazione economica, anche attraverso l’export di petrolio iracheno via Siria. Tuttavia, gli attacchi con droni e missili attribuiti a Teheran contro la regione curda del nord, che hanno causato vittime tra gli oppositori iraniani e la sospensione delle attività di compagnie energetiche come Dana Gas e Gulf Keystone, mostrano la fragilità del controllo statale iracheno e la profondità dell’influenza iraniana. In questo contesto, il ritiro delle truppe americane previsto per settembre accresce l’urgenza di un riassetto degli equilibri interni.
La diplomazia iraniana, mentre consolida l’asse con Baghdad, moltiplica i segnali di apertura su altri fronti: dal rafforzamento della cooperazione con il Pakistan, sollecitato durante l’accreditamento del nuovo ambasciatore a Teheran, al ringraziamento allo Sri Lanka per il rimpatrio delle salme dei caduti in un attacco statunitense a una nave iraniana, fino al tentativo di riannodare il dialogo con la Germania attraverso un approccio graduale di costruzione della fiducia. Secondo analisti europei, queste mosse rispondono alla necessità di Teheran di rompere l’isolamento internazionale e di diversificare i propri canali diplomatici ed economici. Per l’Italia e l’Europa, la partita irachena resta un osservatorio privilegiato sulle dinamiche di sicurezza energetica e sulla capacità dell’Occidente di mantenere un ruolo in una regione dove la competizione tra potenze si fa sempre più aspra. I prossimi passi concreti includono l’implementazione degli accordi firmati da al-Zaidi a Washington e la verifica degli impegni sulla cooperazione gasiera con l’Iran, mentre si attende la ripresa delle attività delle compagnie energetiche nel Kurdistan iracheno.
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L'Iran riafferma la fratellanza indissolubile con l'Iraq e si propone come guida regionale.
Utilizza un linguaggio di legami storici e culturali per naturalizzare l'influenza iraniana, presentando la cooperazione come inevitabile e benefica.
Tace sulla visita di al-Zaidi a Washington e sulle pressioni statunitensi per ridurre la dipendenza irachena dall'Iran.
Israele osserva con preoccupazione il tentativo iracheno di bilanciare Washington e Teheran, sottolineando la minaccia delle milizie filo-iraniane.
Costruisce la narrazione attorno al dilemma iracheno tra due poli, enfatizzando le aspettative statunitensi e i rischi di un rafforzamento iraniano.
Non menziona la cooperazione energetica e i legami storici tra Iran e Iraq, né le dichiarazioni di fratellanza.
Il mondo arabo-leventino registra la visita come un normale evento diplomatico, sottolineando gli interessi energetici comuni.
Adotta un registro descrittivo e tecnico, evitando giudizi politici, per presentare la visita come routine.
Non approfondisce le implicazioni strategiche del bilanciamento tra Washington e Teheran, né le critiche alle milizie.
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