
Buffett congela le donazioni alla Fondazione Gates: attesa per l’indagine sui legami con Epstein
L’investitore attende l’esito della revisione indipendente sui rapporti tra la fondazione e Jeffrey Epstein, mentre una nuova generazione di filantropi spinge per donazioni più rapide e sistemiche.
Per la prima volta in vent’anni Warren Buffett non ha effettuato la consueta donazione di metà anno alla Fondazione Gates. L’investitore, secondo fonti vicine al suo entourage, ha deciso di attendere i risultati dell’indagine indipendente affidata allo studio legale WilmerHale, che sta esaminando i legami storici tra l’organizzazione filantropica e il finanziere Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere nel 2019 dopo essere stato accusato di traffico sessuale di minori. La revisione, avviata a marzo su impulso dell’amministratore delegato Mark Suzman, dovrebbe concludersi entro l’estate. Buffett, che dal 2006 ha trasferito alla fondazione circa 48 miliardi di dollari in azioni Berkshire Hathaway, non ha più parlato con Bill Gates dalla diffusione dei file del Dipartimento di Giustizia statunitense sul caso Epstein, che hanno documentato i contatti tra il fondatore di Microsoft e il finanziere.
La sospensione del flusso annuale – lo scorso giugno Buffett aveva donato 6 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata – non tocca gli altri impegni filantropici dell’investitore, comprese le fondazioni gestite dai tre figli. La Fondazione Gates ha dichiarato che un numero limitato di dipendenti ebbe interazioni con Epstein per esplorare possibili finanziamenti alla salute globale, senza che alcuna collaborazione si concretizzasse. L’attesa di Buffett si inserisce in un contesto di crescente scrutinio sulle fondazioni private negli Stati Uniti, alimentato dalla pubblicazione dei documenti Epstein e dalle udienze al Congresso, dove lo stesso Gates ha testimoniato a giugno esprimendo rammarico per la frequentazione con Epstein ma negando di essere stato a conoscenza dei suoi crimini.
La vicenda assume rilievo anche alla luce di una trasformazione più ampia della filantropia globale. Katherine Lorenz, responsabile del gruppo Next Gen del Giving Pledge, ha osservato come i figli e i nipoti delle grandi fortune stiano spingendo per una distribuzione più rapida dei patrimoni e per un approccio che privilegi l’impact investing, l’advocacy e l’attacco alle cause sistemiche dei problemi sociali, piuttosto che le tradizionali erogazioni liberali. MacKenzie Scott, ex moglie di Jeff Bezos, viene indicata come modello di questa “filantropia fiduciaria”: dal 2020 ha donato oltre 26 miliardi di dollari con contributi non vincolati, lasciando alle organizzazioni beneficiarie la libertà di decidere come utilizzare i fondi. Secondo il Milken Institute, entro il 2048 le generazioni Millennial e X erediteranno circa 124 trilioni di dollari, una massa di capitale che potrebbe ridisegnare le priorità del settore, con una crescente attenzione a clima, giustizia razziale ed equità di genere.
Per l’Europa e l’Italia, dove la filantropia familiare segue spesso modelli consolidati, il doppio movimento – la pausa di Buffett e la spinta dei giovani eredi – segnala un possibile punto di svolta. La conclusione dell’indagine WilmerHale, attesa nei prossimi mesi, e la successiva decisione di Buffett, che potrebbe essere annunciata nella tradizionale lettera agli azionisti del Giorno del Ringraziamento, rappresentano i prossimi appuntamenti per capire se il più importante donatore della Fondazione Gates manterrà il suo impegno o se il baricentro della filantropia internazionale si sposterà verso nuovi strumenti e nuovi attori.
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Il rinvio della donazione di Buffett alla Gates Foundation si inserisce in un più ampio trasferimento di ricchezza generazionale, dove i giovani eredi mostrano scarso attaccamento ai consulenti tradizionali e spingono per una filantropia più orientata all'impatto. L'attesa dei risultati dell'indagine sui legami con Epstein riflette una crescente richiesta di responsabilità e trasparenza.
La pausa di Buffett rompe una tradizione ventennale e si allinea a un cambiamento generazionale nella filantropia, con i figli dei miliardari che privilegiano investimenti a impatto e advocacy rispetto alle donazioni classiche. L'indagine sui legami con Epstein aggiunge urgenza a questa ridefinizione delle priorità.
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