
Bruxelles raccomanda la revoca dei fondi Ue alla Biennale per il padiglione russo
La Commissione europea ha chiesto all’agenzia Eacea di sospendere il contributo di due milioni di euro, mentre in Italia si allarga la frattura politica tra chi difende l’autonomia culturale e chi invoca il rispetto delle sanzioni.
La Commissione europea ha formalizzato la raccomandazione all’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura (Eacea) di revocare il finanziamento di due milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia per il triennio 2025-2028. L’annuncio, diffuso via social dalla vicepresidente Henna Virkkunen, motiva la scelta con l’incompatibilità tra i valori democratici che i fondi Ue devono promuovere e la riapertura del padiglione russo ai Giardini, chiuso dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. La Biennale, che ha appreso la notizia dalla piattaforma X e non dalle autorità tecniche, rivendica di aver agito «in stretta osservanza» delle leggi e attende una nota formale prima di far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti, precisando che i programmi in corso sono solo marginalmente cofinanziati dal contributo in questione.
La raccomandazione – non vincolante ma sostenuta da un parere già favorevole dell’Eacea – è l’ultimo atto di una procedura avviata in aprile, dopo che il presidente Pietrangelo Buttafuoco aveva autorizzato la partecipazione russa. Secondo Bruxelles, l’apertura del padiglione, di proprietà statale, potrebbe configurare una violazione del divieto di fornire servizi allo Stato russo previsto dal regime sanzionatorio. Ventidue Paesi membri, con l’esclusione dell’Italia, avevano sottoscritto una lettera di protesta; il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva inviato ispettori e disertato l’inaugurazione. La Biennale, da parte sua, ha risposto a tre successive richieste di chiarimenti, ma le spiegazioni non sono state ritenute sufficienti dalla Commissione.
La vicenda ha innescato in Italia una spaccatura politica che attraversa in modo inedito gli schieramenti. La Lega, con il sottosegretario Lucia Borgonzoni e il presidente del Consiglio regionale veneto Luca Zaia, denuncia un «ricatto economico» e una «sentenza prettamente politica» che minaccia l’autonomia di una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo; sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che parla di «intimidazione» contro la Biennale. Di segno opposto le reazioni di Azione e del Partito Democratico: Carlo Calenda e la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno giudicano la decisione «giusta», mentre la deputata Irene Manzi addebita il taglio ai «tentennamenti» del governo. Il governo, per ora, non ha rilasciato commenti ufficiali, ma Zaia ha sollecitato una «controffensiva istituzionale».
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha espresso «gratitudine» alla Biennale per essersi mostrata libera dalla «mentalità chiusa» che domina in Europa, lamentando al contempo i tentativi di «annullare la cultura russa». La dimensione simbolica dello scontro si sovrappone così a quella finanziaria: i due milioni di euro rappresentano una quota marginale del bilancio della Fondazione, ma il braccio di ferro tocca il nodo irrisolto del rapporto tra sanzioni, diplomazia culturale e libertà artistica. L’edizione 2026 della Biennale Arte, intanto, registra un incremento di visitatori del 20% rispetto al 2024, segno che il pubblico non ha disertato la manifestazione. Il dossier resta aperto: l’Eacea dovrà ora recepire o meno la raccomandazione, mentre la Biennale si prepara a un eventuale contenzioso legale.
| Stampa russa e CSI | +0.70 | aligned |
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| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
La Russia ringrazia la Biennale e la contrappone a un'Europa 'chiusa' che impone conformismo politico.
Il Cremlino proietta la propria narrativa di libertà culturale sulla Biennale, presentando la decisione dell'UE come un atto di ristrettezza mentale e celebrando la disobbedienza della Biennale come vittoria della cultura aperta.
Il blocco russo omette le ragioni ufficiali dell'UE per il taglio dei fondi, basate sulla violazione dei valori democratici da parte della Russia e sulla guerra in Ucraina.
I politici italiani e la Biennale si oppongono alla decisione di Bruxelles, presentandola come un eccesso che mina l'autonomia culturale e la diplomazia.
Sottolineando la sorpresa della Biennale e l'indignazione dei politici locali, il blocco crea una narrazione di una burocrazia UE distante che impone la sua volontà a un'istituzione culturale amata, facendo appello alla sovranità e all'orgoglio locale.
Il blocco europeo continentale spesso minimizza la giustificazione esplicita dell'UE secondo cui il finanziamento è condizionato al rispetto dei valori democratici, che la Russia ha violato.
L'UE difende la sua decisione universalizzando i valori democratici come condizione non negoziabile per il finanziamento culturale.
Il blocco presenta la giustificazione dell'UE come una questione di principio, inquadrando il taglio dei fondi come un necessario rafforzamento delle norme democratiche universali piuttosto che una punizione politica.
Il blocco arabo omette le reazioni politiche italiane interne e la sorpresa della Biennale stessa per la decisione, concentrandosi esclusivamente sulla dichiarazione ufficiale dell'UE.
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