
L’escalation nel Golfo: terza notte di raid americani, Teheran rivendica il controllo dello Stretto
Washington annuncia la conclusione di una nuova ondata di attacchi contro siti militari iraniani, mentre Trump minaccia ulteriori colpi e l’Iran richiama gli accordi con l’Oman per la sicurezza della via d’acqua.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha reso noto di aver completato, nella notte tra lunedì e martedì, una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi militari in Iran, la terza consecutiva. L’operazione, durata cinque ore, ha colpito – secondo il comunicato ufficiale – sistemi di difesa costiera, postazioni missilistiche, infrastrutture per droni e capacità navali nelle aree di Bushehr, Chabahar, Jask, Konarak, Abu Musa e Bandar Abbas. L’obiettivo dichiarato da Washington è «indebolire la capacità di Teheran di minacciare le navi commerciali» nello Stretto di Hormuz, dove già nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno annunciato il ripristino di un blocco navale sui porti iraniani e ventilato l’imposizione di una tariffa del 20 per cento per i servizi di protezione del traffico mercantile.
Da Teheran, il comando militare congiunto iraniano ha respinto ogni ipotesi di un ruolo statunitense nella gestione futura dello Stretto, richiamando il testo dell’intesa di Islamabad che affida all’Iran e all’Oman la responsabilità di garantire la sicurezza della navigazione. I media statali iraniani definiscono «aggressione» le operazioni americane e qualificano il CENTCOM come «organizzazione terroristica». Il presidente Donald Trump, in un’intervista rilasciata poche ore prima dei raid, ha descritto la leadership iraniana come «inaffidabile» e ha avvertito che gli Stati Uniti «colpiranno con forza stasera e domani sera», aggiungendo che se Teheran dovesse dotarsi di un’arma nucleare «la userebbe lo stesso giorno».
La nuova escalation si inserisce in un quadro già teso, dopo la ripresa dei negoziati bilaterali della scorsa settimana, e assume un rilievo immediato per l’economia europea. Lo Stretto di Hormuz è il crocevia di circa un quinto del traffico mondiale di petrolio e di una quota crescente di gas naturale liquefatto. Analisti del settore energetico con base a Bruxelles segnalano che un’interruzione prolungata o anche solo un aumento strutturale dei premi di rischio sui noli si tradurrebbe in un rincaro delle materie prime, con effetti diretti sui prezzi di benzina e gas in Italia, Paese che dipende in misura significativa dalle importazioni che transitano per il Golfo. Fonti diplomatiche europee osservano con preoccupazione la spirale di minacce e rappresaglie, che rischia di vanificare i timidi spiragli negoziali e di allargare il conflitto a una regione già segnata da molteplici crisi.
Al momento, il CENTCOM conferma che oltre cinquantamila militari americani restano dispiegati in tutto il Medio Oriente «in stato di allerta e pronti a rispondere». Trump ha preannunciato nuovi attacchi per la notte successiva, mentre l’Iran non ha fornito dettagli su eventuali danni o vittime. Il dossier resta aperto: la comunità internazionale attende segnali da entrambe le capitali, mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu non ha ancora calendarizzato una riunione dedicata alla crisi.
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
We Iranians reject the American aggression and assert our sovereign right over the Gulf. The armed forces are ready to defend the Strait of Hormuz and punish the aggressors.
The 'heroic victimization' technique turns Iran into the target of an unjust attack, while the threat of retaliation (revenge squads) reverses the power asymmetry, presenting Iran as an actor capable of inflicting costs.
Iranian outlets omit the US justification of protecting commercial shipping and the limited nature of the strikes to military targets.
We, the Atlantic coalition, act to protect freedom of navigation and deter Iran from further aggression. Our operations are targeted and proportionate.
The 'selective normalization' technique presents military actions as standard responses to a threat, omitting the broader context of tensions and international criticism.
Atlantic media omit the Iranian perspective of aggression and threats of retaliation, as well as any criticism of the legality of the strikes.
We Gulf observers record events with concern for regional stability. Freedom of navigation is crucial, but diplomacy must prevail.
The 'apparent balancing' technique presents both sides without judgment, but the choice to include operational details and the threat to navigation implicitly favors the US position.
Gulf media omit the Iranian characterization of the US as terrorists and the threats of retaliation, as well as US domestic criticism.
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