
Atene frena le sanzioni Ue sulla Russia per salvare la flotta di un magnate greco
Il divieto di trasportare Gnl russo verso paesi terzi metterebbe a rischio la Dynagas di Georgios Prokopiou, bloccando l’intero pacchetto e costringendo Bruxelles a una proroga d’emergenza del price cap.
La Grecia ha bloccato l’adozione del ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia, opponendosi al divieto di trasporto di gas naturale liquefatto (Gnl) russo verso paesi terzi. Secondo fonti diplomatiche europee, il rappresentante permanente di Atene ha dichiarato ai partner che la misura «distruggerebbe» la compagnia di navigazione Dynagas, controllata dall’armatore Georgios Prokopiou, il cui patrimonio familiare è stimato in 4,7 miliardi di dollari. La flotta di Dynagas, che comprende un terzo delle metaniere rompighiaccio classe Arc7 costruite per operare nell’Artico al servizio dell’impianto Yamal Lng, ha trasportato oltre 10 milioni di tonnellate di Gnl russo dall’inizio del 2025, con 144 viaggi su 11 navi. Atene sostiene che quelle unità non potrebbero essere impiegate su altre rotte e andrebbero cedute ad acquirenti esterni al perimetro delle sanzioni occidentali.
L’impasse greca non è l’unico ostacolo. La Bulgaria ha ottenuto di escludere il patriarca ortodosso Kirill dalla lista nera, mentre la Germania ha contestato il bando all’importazione di merluzzo d’Alaska russo, ingrediente diffuso nell’alimentazione per l’infanzia. Parallelamente, Francia, Italia e la stessa Grecia hanno spinto per attenuare il divieto di visti Schengen per i militari russi, limitandolo ai visti di breve durata e a chi ha preso parte diretta ai combattimenti in Ucraina. Il pacchetto include anche sanzioni contro banche, operatori di criptovalute e aziende della difesa, oltre a un meccanismo per ridurre ulteriormente il tetto al prezzo del petrolio russo, attualmente fissato a 44,10 dollari al barile.
Proprio il price cap è stato al centro di una manovra d’urgenza: senza un accordo sul pacchetto, il limite sarebbe automaticamente aumentato a causa del rialzo delle quotazioni internazionali del greggio, innescato dalle tensioni in Medio Oriente. Per scongiurare un allentamento della pressione sulle entrate petrolifere di Mosca, gli ambasciatori Ue hanno approvato una proroga tecnica di una settimana del tetto vigente. Analisti di Bruxelles osservano che la vicenda mette a nudo la tensione tra gli interessi economici nazionali e la volontà geopolitica di colpire la macchina bellica russa: diversi Stati membri, ricordano i diplomatici, hanno già sacrificato rilevanti interessi commerciali per sostenere il regime sanzionatorio.
Il negoziato si inserisce in un percorso di progressivo inasprimento delle restrizioni energetiche. Dopo il divieto di trasbordo di Gnl russo nei porti europei introdotto nel 2024, Bruxelles ha programmato l’interruzione dei contratti a lungo termine entro fine 2026 e di quelli a breve dall’aprile 2026, con l’obiettivo di sostituire le forniture di Mosca con gas americano e mediorientale. L’attuale stallo, tuttavia, rischia di diluire ulteriormente il pacchetto: secondo fonti vicine al dossier, per raggiungere l’unanimità richiesta, la Commissione potrebbe essere costretta a stralciare le misure più incisive, compreso il bando al Gnl. I capi delle diplomazie Ue puntano a chiudere l’intesa entro il 23 luglio, ma permangono divergenze anche sulla durata del congelamento del price cap e sulle restrizioni a Raiffeisen Bank International, il cui destino in Russia resta un nodo irrisolto.
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
La Grecia antepone gli interessi di un singolo miliardario alla solidarietà europea, dimostrando l'ipocrisia dell'UE.
Il meccanismo è la personificazione dello stato greco come servo degli interessi privati, rendendo la decisione inaccettabile.
Il blocco russo omette la giustificazione dell'UE secondo cui le sanzioni sono necessarie per ridurre le entrate energetiche russe.
La Grecia protegge legittimamente un settore economico chiave, e l'UE deve considerare gli impatti concreti.
Il meccanismo è la normalizzazione: presentare la decisione greca come una normale difesa degli interessi nazionali, senza giudizio morale.
Il blocco europeo continentale omette l'aspetto personale del miliardario e le critiche all'egoismo greco, presentando la decisione come puramente economica.
L'UE prosegue con determinazione le sue sanzioni, trovando compromessi tecnici per mantenere la pressione.
Il meccanismo è la focalizzazione selettiva: ignorare l'ostacolo greco per concentrarsi sul progresso del pacchetto sanzioni.
Il blocco africano subsahariano omette completamente il blocco greco delle sanzioni, concentrandosi solo sul tetto al prezzo del petrolio.
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