
Pegasus, un ex agente svela il sistema di spionaggio marocchino sui leader europei
La testimonianza di ‘Safir’ e nuovi documenti confermano l’uso del software israeliano contro ministri francesi e spagnoli, mentre Parigi valutava l’acquisto dello stesso strumento.
Una nuova inchiesta del consorzio Forbidden Stories, condotta con il supporto tecnico del Security Lab di Amnesty International e la partecipazione di quattordici testate tra cui Le Monde, El Confidencial e il Guardian, ricostruisce l’architettura dello spionaggio informatico attribuito ai servizi di sicurezza marocchini. Al centro vi è la testimonianza di un ex agente della Direction Générale de la Surveillance du Territoire (DGST), identificato con lo pseudonimo ‘Safir’, secondo cui il Marocco avrebbe iniziato a utilizzare il software Pegasus della israeliana NSO Group a partire dal 2017, dopo una dimostrazione tecnica in una villa di Rabat. Il whistleblower descrive lo strumento come «l’arma dei mostri», riservata a obiettivi di alto profilo dopo aver esaurito metodi meno costosi, e afferma che la licenza sarebbe stata un dono degli Emirati Arabi Uniti, distribuito a servizi alleati «come un abbonamento Netflix».
Secondo i documenti analizzati dal consorzio, tra i bersagli figurano diversi membri del governo francese in carica in quegli anni, tra cui Florence Parly, Jean-Michel Blanquer e l’attuale primo ministro Sébastien Lecornu, il cui telefono sarebbe stato compromesso già nel luglio 2019. Le analisi forensi dell’Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information (ANSSI) avrebbero rilevato marcatori tecnici compatibili con operazioni già attribuite a interessi marocchini. Una nota della Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) del novembre 2022, citata nell’inchiesta, indica che Marocco ed Emirati Arabi Uniti utilizzano prodotti NSO almeno dal 2017. Sul versante spagnolo, rapporti riservati del Centro Nacional de Inteligencia (CNI) collocano l’attività di sorveglianza nel quadro della crisi diplomatica del maggio 2021, quando l’ingresso irregolare di migliaia di persone a Ceuta sarebbe stato orchestrato per fare pressione su Madrid affinché riconoscesse la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale; il telefono del presidente Pedro Sánchez sarebbe stato infettato in quei giorni, con l’estrazione di oltre due gigabyte di dati.
Parallelamente, l’inchiesta rivela che tra il 2019 e il 2020 la Francia stessa aveva valutato l’acquisto di Pegasus per esigenze di antiterrorismo e lotta al narcotraffico, con discussioni che avrebbero raggiunto uno stadio avanzato e un importo stimato tra i sessanta e gli ottanta milioni di euro. Il progetto sarebbe stato abbandonato alla fine del 2020 per un arbitraggio dell’Eliseo, che secondo fonti citate dal consorzio avrebbe invocato ragioni di sovranità tecnologica e rischio reputazionale. La coincidenza temporale tra la valutazione d’acquisto e il presunto spionaggio subito da ministri francesi aggiunge un elemento di tensione alle relazioni bilaterali, proprio mentre il primo ministro Lecornu è in visita ufficiale in Marocco per consolidare il riavvicinamento tra Parigi e Rabat.
Sul piano giudiziario, l’inchiesta francese aperta nel 2021 resta in corso, ma i magistrati si scontrano con l’assenza di cooperazione delle autorità marocchine e israeliane. Il Marocco ha sempre respinto ogni accusa, definendo le rivelazioni prive di prove e vedendosi respingere dalla giustizia francese, in via definitiva nel 2024, le querele per diffamazione presentate contro diversi organi di stampa. Gli elementi tecnici raccolti sono considerati indizi significativi, ma non consentono ancora un’attribuzione formale sul piano processuale. Il nuovo materiale emerso, compreso un documento interno di NSO Group in cui il cliente ‘Morgan’ sarebbe identificabile con il Marocco, alimenta il dossier senza tuttavia modificare, al momento, lo stallo investigativo.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.90 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
La Francia esplora l'acquisto di Pegasus ma lo rifiuta per sovranità tecnologica, mentre il Marocco nega le accuse di spionaggio.
Il bilanciamento tra l'ammissione di interesse francese e le accuse marocchine crea una narrazione di reciproca ambiguità, attenuando la condanna diretta.
Non menziona il ruolo di Israele come produttore né le vittime specifiche tra giornalisti e attivisti.
L'ex agente marocchino descrive le operazioni di sorveglianza di massa, confermando il coinvolgimento del regno.
L'uso di una fonte interna credibile conferisce autorevolezza e dettaglio operativo, rendendo l'accusa difficile da smentire.
Non discute la possibilità che anche altri paesi abbiano usato Pegasus, né il ruolo di Francia o Israele.
Il Marocco, attraverso i suoi capi dei servizi, ha orchestrato uno spionaggio sistematico contro oppositori e alleati.
Nominare specificamente i vertici della sicurezza marocchina personalizza la colpa, trasformando un'istituzione in un bersaglio morale.
Non menziona che anche la Francia ha valutato l'acquisto di Pegasus, né il contesto geopolitico delle relazioni franco-marocchine.
L'inchiesta internazionale documenta con prove forensi e testimonianze le operazioni di spionaggio marocchine.
L'enfasi su prove tecniche e testimonianze crea un quadro giudiziario che legittima le accuse come fatti accertati.
Non approfondisce le motivazioni politiche dietro lo spionaggio né le reazioni diplomatiche in corso.
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