
Petrolio a 85 dollari: il blocco navale Usa all’Iran e il pedaggio sullo Stretto di Hormuz scuotono i mercati
L’annuncio di Trump di ripristinare il blocco e imporre una tassa del 20% sui transiti fa balzare il Brent ai massimi da un mese, riaccendendo i timori di inflazione globale.
Il prezzo del petrolio Brent ha superato la soglia degli 85 dollari al barile, toccando i massimi da quattro settimane, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro l’Iran e l’intenzione di imporre un pedaggio del 20% su tutte le merci in transito attraverso lo Stretto di Hormuz. La decisione, comunicata nella serata di lunedì 13 luglio, ha innescato un’impennata delle quotazioni: nella sola seduta di lunedì il Brent era salito del 9,6%, il maggior rialzo giornaliero dal maggio 2020, per poi guadagnare un ulteriore 2% nelle contrattazioni asiatiche di martedì, portandosi a 84,98 dollari. Il WTI americano ha seguito un percorso analogo, superando i 79 dollari. La mossa della Casa Bianca arriva dopo un fine settimana di intensi scontri militari: nella notte tra lunedì e martedì, il Comando centrale americano ha condotto per la terza notte consecutiva attacchi aerei contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha rivendicato il lancio di missili da crociera contro due petroliere degli Emirati Arabi Uniti in acque omanite, con un morto e otto feriti.
Secondo fonti dell’amministrazione americana, il blocco – che scatterà alle 16:00 ora di New York di martedì 14 luglio e riguarderà tutti i porti e le aree costiere iraniane – risponde alla necessità di impedire all’Iran di continuare a esportare petrolio e di minacciare la libertà di navigazione. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti, in quanto “guardiani dello Stretto”, devono essere rimborsati per la protezione offerta ai Paesi della regione, citando Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Bahrein e Kuwait. Da Teheran, i Guardiani della rivoluzione hanno denunciato la mossa come una violazione del diritto internazionale e hanno annunciato di aver colpito obiettivi militari americani in Kuwait e Bahrain con droni e missili. Fonti vicine al governo iraniano descrivono il controllo dello Stretto come una leva geopolitica irrinunciabile. Sul piano giuridico, esperti di diritto marittimo internazionale consultati da organi di stampa brasiliani e mediorientali osservano che l’imposizione unilaterale di un pedaggio per il semplice transito in un passaggio internazionale non trova fondamento nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e rischia di creare un precedente pericoloso, evocato da Pechino in relazione allo Stretto di Taiwan.
L’escalation ha immediatamente contagiato i mercati finanziari globali. A Wall Street, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,8%, mentre il Nasdaq ha perso l’1,6%, appesantito dai timori che il caro-energia alimenti l’inflazione e costringa la Federal Reserve a mantenere una politica monetaria restrittiva. In Europa, il prezzo del gas naturale ha registrato un rialzo del 3,3%, toccando i massimi da oltre tre mesi, in un contesto di rinnovata competizione con l’Asia per i carichi di GNL. Per l’Italia, che importa la quasi totalità del proprio fabbisogno energetico, gli analisti di Bruxelles segnalano un impatto diretto sui costi di produzione e sui prezzi al consumo, proprio mentre la Banca centrale europea monitora con attenzione le dinamiche salariali e l’inflazione di fondo. A San Paolo, la Borsa ha chiuso in calo dell’1,2% nonostante il rialzo dei titoli petroliferi, e il real si è deprezzato fino a 5,13 contro il dollaro, in un clima di avversione al rischio che ha penalizzato le valute emergenti.
L’attuale crisi segna il fallimento della tregua raggiunta il 17 giugno, quando Washington e Teheran avevano firmato un memorandum d’intesa per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto. In quelle settimane, l’Iran era riuscito a esportare almeno 57 milioni di barili di greggio, e la produzione degli Emirati era balzata a 3,8 milioni di barili al giorno, secondo dati OPEC. Ora, i dati di tracciamento navale indicano che il numero di petroliere in transito nello Stretto è sceso al minimo da due mesi, con molte unità che spengono i transponder per sfuggire ai rilevamenti. L’Agenzia internazionale per l’energia aveva avvertito che la riapertura del corridoio aveva riportato la produzione globale a 4,1 milioni di barili al giorno in più a giugno, ma ancora 9,4 milioni sotto i livelli prebellici. Con il blocco imminente e gli attacchi in corso, gli operatori restano in attesa di verificare se i flussi fisici di greggio subiranno interruzioni significative: è questo, secondo gli analisti del Golfo, il vero spartiacque tra un ulteriore shock dei prezzi e un graduale riassorbimento del premio di rischio.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'India piange i suoi cittadini uccisi e chiede conto della violenza in corso.
Personalizzazione del conflitto attraverso il racconto delle vittime indiane, che trasforma una crisi geopolitica in una tragedia nazionale.
Non riporta la posizione iraniana né le motivazioni dietro gli attacchi, né l'annuncio della chiusura dello Stretto.
Il consumatore latinoamericano teme l'aumento del prezzo della benzina e guarda con scetticismo alle misure di Trump.
Riduzione di un conflitto geopolitico complesso a un impatto diretto sul portafoglio, usando il 'pedaggio' come simbolo di un costo imposto.
Omette le vittime umane del conflitto, concentrandosi solo sulle conseguenze economiche.
Il Golfo teme una crisi di approvvigionamento e chiede stabilità regionale.
Enfatizzazione della minaccia sistemica attraverso lo scenario dello shock petrolifero, che legittima la preoccupazione regionale come interesse globale.
Non menziona le vittime civili né le motivazioni iraniane, concentrandosi sulla stabilità dei flussi energetici.
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