
Cina, epurato l’ex capo dello Xinjiang Ma Xingrui: è il terzo membro del Politburo caduto in disgrazia
Accusato di corruzione, scambi di favori sessuali e abuso di potere, l’ex segretario del Partito nella regione musulmana viene espulso e deferito all’autorità giudiziaria.
Il Partito Comunista Cinese ha espulso dalle proprie fila e rimosso da ogni incarico pubblico Ma Xingrui, ex segretario del Partito per la regione dello Xinjiang e fino a pochi mesi fa membro del Politburo, l’organo che dirige di fatto il Paese. L’annuncio, diffuso martedì dall’agenzia ufficiale Xinhua, fa di Ma il terzo componente dell’attuale Ufficio Politico a cadere in disgrazia dall’inizio della legislatura nel 2022, dopo i generali He Weidong e Zhang Youxia, entrambi ex vicepresidenti della Commissione Militare Centrale. La Commissione centrale per l’ispezione disciplinare ha accertato che Ma «ha perso i propri ideali e convinzioni», ha tradito i principi del Partito e ha «gravemente violato la disciplina politica», accettando regali, denaro e beni immobili, favorendo parenti nell’acquisto di case a prezzi inferiori a quelli di mercato e intrattenendo «transazioni di potere in cambio di sesso e denaro in cambio di sesso».
Secondo la ricostruzione ufficiale di Pechino, l’ex dirigente avrebbe inoltre condizionato nomine e promozioni, permesso a familiari di sfruttare la propria influenza per ottenere vantaggi economici e accettato illegalmente «somme enormi di denaro e oggetti di valore». Il caso, definito «particolarmente grave», sarà ora trasmesso alla Procura per il riesame e il probabile rinvio a giudizio, mentre i proventi illeciti verranno confiscati. Ma, 66 anni, ingegnere aerospaziale di formazione, aveva guidato la China Aerospace Science and Technology Corporation e diretto il programma spaziale umano cinese, compresa la missione lunare Chang’e-3, prima di essere nominato governatore del Guangdong e poi, nel 2021, capo del Partito nello Xinjiang, dove è rimasto fino al 2025.
La sua rimozione si inserisce in una vasta campagna anticorruzione che dal 2012 ha colpito centinaia di migliaia di funzionari e che, secondo analisti russi, costituisce uno strumento di consolidamento del potere di Xi Jinping in vista di un possibile prolungamento della sua leadership. Negli ultimi due anni almeno 24 membri del Comitato Centrale sono stati espulsi o posti sotto inchiesta, mentre nel solo 2025 i tribunali cinesi hanno esaminato 36.000 procedimenti per corruzione, con un incremento del 22,4% rispetto all’anno precedente. La stampa europea sottolinea come l’epurazione stia colpendo in modo mirato i settori strategici della difesa e dell’aerospazio: diversi ex subordinati di Ma nella corporazione aerospaziale e nell’amministrazione statale per la scienza e l’industria della difesa sono stati a loro volta indagati o destituiti negli ultimi mesi.
La parabola di Ma assume contorni particolari anche per il ruolo da lui ricoperto nello Xinjiang, regione a maggioranza musulmana sottoposta a una severa campagna di sicurezza che organizzazioni per i diritti umani e un rapporto dell’Alto Commissariato ONU del 2022 hanno associato a possibili crimini contro l’umanità. Sebbene le accuse che hanno portato alla sua espulsione siano esclusivamente di natura corruttiva, la sua permanenza ai vertici della regione in una fase di forte tensione internazionale aggiunge un elemento di complessità alla vicenda. Per l’Italia e l’Europa, la rimozione di un dirigente con un profilo tecnico-scientifico così elevato solleva interrogativi sulla stabilità della governance del programma spaziale cinese, proprio mentre la cooperazione bilaterale in ambito spaziale, anche con l’Agenzia Spaziale Italiana, sta conoscendo una fase di espansione. Il processo a Ma Xingrui è atteso nei prossimi mesi e si concluderà, secondo la prassi consolidata del sistema giudiziario cinese, con una condanna pressoché certa.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
La Cina viene accusata di tollerare la corruzione morale al vertice.
Si isola un singolo caso e lo si trasforma in una storia di degenerazione personale, evitando di collegarlo alla campagna anticorruzione di Xi Jinping.
Manca il contesto della campagna anticorruzione di Xi, che potrebbe presentare l'espulsione come un segno di efficacia.
Il Partito Comunista Cinese agisce secondo le proprie regole per mantenere la disciplina.
Si adotta il linguaggio ufficiale cinese, presentando l'espulsione come una procedura interna e non come uno scandalo.
Vengono omesse le accuse specifiche di scambi sessuali, che avrebbero reso la vicenda più scandalosa.
La Cina è un sistema che periodicamente epura i suoi vertici per mantenere il controllo.
Si colloca l'episodio in una serie di epurazioni, suggerendo un pattern sistemico piuttosto che un caso isolato.
Viene omessa la prospettiva ufficiale cinese che giustifica l'azione come lotta alla corruzione, preferendo una lettura critica.
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