
L’intelligenza artificiale affama il mercato degli smartphone: -11% nel trimestre
La corsa ai data center sta prosciugando la fornitura di semiconduttori, facendo impennare i costi e contraendo le vendite di telefoni a livello globale.
Nel secondo trimestre del 2026 le spedizioni globali di smartphone sono crollate dell’11% rispetto all’anno precedente, il minimo dal 2013 per un secondo trimestre. La causa non è un calo della domanda, ma la carenza di chip di memoria DRAM e NAND, assorbiti dai data center per l’IA. Samsung ha riconquistato la leadership con il 24% di quota, davanti ad Apple (20%), ma il vantaggio è frutto del crollo a doppia cifra dei produttori cinesi Xiaomi, Oppo e Vivo, più esposti sulle fasce medie e basse. I prezzi dei componenti sono aumentati fino al 400% in due anni (stime JPMorgan), spingendo i marchi ad alzare i listini o a tagliare la produzione.
All’origine c’è una valanga di investimenti. Meta ha portato a oltre 50 miliardi il costo del suo data center Hyperion in Louisiana, un campus da 5 GW, il doppio della stima iniziale. Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta prevedono di investire 725 miliardi in infrastrutture IA nel 2026, +77%. Sei big tech, tra cui Nvidia e Oracle, hanno emesso 244 miliardi di debito nel primo semestre, più del doppio del 2025. Ma secondo Wall Street la corsa mostra crepe: a luglio Meta ha anche annunciato l’intenzione di vendere capacità di calcolo “in eccesso”, alimentando il sospetto di un eccesso di offerta.
I rincari sono già arrivati ai consumatori: Apple ha alzato i prezzi di laptop e iPad del 15-25%, Microsoft ha ritoccato la Xbox, Dell e HP i portatili. E l’energia: per Hyperion serviranno dieci centrali a gas, per oltre 7 GW. La Fed teme che l’inflazione core salga di mezzo punto entro fine anno, complicando il taglio dei tassi. In Europa, del tutto dipendente dai chip asiatici, i rincari si propagano alla filiera elettronica, mentre i governi provano ad attrarre fabbriche con i Chips Act.
Resta il dubbio se l’enorme capacità installata troverà un utilizzo proporzionato. La vendita di computazione in eccesso, come quella ipotizzata da Meta, può essere letta come flessibilità strategica o come sintomo di un eccesso di offerta. Con le nuove generazioni di chip che si susseguono rapidamente, l’hardware inattivo rischia di svalutarsi in fretta. Il prossimo banco di prova sarà il rapporto sull’inflazione statunitense di giugno, che potrebbe offrire indicazioni più precise sull’effettiva pressione dei costi dell’IA sui prezzi al dettaglio, mentre la carenza di memorie, secondo Counterpoint Research, è destinata a protrarsi fino al 2027.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
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| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
L'investimento miliardario di Meta e la contemporanea vendita di capacità in eccesso sollevano dubbi sulla sostenibilità della bolla AI.
Si evidenzia una contraddizione tra l'espansione e la vendita di capacità per suggerire che il mercato potrebbe essere sovraccostruito, senza affermarlo esplicitamente.
L'impatto diretto sui prezzi dei dispositivi di consumo e il calo delle spedizioni globali di smartphone non vengono affrontati.
L'aumento dei prezzi di elettronica ed elettricità a causa degli investimenti AI è presentato come un peso insostenibile per i consumatori e un fattore inflazionistico.
Si utilizza un tono allarmistico e dati concreti (calo vendite, aumento costi) per creare un senso di urgenza e vittimizzazione del consumatore.
La necessità strategica dell'infrastruttura AI per l'innovazione futura e le prospettive positive per aziende come Meta non vengono coperte.
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