
Stretta di Washington su Cuba tra sanzioni, turismo in crisi e il progetto «Isla Trump»
Mentre gli Stati Uniti colpiscono il ministero del Turismo e altre nove entità statali, prende forma un’iniziativa immobiliare legata al nome dell’ex presidente per allentare le tensioni.
Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato nuove sanzioni contro dieci entità cubane, tra cui il ministero del Turismo, la Corporación Antillana Exportadora e gruppi paramilitari come le Milizie di Truppe Territoriali. La misura, adottata sotto la direzione del segretario Marco Rubio, congela beni e interessi finanziari sotto giurisdizione statunitense e si estende a qualsiasi società controllata per almeno il 50% dai soggetti designati. Secondo Washington, le entità colpite finanziano l’apparato repressivo del governo cubano e ne sostengono le attività che minacciano la sicurezza nazionale americana. L’impatto immediato ricade sul già fragile settore turistico dell’isola, che nei primi cinque mesi del 2026 ha registrato un crollo del 58% degli arrivi rispetto all’anno precedente, con appena 360mila visitatori e un tasso di occupazione alberghiera inferiore al 13% nel primo trimestre.
L’Avana ha reagito con durezza: il presidente Miguel Díaz-Canel ha denunciato un «piano di disegno genocida» e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha parlato di «proposito criminale e genocida» degli Stati Uniti, accusandoli di voler strangolare l’economia cubana. In parallelo, il presidente Donald Trump ha avvertito che Washington sta indagando sulla possibile presenza di droni iraniani a Cuba e che «se li hanno, ce ne occuperemo». L’ambasciatore statunitense all’ONU, Mike Waltz, ha inoltre evocato la presenza sull’isola di basi di intelligence russe e cinesi, alimentando un clima di tensione che fonti caraibiche descrivono come il più acuto dalla Guerra Fredda.
In questo scenario si inserisce un’iniziativa fuori dagli schemi: un gruppo con sede ad Abu Dhabi, il Bin Haidar Group, avrebbe proposto di realizzare a Cayo Santa María un resort di lusso a marchio Trump, con il beneplacito di Raúl Guillermo Rodríguez, nipote di Raúl Castro e membro della squadra negoziale cubana con Washington. Secondo media locali, l’operazione sarebbe pensata come gesto simbolico di distensione, facendo leva sugli interessi immobiliari dell’ex presidente. L’amministrazione statunitense, tuttavia, precisa che non risultano negoziati diretti né accordi formali, mentre il Dipartimento di Stato ha definito le recenti riforme economiche annunciate da Díaz-Canel «segnali di fumo modesti e superficiali».
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il deterioramento del quadro cubano comporta rischi per gli operatori turistici e per le imprese con interessi nell’isola, già esposte all’extraterritorialità delle sanzioni americane. Bruxelles ha storicamente avversato l’embargo, ma la presenza di capitali europei nel settore alberghiero e dei servizi rende concreto il pericolo di contenziosi e perdite. Il dossier resta aperto: mentre Washington continua a usare «tutti gli strumenti a sua disposizione» per spingere a riforme politiche ed economiche, L’Avana cerca investimenti alternativi nel Golfo, e il progetto «Isla Trump» rimane al momento un’ipotesi senza seguito ufficiale, in attesa di sviluppi che potrebbero dipendere tanto dall’evoluzione del confronto militare e diplomatico quanto dalla tenuta del regime castrista.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
Mettiamo in luce le contraddizioni: Washington inasprisce le sanzioni mentre L'Avana corteggia segretamente Trump con un resort di lusso, e Trump stesso alza la posta minacciando droni iraniani. La posizione è quella di un osservatore critico, scettico sia verso l'aggressività statunitense che verso la doppiezza cubana.
Accostando le sanzioni ufficiali al progetto 'Isla Trump' e alla minaccia dei droni, il blocco costruisce una narrazione di crisi a più livelli in cui le mosse di sopravvivenza di Cuba appaiono ciniche e la pressione statunitense è incessante.
Il blocco omette l'impatto umanitario delle sanzioni sui cubani comuni e qualsiasi giustificazione del governo cubano per le sue azioni.
Riveliamo la proposta indecente: Cuba cerca di corrompere Trump con un resort per scongiurare l'invasione. La posizione è quella di un osservatore europeo scandalizzato, che condanna la mossa cinica di Cuba.
Usando l'etichetta sensazionalistica 'proposta indecente' e inquadrando la proposta come un tentativo diretto di evitare la guerra, il blocco moralizza la situazione e delegittima gli sforzi diplomatici cubani.
Il blocco omette il contesto delle sanzioni statunitensi che probabilmente hanno motivato la proposta di Cuba, e qualsiasi menzione dell'escalation di pressione da parte degli USA.
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