
Blocco navale Usa all’Iran: colpito un tanker, si riaccende lo scontro sullo Stretto di Hormuz
Washington disabilita una petroliera diretta a Kharg, prima azione dopo la ripresa del blocco; Teheran denuncia la violazione della tregua e minaccia ritorsioni.
Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha reso noto di aver disabilitato la petroliera M/T Belma, battente bandiera di Curaçao, mentre era in navigazione verso l’isola iraniana di Kharg, principale terminale d’esportazione del greggio della Repubblica islamica. Secondo la ricostruzione fornita da fonti militari americane, l’unità avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti e tentato di violare il blocco navale reimposto da Washington il 14 luglio; un velivolo statunitense ha quindi colpito il fumaiolo della nave con missili Hellfire, immobilizzandola senza affondarla. È il primo mercantile messo fuori uso da quando l’amministrazione Trump ha riattivato le restrizioni al traffico marittimo da e per i porti iraniani, dopo il collasso della fragile tregua bilaterale.
La mossa si inserisce in una spirale di escalation che, nell’ottica di Washington, mira a impedire a Teheran di utilizzare i proventi petroliferi per finanziare operazioni militari e a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, dove le forze iraniane sono accusate di interferire con il traffico commerciale. Da Teheran, il blocco viene denunciato come una violazione del memorandum d’intesa siglato a giugno, che aveva sospeso le ostilità e aperto una finestra di sessanta giorni per negoziati sul nucleare e sulla sicurezza regionale; fonti vicine alla leadership iraniana avvertono che la Repubblica islamica si riserva il diritto di rispondere, anche estendendo il conflitto alle infrastrutture energetiche. Analisti con sede a Bruxelles sottolineano come l’instabilità minacci direttamente la sicurezza energetica europea: circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas naturale liquefatto transita per Hormuz, e l’Italia importa dalla regione del Golfo una quota significativa del proprio fabbisogno.
Il blocco navale era stato introdotto per la prima volta in aprile, poi sospeso a metà giugno in cambio di un’intesa temporanea che aveva permesso di dirottare 142 mercantili e di disabilitarne nove. La ripresa delle operazioni di enforcement è accompagnata da nuovi raid aerei statunitensi su obiettivi militari iraniani nel sud del Paese, mentre Teheran ha risposto colpendo basi americane in Kuwait, Bahrein e Giordania. Lo Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica che separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman, resta il punto di frizione più acuto: entrambe le parti si accusano reciprocamente di mettere a repentaglio la navigazione mercantile, in un contesto in cui i colloqui per un cessate il fuoco permanente sono di fatto arenati.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il deterioramento del quadro comporta rischi immediati di volatilità sui prezzi dell’energia e possibili interruzioni delle forniture, in una fase già segnata da tensioni geopolitiche globali. Il dossier resta aperto: Centcom ha dichiarato che le forze americane resteranno in posizione per garantire il pieno rispetto del blocco, mentre da Teheran non si esclude un allargamento del conflitto. Al momento non sono calendarizzati nuovi incontri diplomatici, e gli osservatori regionali ritengono probabile un ulteriore inasprimento delle misure di pressione incrociate.
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Usando il verbo 'dakwa' (afferma) e frasi interrogative, la notizia insinua che la giustificazione statunitense possa essere debole.
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